Prima chi difendeva i confini della propria patria era un eroe, non un razzista. Chi metteva al primo posto gli italiani era reputato degno di elogio, non di riprovazione. Chi garantiva la sicurezza degli altri cittadini e metteva a repentaglio la propria vita, era tributato con onorificenze, non indagato dalla magistratura. E chi delinqueva, da ladro o da clandestino, era punito e non assolto o accolto.

Purtroppo però stiamo assistendo nel nostro Paese, oltreché a una mutazione politica e culturale, anche a una trasformazione etica e antropologica, capace di capovolgere le tradizionali categorie di giusto e ingiusto, di lecito e illecito, di ciò che ci appartiene e di ciò che no. E lo dimostrerò indagando tre ambiti in cui lo Stato dovrebbe tutelare in primo luogo i propri contribuenti e cittadini e invece finisce per privilegiare tutto ciò che è “altro” e “diverso”, anche se questo viola le regole fondamentali della comunità: parlo del Fisco, della Sicurezza e della Sanità.

Quanto al primo punto l’Erario, pur mostrandosi intransigente verso famiglie e imprese in difficoltà con un’imposizione indecente e metodi di riscossione vessatori, sembra mantenere un occhio di riguardo verso chi le tasse non le paga, semplicemente perché non vuole pagarle. Alludo ad esempio ai rom che già godono di benefici statali (vedi i soldi pubblici spesi per la loro presunta integrazione) e spesso vantano patrimoni personali importanti, frutto di attività a voler usare un eufemismo non sempre lecite e trasparenti. Ma di loro, chissà come mai, l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia si dimenticano…

Allo stesso modo, quanto alla Sicurezza, se un carabiniere come è capitato la scorsa settimana a Rosarno spara a un immigrato per difendersi dalla sua aggressione, anziché omaggiarlo per aver fatto il suo dovere e aver salvato, oltre alla propria vita, anche quella dei suoi colleghi e delle altre persone presenti nella tendopoli, finiamo per iscriverlo nel registro degli indagati con il sospetto di abuso di legittima difesa; mentre sui giornali di parte (come Repubblica) si scatenano dubbi sulla ricostruzione ufficiale e si avanzano congetture sulla vera dinamica dei fatti, quasi a ipotizzare che il reo in realtà sia il carabiniere.

Ma che dire della Sanità dove come successo di recente a Sassari il direttore dell’Asl chiede ai medici di dimettere urgentemente i pazienti ricoverati per far posto ai profughi appena sbarcati. Qui assistiamo impotenti a un doppio capovolgimento: il profugo sano viene prima dell’italiano malato. E ciò fa ancora più rabbia, se si considera che i soldi per la Sanità sono pagati dagli stessi cittadini, ormai considerati un bancomat cui attingere denaro e a cui non restituire nulla, neppure in termini di servizi.

In questo scenario desolante assisti anche alle proteste di profughi (o sedicenti tali) che si lamentano del cibo loro offerto e degli alloggi in cui vengono sistemati, pur ricevendo tutto questo gratis (anche qua, paghiamo noi); e a uno Stato che, anziché indignarsi per tali manifestazioni o ignorarle, accontenta gli “ospiti”, assicurando loro cibi migliori e alberghi di lusso. Vedi poi illustri musulmani chiedere di cambiare il menu scolastico, rimuovendo la “blasfema” carne di maiale, e zelanti direttori d’istituto cedere e dire signorsì, magari sussurrando sottovoce Allahu Akbar”. E vedi infine donne musulmane continuare ad andare in giro con burqa e veli integrali, sebbene ciò sia proibito dalle leggi italiane sullasicurezza; e autorità dello Stato dai prefetti in su, fino alla presidente(ssa) della Camera ritenere che ciò sia un sintomo di integrazione e multiculturalismo, e non piuttosto la spia della nostra sottomissione e dell’umiliazione della donna nella cultura musulmana. Accettiamo tutto, facendo finta che sia normale perché frutto di una situazione temporanea, di emergenza. Ma ci dimentichiamo quello che il saggio diceva dell’Italia, il Paese in cui l’unica cosa permanente è il provvisorio.

A ciò aggiungo anche un elemento demografico. Stando agli ultimi dati Istat, nel 2015 per la prima volta dopo novant’anni il numero di residenti italiani è diminuito rispetto all’anno precedente, perdendo addirittura 142mila unità; e al contempo la popolazione straniera è aumentata di 12mila persone. Una tendenza che dimostra come l’elemento italiano proceda verso l’estinzione e si stia consumando nel nostro Paese una vera e propria sostituzione di popoli, combinato disposto dell’invasione dei migranti e della nostra sterilità ormai cronica.

Sarebbe quindi necessario è questo il mio appello accorato un moto di indignazione e di riscossa collettivo per non ritrovarci presto in minoranza, stranieri e schiavi a casa nostra. E urgerebbe un nuovo capovolgimento, che ci faccia riscoprire l’orgoglio e la bellezza dell’essere italiani, e il diritto di rivendicarlo, senza più pudore e paura. Se non lottiamo con coraggio e senza paura a beve diventeremo schiavi a casa nostra. www.ilgiornale.it

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