La matematica ed i numeri non sbagliano mai, le statistiche fotografano la realtà e ci dicono che ogni 100 furti in appartamento 97 non conoscono responsabile. L’Italia nell’era dell’immigrazione, forzata e voluta a tutti i costi, ha visto schizzare verso le stelle i dati in termini di rapine e reati contro il patrimonio. Un’indagine, condotta dall’Ipsos per Cna Istallazione e Impianti, racconta che le denunce per ruberie messe a segno nelle abitazioni sono aumentate del 94% tra il 2005 e il 2015. Però, come in ogni storia c’è un però. Nel 2014 la crescita, secondo il Viminale, si sarebbe arrestata (255.886 casi) arrivando a flettersi del 8,7% nel 2015 (233.730). Per il Cna la motivazione è una sola: “Questo calo delle denunce potrebbe essere determinato in parte anche da un senso di frustrazione dei cittadini. Solo il 2,7 per cento dei criminali viene assicurato alla giustizia”. Il Sole 24 Ore, sul finire dello scorso anno, andava a pescare un consigliere della Corte d’Appello di Roma che asseriva: “Se il ladro è scoperto e viene consentito l’arresto, in cella trascorre qualche ora, al massimo qualche giorno: il tempo di patteggiare il minimo, non più di tre o quattro mesi di reclusione, e di tornare in libertà a riprendere il proprio ‘lavoro’, dal momento che quella limitata entità di pena non viene mai espiata”. Ci rendiamo conto? Gli italiani vivono doppiamente nel terrore. Da una parte attanagliati dalla paura di essere derubati, dall’altra dall’incapacità della magistratura di assicurare i criminali alla giustizia, non per una colpa a loro ascrivibile, ma per le responsabilità, anzi l’irresponsabilità, di questa classe politica inetta che non vuole cambiare le leggi vigenti nel codice penale, rendendole più dure possibili e soprattutto meno interpretabili possibili. Le leggi devono essere ben chiare e precise. Sarebbe così facile. Se vieni beccato a rubare in una proprietà privata vai in galera per dieci anni senza sconto di pena e paghi fino all’ultimo centesimo tutti i danni che hai arrecato agli altri. Paghi lavorando, facendo dei lavori socialmente utili per la collettività di giorno e tornando in cella la sera. Espiata la pena se non sei italiano te ne torni nel tuo paese d’origine con l’obbligo, vita natural durante, di non poter più rientrare in Italia. Pena il carcere per 20 anni. Ci ritroviamo tra incudine e martello, colpiti da ogni lato, isolati nella nostra battaglia per non perdere le redini di questa nazione.

Guardate le lancette dell’orologio, mentre leggete queste righe i furti continuano e nel 2015, secondo quanto diramato dal Censis, si registrano 689 appartamenti svaligiati al giorno. Parliamo di 29 ogni ora, uno ogni due minuti. Diamo anche una carta d’identità ai delinquenti presenti sulla scena del crimine. “Nell’ultimo anno tra i denunciati a piede libero gli stranieri sono il 54,2% (8.627 persone), tra gli arrestati il 62% (4.112: +31,4% solo nell’ultimo anno), tra i detenuti il 42,3% (1.493)”, i numeri sono ancora del Censis. Visto che vi piace darmi del razzista, provate a farlo anche con il Centro Studi Investimenti Sociali che parla non per sentito dire, ma analiticamente. La questione è incontrovertibile, qualsiasi Stato che decide supinamente di accettare orde di immigrati senza porre un freno all’invasione, va incontro a tutto questo. Ad ognuno di noi può capitare di rincasare dalle vacanze e scoprire di essere stato derubato. Può succedere ad uno dei nostri cari, dei nostri amici, al nostro vicino e basta saper fare le tabelline, qualità che manca a Boldrini&Co., per rendersi conto che più stranieri ci sono e più reati vengono commessi. Per non parlare dei rom che nella maggior parte dei casi vivono di espedienti, non pagano le tasse e vogliono vivere una vita nel nostro paese da parassiti della società. Per qualcuno queste persone vanno integrate e mantenute perché sono una comunità disagiata. Va aiutata e sostenuta anche quando molti di loro entrano nelle nostre case per rubare e costringono i minorenni a mendicare? Invece le migliaia di famiglie di italiani che non hanno nemmeno più un centesimo per mangiare, ma vivono una vita basata sull’onestà e sul rispetto delle regole guai a nominarle. E dire che andrebbero sostenuti per garantirgli un’esistenza quantomeno dignitosa, ma questo per le anime belle della sinistra è intolleranza.

Le realtà più colpite? La provincia di Asti (9,2 furti in abitazione ogni mille abitanti), Pavia (7,1), Torino (7,1) e Ravenna (7,0), negli ultimi dieci anni nella sola Forlì-Cesena le case saccheggiate sono aumentate del 312,9%, a Mantova del 251,3%, a Udine del 250% e Milano segue, non molto distante, con una crescita del 229,2%. Queste cifre sono un pugno in faccia al politicamente corretto, la disoccupazione, gli ingressi incontrollati e lo sfacelo dell’Italia portano a questa chiave di lettura. Ma il Parlamento tace. Tace anche davanti alla ricerca fatta da Lorien Consulting, la quale ci dice che il 63% degli italiani tra i 30 e i 74 anni teme per i propri averi. Dov’è la percezione della sicurezza che il Ministro Angelino Alfano vorrebbe per noi? Sparita insieme alla sua incomprensibile agenda. Viviamo nel limbo e la politica si è dimentica che il popolo è sovrano, ma dai loro scranni la visione del mondo è filtrata, allucinata come negli incubi che ogni notte ci tormentano.

Matteo Salvini, nel programma Ma cos’è questa estate in onda su Radio 24, dice: “Molti i piccoli reati non li denunciano più, sapendo che in nove casi su dieci non si becca il responsabile. Quindi non sempre il numero dei reati corrisponde al numero delle violenze effettivamente perpetrate. Manca totalmente la certezza della pena, quindi andare in galera per uno dei ‘piccoli reati’ è ormai, in Italia, quasi impossibile. In alcuni paesi europei il detenuto è tenuto a lavorare per ripagare la collettività del suo enorme costo, che in questo paese supera i 200 euro al giorno. Una forma di lavoro obbligatorio e risarcitorio per la collettività, da far scontare a coloro che per qualche mese o per qualche anno stanno nelle patrie galere. Secondo me sarebbe cosa buona e giusta”. Qui ci avviciniamo ad uno dei punti focali: la certezza della pena. Certezza che non esiste e che noi rivendichiamo con forza. Il Foglio qualche mese fa riportava: “Un ladro può rimanere in cella per soli 5 mesi, quando va bene, mentre negli altri casi i colpevoli sono già lontani. Magari a bordo della vostra automobile, che viene recuperata solo nell’1,3% dei casi. (…) Stando alle statistiche, per le rapine va meglio, ma è il caso di dichiarare un successo quel 24,1 per cento di colpevoli acciuffati dalla giustizia?”, i criminali viaggiano a piede libero, ci spiano, aspettano una nostra mossa, una nostra disattenzione per poi colpirci e farci sentire ospiti nelle nostre dimore. Non sconteranno un giorno di galera, mentre l’angoscia delle famiglie italiane galoppa verso l’infinito.
In tutto questo non possiamo nemmeno parlare di legittima difesa, non sia mai, perché tra la Camera ed il Senato si passano la patata bollente ed evitano di prendere decisioni a tutela degli italiani. Il Pd e Ncd rimandano le scelte, non vogliono trovare una soluzione unanime, ma i limiti della legittima difesa devono essere estesi e diventare sacrosanti. Se mi trovo in casa dei ladri devo in ogni modo poter difendere la mia incolumità. Per questo motivo vado fiero di annoverare tra i miei amici Francesco Sicignano, un uomo che non ha esitato a sparare appena riconosciuto il pericolo. Come ho scritto sulla mia pagina Facebook qualche mese fa dopo un pranzo insieme: “Io STO con lui e con tutte le persone oneste che hanno difeso e che difenderanno se necessario con qualsiasi mezzo i propri affetti, la proprietà privata e i propri beni guadagnati con sacrificio e con il sudore della fronte”. Dobbiamo chiedere che le pene vengano inasprite, perché chi subisce questi reati vive nel panico, attanagliato dai tormenti. Ci vogliono leggi speciali per questo genere di reati e i criminali oltre a marcire in galera devono pagare anche i danni morali causati alle vittime. Ancora una volta il lavoro delle Forze dell’ordine viene infangato dalla mancanza di nerbo. Possiamo permettere che i poliziotti ed i carabinieri rischino la propria vita, per pochi spicci, senza l’esistenza della certezza della pena? Assolutamente no. www.ilgiornale.it
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