Ogni giorno i telegiornali raccontano gli ultimi dati relativi alla pandemia. Contagi, decessi e Terapie intensive si rincorrono su tutti i canali, tanto che molti hanno lamentato questa eccessiva copertura mediatica, specialmente in relazione ad altri paesi europei.

Un numero di cui però si parla troppo poco è quello delle vittime del tessuto produttivo italiano dovuto alla crisi causata dal Covid. Gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre mostrano come la pandemia abbia distrutto 300.000 partite Iva.

Dal febbraio 2020 a oggi, il numero di lavoratori non dipendenti è sceso a 302.000 unità (-5,8%) mentre quello dei dipendenti è calato di 89.000 unità (-0,5%). Questo significa che oggi in Italia sono attivi meno di cinque milioni di lavoratori autonomi (4.936.000) e circa 17,8 milioni di lavoratori dipendenti.

Numeri preoccupati, specialmente se teniamo conto del fatto che l’ultimo picco di aperture di partite Iva risale al marzo 2004 (6.303.000). In Italia abbiamo poi assistito a un’”emorragia” costante che ha portato nel gennaio 2021 a scendere sotto la soglia dei cinque milioni (4.925.000), assestandosi poi al numero attuale, in leggera risalita.

«Mai come in questo momento è necessario dare una risposta ad un mondo, quello autonomo, che sta vivendo una situazione particolarmente delicata» ha sottolineato la Cgia, specificando che non esistono misure miracolose, ma che è necessario fare qualcosa perché sono proprio i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti ad essere stati più penalizzati dalle recenti chiusure.

La Cgia ha tenuto a specificare che il governo non è stato completamente immobile davanti a questa crisi, ma sottolinea come le misure siano state «importanti, ma non sufficienti per arginare le difficoltà emerse in questi mesi si pandemia». È infatti importante tenere presente che, nel 2020, i consumi delle famiglie in Italia sono scesi di 130 miliardi di euro. Per questo motivo è importante ora più che mai aprire un tavolo di crisi permanente a livello nazionale e locale per dare una risposta agli autonomi più colpiti.

Sono fiducioso che il premier Draghi, insieme al Ministro Giorgetti e al Ministro Orlando, sapranno trovare la soluzione concreta per dare supporto a milioni di persone che chiedono solo di essere sostenute per continuare a lavorare e lasciarsi questo brutto periodo alle spalle. Sono sempre più convinto che lo sviluppo economico in un paese lo facciano le imprese non lo Stato. Gli imprenditori creano sviluppo, creano opportunità commerciali e occupazione. O la politica inizia seriamente a creare un clima a favore delle imprese, tra i giovani e a livello culturale, o non ne veniamo fuori. Servono nuove imprese, questo è il motore che muove l’economia aveva dichiarato il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti solo qualche settimana fa. E proprio sul monito del Ministro Giorgetti che le istituzioni tutte devono iniziare seriamente a ragionare.

Il Recovery Fund è e deve essere il giusto incentivo per portare avanti quelle riforme che da anni sono necessarie per rimettere in carreggiata il nostro Paese. Nel Pnrr quattro miliardi sono pensati per la riqualificazione dei lavoratori. È il momento di prendere decisioni importanti riguardo questo tema strategico per il presente ma sopratutto per il futuro del nostro paese e anche assumersi dei rischi per il bene dei cittadini, delle imprese e dell’Italia. www.ilGiornal.it

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