Il Governo guidato dal Presidente Mario Draghi rappresenta per le nuove generazioni una grande speranza e siamo certi una concreta certezza. In questo momento storico, abbiamo un’opportunità unica per rimettere nelle mani delle nuove generazioni le redini del loro futuro per far ripartire il nostro Paese seguendo una direzione radicalmente diversa dal passato. Fin dai primi giorni dal suo insediamento, il presidente Draghi ha dimostrato concretamente di dare una svolta in positivo rispetto al passato governo, ha dimostrato di superare l’orizzonte temporale di breve termine e di molte promesse a cui non sono mai arrivati i fatti che ha caratterizzato la classe politica degli ultimi anni, e rimettere al centro l’investimento sui giovani quale settore nevralgico per la crescita del nostro paese. Giovani totalmente dimenticati da una politica irresponsabile, fatta di tatticismi, personalismi e promesse vuote di cambiamento. Una politica che ha chiuso gli occhi di fronte alle centinaia di migliaia che hanno perso anni senza lavorare né studiare o che sono dovuti emigrare alla ricerca di un lavoro dignitoso o di un sistema universitario che li valorizzasse concretamente.

Raramente l’agenda politica ha avuto come priorità la valorizzazione delle nuove generazioni. Il risultato è che i giovani si sentono sfiduciati, non credono più nella politica e nei partiti, non vedono più un futuro dignitoso e pieno di opportunità nel loro Paese, e si ritrovano senza meccanismi efficaci per influenzare e cambiare l’Italia. I giovani capaci in Italia devono cedere il posto a dei loro coetanei incapaci perché amici degli amici. La meritocrazia è un valore ormai completamente scomparso ed anche questo porta le nuove generazioni a scappare via dal nostro paese per poter trovare la loro strada ed essere valorizzati per quello che meritano all’estero.

L’Italia ha un mercato del lavoro a doppio binario, che avvantaggia i garantiti in genere i lavoratori più anziani e maschi a spese dei non garantiti, come le donne e i giovani. Mentre i cosiddetti garantiti sono meglio retribuiti e godono di una maggiore sicurezza del lavoro, i non garantiti soffrono un vita lavorativa precaria. Questo sistema è profondamente ingiusto e costituisce un ostacolo alla nostra capacità di crescere e di innovare.

Una situazione drammatica che sta influenzato in maniera incredibile le scelte di vita dei nostri giovani. Un presente di instabilità e un futuro di indigenza stanno cancellando il diritto al presente ma soprattutto al futuro di un’intera generazione e la politica purtroppo come sempre latita e non si assume le proprie responsabilità.

Secondo l’indagine condotta dal Consiglio nazionale dei giovani con il supporto di Eures, a cinque anni dal completamento degli studi, i giovani intervistati hanno lavorato in media per tre anni e mezzo. Solo il 37,2% del campione ha un lavoro stabile, mentre il 26% ha rapporti a termine, il 23,7% è disoccupato e il 13,1% è studente-lavoratore. La condizione prevalente (33,3%) è caratterizzata da una «elevata discontinuità lavorativa» (disoccupazione superiore al 40% del tempo) solo 4 su 10 hanno lavorato per almeno l’80% del tempo. La maggior parte ha una retribuzione inferiore a 10.000 euro annui (il 23,9% inferiore a 5.000 e il 35% tra 5.000 e 10.000 euro), mentre il 33,7% del campione percepisce tra 10.000 e 20.000 euro (solo nel 7,4% dei casi si superano i 20.000euro).

Non solo, lo studio mostra come la maggioranza dei giovani (54,65) ha esperienze di lavoro senza contratto, il 61,5% ha accettato un lavoro sottopagato, il 37,5% dichiara di aver ricevuto pagamenti inferiori a quelli pattuiti e il 32,5% di non essere stato pagato per il lavoro svolto. Il 13,6% dei giovani dice di aver subito nel corso della propria esperienza lavorativa molestie o vessazioni (12,8% uomini e 14,5% donne).

Da Istat a Bankitalia, passando per Eurostat e Upb, l’Italia si mostra tra i paesi più provati della pandemia. Anche con la nuova classificazione degli occupati (che non considera tale chi è assente dal lavoro da più di tre mesi) le statistiche mostrano che da febbraio 2020 a marzo 2021 si sono persi quasi 900.000 posti. Il tasso di occupazione è calato del2% (da 58,6% a 56,6%). Il numero di disoccupati (2.495.000) è rimasto stabile, mentre gli inattivi sono cresciuti di circa 650.000 (tra questi, moltissimi scoraggiati).Insomma, come tasso di disoccupazione (a livello generale, 10,1%, tra gli under 25 addirittura 33%) siamo ancora tra gli ultimi. Peggio di noi solo Spagna e Grecia. Da febbraio 2020 a marzo 2021 gli under 25 hanno perso 74.000 posti. E ci sono 76.000 disoccupati in più. Nella fascia 25-34 anni i disoccupati in più nello stesso periodo sono 238.000. Anche l’Istat evidenzia 100.000 occupati a termine in meno nell’anno, con oltre 200.000 autonomi persi.

E’ proprio difronte a questo quadro così drammatico che chiediamo come giovani italiani al Presidente Mario Draghi un vero e proprio cambio di rotta. Partendo ad esempio dal Next generation Eu, un’opportunità storica per rilanciare finalmente il nostro Paese e guardare al futuro, ma andando anche oltre: serve un cambiamento che attraversi con urgenza tutti i settori della nostra economia e società, responsabilizzando e rendendo protagoniste le nuove generazioni. Ma per un vero cambio di rotta non basteranno semplicemente delle politiche che guardino ai giovani. Non sarà sufficiente una politica responsabile, che abbandoni gli screzi, la retorica e i tatticismi a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni.

Quello che serve al nostro Paese è un cambiamento culturale, che rimetta i giovani al centro della vita lavorativa e politica, insomma, al centro dell’intera società. Solo così possiamo ridare fiducia e speranza ad un’intera generazione disillusa, che si sente privata del proprio futuro e senza la quale un futuro non ci sarà.

I nostri giovani sono anche il nostro futuro. Investire su di loro è fondamentale per guardare con ottimismo al domani. Il premier Draghi ha annunciato che «verranno investiti 6 miliardi di euro per riformare le politiche attive del mercato del lavoro. Il Piano prevede un Programma per l’occupabilità e le competenze, destinato alla formazione e alla riqualificazione di coloro che devono cambiare lavoro o che sono alla ricerca di una prima occupazione, seguendo l’esempio del Programma europeo di garanzia per i giovani». Ora rimaniamo in fiduciosa attesa, con la sicurezza che alle parole del Presidente Draghi seguiranno fatti concreti e che una buona volta per tutte la politica inizi concretamente a tutelare e difendere il presente e soprattutto il futuro dei giovani. www.IlGiornale.it

Tag: , , , , , , , , , , , ,