Ci sono storie che per la volgata buonista non esistono. Storie taciute, spesso cacciate sotto il tappeto di una narrativa che vuole le nostre città luoghi sicuri e lontani dal caos. Sono gli stessi che non vedono un problema nell’immigrazione. Sono gli stessi che ci raccontano di un’Italia solidale, ma solamente con l’immigrato, difficilmente con gli autoctoni. Parliamo, in questo caso, di tutti quei nostri connazionali che, letteralmente, non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando si parla di quelle che sono vere e proprie tragedie sociali si eleva un senso, innegabile, d’odio verso le istituzioni. Istituzioni colpevoli di dimenticarsi, sistematicamente, degli italiani. Basta girare per le strade dei borghi della penisola. Città svuotate, serrande abbassate, ma sopratutto quello che colpisce è il fatto che i centri abitati sono vissuti, quasi solo ed esclusivamente, dagli stranieri. E gli italiani marciscono all’ombra. Una vera piaga sociale che tutti i giorni cancella la dignità di milioni di persone. Intere famiglie costrette a recarsi ogni giorno alla porta della Caritas per un pasto. Nel 2017 sono stati, circa, due milioni gli uomini e le donne costrette a ricorrere ad associazioni solidaristiche per trovare conforto ed una mano concreta per ricevere generi alimentari o per affrontare le spese riguardanti una bolletta.

Sempre più nostri connazionali sono diventati i “nuovi poveri” (pensionati, disoccupati, famiglie con prole, padri e madri divorziati). Categorie non protette ed abbandonate ai quattro venti. Quattrocentomila bambini di età inferiore ai 15 anni a cui aggiungere duecentomila anziani over 65 e centomila persone senza fissa dimora. Dati allarmati in costante crescita. Fortunatamente contro “la povertà” emergono situazioni di solidarietà nazionale lodevoli. Associazioni e privati che dimostrano quanto la volontà di aiutare il proprio popolo non è ancora sopita. Molte organizzazioni operano nella distribuzione di generi alimentari di primaria necessità come la Caritas, la Croce Rossa Italiana e movimenti politici tra i quali CasaPound Italia che, mensilmente, raccoglie cibo da destinare agli italiani che non hanno nulla. Davanti a questa generosità dobbiamo inchinarci e dire un sentito: GRAZIE.

Ma una domanda sorge spontanea: potranno queste organizzazioni riuscire a sostenere il ritmo in, costante, aumento di nostri connazionali in degenza economica? La risposta è semplice ed è no. Vorrei lanciare una sfida, augurandomi che venga accolta dal Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che più di ogni altro ha scelto di stare in mezzo alla gente e che con molta umiltà ascolta i problemi e cerca di trovare soluzioni concrete. Una sfida di rilancio della Nazione. A Salvini chiedo, una volta per tutte, di trovare proposte concrete per uscire da questo giogo che uccide la nostra amata Patria. L’Unione Europea ci ha soggiogato regalandoci cler che non si sollevano più ed un crollo, vertiginoso, del Prodotto Interno Lordo. Bisogna tornare a costruire posti di lavoro. Bisogna tornare a credere e reinvestire in tutti i distretti industriali di questo Paese. Bisogna lasciare libero di agire il segretario della Lega. Non bisogna alimentare false speranze, ma costruire un programma concreto che sia in grado di ridare dignità a chi non riesce più a guardare l’avvenire.

Questo deve fare il Governo. Cancellando quello che la becera ed infame sinistra ha lasciato come pesante eredità in quest’ultimo quinquennio. Fino a ieri il Partito Democratico, uscito con le ossa rotte dalle ultime amministrative, guidato dai Grasso, dai Gentiloni e dai Renzi ha dedicato i suoi sforzi alla difesa dei clandestini senza mai realizzare un atto concreto nei confronti degli italiani. Adesso la pacchia è finita, il popolo tornerà sovrano e lo farà grazie al nuovo Ministro dell’Interno. Gli italiani voglio ruggire, rompere le catene della miseria e rialzare la testa. Il nostro tempo è arrivato. www.IlGiornale.it

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