{"id":612,"date":"2018-05-21T08:03:09","date_gmt":"2018-05-21T06:03:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/?p=612"},"modified":"2018-05-21T08:03:09","modified_gmt":"2018-05-21T06:03:09","slug":"le-mani-di-un-artista-sono-sacre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/2018\/05\/21\/le-mani-di-un-artista-sono-sacre\/","title":{"rendered":"Le mani di un artista sono sacre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/15048BEC-A571-4F65-A22A-EF0E81722C42.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-613\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/15048BEC-A571-4F65-A22A-EF0E81722C42-295x300.jpeg\" alt=\"15048BEC-A571-4F65-A22A-EF0E81722C42\" width=\"295\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/15048BEC-A571-4F65-A22A-EF0E81722C42-295x300.jpeg 295w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/nannipieri\/files\/2018\/05\/15048BEC-A571-4F65-A22A-EF0E81722C42.jpeg 1008w\" sizes=\"(max-width: 295px) 100vw, 295px\" \/><\/a>Ogni volta che passo da La Spezia, ho un posto fisso dove fermarmi. Non la cattedrale di Cristo Re, il cui costruttore, di fronte al Cristianesimo in piena crisi di vocazione e di visione, pens\u00f2 bene che, per attrarre i fedeli, non bisognasse creare una grande bellezza, ma un grande supermercato, e prova certa ne \u00e8 la sfilata di negozi nel porticato di accesso alla chiesa. Non il duomo, dunque, vado a vedere ogni volta tocco La Spezia, e neanche la neonata rivisitazione di Piazza Verdi firmata Daniel Buren, che mi ha fatto litigare due volte con Vittorio Sgarbi. Mi incammino invece per un quartiere tranquillo e borghese, senza nessun splendore monumentale evidente (La Spezia \u00e8 architettonicamente cittadina novecentesca), trovo\u00a0parcheggio in via Fiasella, salgo al terzo piano di un palazzo e proprio l\u00ec ho ci\u00f2 che cerco. La casa dell\u2019artista Roberto Braida. Mai una volta sono stato alla Spezia e ho fatto mancare la mia visita. Non perch\u00e9 mi manchino di vedere le case (in citt\u00e0 la pi\u00f9 bella villa liberty la vidi aprire ai miei occhi dall\u2019imprenditore amico Alessandro Laghezza). Ma perch\u00e9, a casa Braida, si scopre una verit\u00e0 che altrove si confonde: i colori non sono materia colorata. Se messi nelle mani di un sapiente artista, sono spesso la sottilissima e impercettibile chiave di accesso alle profondit\u00e0 del nostro animo. Ingiustificata chiave di accesso, direi: perch\u00e9 un rosso magenta, un carminio, un blu di Persia dovrebbero spalancare riflessioni e indagini dentro di me? Perch\u00e9 un giallo citrino dovrebbe farmi trasalire? Perch\u00e9 una velatura di verde giada dovrebbe prendermi nel punto d\u2019angoscia che tenevo ben riparato in me? Al terzo piano di via Fiasella mi si manifesta una verit\u00e0 che altrove si annebbia: ovvero che l\u2019arte non ti spiega il reale, ma te lo intensifica di lucidit\u00e0 e di senso. Ed \u00e8 questa improvvisa bruciante lucidit\u00e0, questa imprevista benedetta chiarificazione di senso, che mi porta ogni volta in questa casa spezzina, lodando le mani dell\u2019artista amico e le mani altissime, celestiali, di chi lo ha messo al mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ogni volta che passo da La Spezia, ho un posto fisso dove fermarmi. Non la cattedrale di Cristo Re, il cui costruttore, di fronte al Cristianesimo in piena crisi di vocazione e di visione, pens\u00f2 bene che, per attrarre i fedeli, non bisognasse creare una grande bellezza, ma un grande supermercato, e prova certa ne \u00e8 la sfilata di negozi nel porticato di accesso alla chiesa. Non il duomo, dunque, vado a vedere ogni volta tocco La Spezia, e neanche la neonata rivisitazione di Piazza Verdi firmata Daniel Buren, che mi ha fatto litigare due volte con Vittorio Sgarbi. 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