{"id":1231,"date":"2021-08-09T19:13:16","date_gmt":"2021-08-09T17:13:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/?p=1231"},"modified":"2021-08-09T19:14:36","modified_gmt":"2021-08-09T17:14:36","slug":"suicidi-nelle-forze-dellordine-una-strage-senza-fine-che-sembra-non-preoccupare-il-legislatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/2021\/08\/09\/suicidi-nelle-forze-dellordine-una-strage-senza-fine-che-sembra-non-preoccupare-il-legislatore\/","title":{"rendered":"Suicidi nelle Forze dell&#8217;Ordine: una strage senza fine che sembra non preoccupare il legislatore"},"content":{"rendered":"<p>Quello dei suicidi tra le nostre Forze dell\u2019Ordine dalla Polizia ai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza alla Penitenziaria fino alla Polizia locale \u00e8 e resta un fenomeno silenzioso che di anno in anno continua a mietere molte vittime. Gli ultimi casi risalgono a solo qualche giorno fa. Alla Marina Militare di Brindisi, un militare di soli 21 anni si \u00e8 tolto la vita sparandosi un colpo con la pistola di ordinanza a bordo del pattugliatore costiere su cui stava lavorando. A Binasco, un piccolo comune in periferia di Milano \u00e8 stato invece un carabiniere a suicidarsi, sempre sparandosi con la sua pistola di ordinanza nella stazione Carabinieri.<\/p>\n<p>Questo militare \u00e8 solo l\u2019ultima \u201cvittima\u201d di una lunga serie. Una tragedia silenziosa, come racconta il libro Il buio sotto la divisa della giornalista Sara Lucaroni. Sono tante le storie raccolte in questo volume, c\u2019\u00e8 quella di Bruno Fortunato (il poliziotto della Polfer che arrestata brigatista Nadia Lioce) quella di Fedele Conti (capitano della Guardia di Finanza durante l\u2019inchiesta sulla scalata Unipol BNL), quella di Daniela Da Col (ispettore della Municipale di Firenze) e c\u2019\u00e8 anche quella di Santino Tuzi, il brigadiere dell\u2019Arma dei Carabinieri che con la sua testimonianza ha riaperto le indagini sul \u201cdelitto di Arce\u201d, la morte di Serena Mollicone, il cui processo \u00e8 appena iniziato a Cassino.<\/p>\n<p>Morti misteriose, celate dal buio dell\u2019omert\u00e0. Tra il 2001 e il 2020 i suicidi tra le Forze dell\u2019Ordine hanno raggiunto la cifra di 891. Quasi 900 vite strappate per ragioni che troppo spesso restano sconosciute. Un dato preoccupante che diventa ancora pi\u00f9 spaventoso se lo si mette a  confronto con i suicidi della popolazione generale. Secondo i dati raccolti da Silp (Il sindacato dei lavoratori di polizia) nella classe di et\u00e0 25\/64 anni si tolgono la vita 7 persone su 100.000. Quando si parla diArma dei Carabinieri, il tasso \u00e8 15,7 su 100.000. E non \u00e8 tutto. Il tasso per la Guardia di Finanza \u00e8 di 10 su 1000.000, mentre quello della Polizia di Stato \u00e8 di 18,27 su 100.000. Ma il dato pi\u00f9 preoccupante \u00e8 quello che riguarda la Polizia Penitenziaria dove il tasso sale ad uno spaventoso 28,65 su 100.000. Numeri che devono far riflettere e spingere, chi ne ha il potere, a fare qualcosa di concreto per invertire questo trend negativo.<\/p>\n<p>Durante il Fascismo, il suicidio era oscurato per non mettere in discussione il potere del Duce. L\u2019Italia doveva essere un paese felice e ognuno doveva fare la sua parte. In un certo senso viviamo ancora di questo retaggio storico. Nell\u2019immaginario collettivo le Forze dell\u2019Ordine non possono mostrarsi deboli. Spesso ci si scorda che dietro la divisa ci sono persone in carne ed ossa, e che oggi giorno mettono a repentaglio la loro vita per proteggere il loro Paese.Se penso a quei soldati italiani, tornati in Italia dopo aver difeso per anni la libert\u00e0 in Afghanistan nel silenzio delle istituzioni, provo solo rabbia e delusione. In quel paese sono morti 55 uomini e 753 sono stati feriti e nessuno \u00e8 stato l\u00ec ad accogliere nel momento in cui sono tornati in patria. Rispettiamo o no la divisa che questi uomini indossano ogni giorno? Ma soprattutto, rispettiamo gli uomini oltre la divisa, oltre la retorica?<\/p>\n<p>Basterebbe poco, a mio avviso, per poter mettere in campo soluzioni concrete che possano realmente aiutare e sostenere psicologicamente i militari e i civili che indossano una divisa ad affrontare e risolvere i problemi che durante il loro percorso lavorativo si possono trovare a vivere e tutto questo senza arrivare a sospenderli dal servizio come purtroppo spesso accade. In alcune caserme sono stati istituiti dei centri di ascolto a disposizione di coloro che ritengano di avere qualche disagio psicologico. I legislatori per\u00f2 non si sono mai posti il problema che i cittadini in divisa possano aver paura ad aprirsi totalmente, a confidare tutte le problematiche che li affliggono perch\u00e9 temono la sospensione dal servizio attivo e la conseguente decurtazione dello stipendio. Credo sia semplice comprendere che un militare o un poliziotto, che vive onestamente del proprio lavoro e che con quello stipendio da fame che percepisce fa fatica a mantenersi e mantenere la propria famiglia, non vorrebbe di certo vedersi sospeso dal servizio e di conseguenza vedere quel suo gi\u00e0 misero stipendio ancor pi\u00f9 diminuito solo perch\u00e9 ha confidato i propri problemi e le proprie ansie a uno psicologo messo a disposizione dalle amministrazioni dove presta servizio.<br \/>\nSono diversi i fattori che possono portare al suicidio. Lo stress, la frustrazione, i problemi familiari, l\u2019esposizione e l\u2019assorbimento delle problematiche e delle contraddizioni sociali del loro ambiente; intime lacerazioni che vengono spesso risolte con l\u2019arma d\u2019ordinanza (l\u201988% dei casi) e ne sono talvolta vittime anche i familiari.<br \/>\nFin da piccolo nutro una vera e propria passione per la divisa. Provo una profonda stima e un vero e proprio sentimento d\u2019affetto verso tutte le donne e gli uomini che servono onestamente il nostro Stato, indossando con orgoglio uno dei simboli pi\u00f9 preziosi del nostro Paese: la divisa. Ho molti amici all\u2019interno delle Forze dell\u2019Ordine. Persone di qualsiasi grado, dal Carabiniere semplice al Generale, dal poliziotto al Questore, e mi trovo molto spesso a parlare con loro, a raccogliere i loro sfoghi e a congratularmi con loro per il duro lavoro che svolgono quotidianamente. I temi sui quali pi\u00f9 spesso ci troviamo a confrontarci e sui quali sopratutto i sottufficiali mi sottolineano come molto sensibili e che percepisco li tocchino psicologicamente  sono i seguente. I momenti che scandiscono la vita di ciascun militare e che incidono sulla personale realizzazione professionale e di conseguenza sul benessere personale e familiare sono quattro : i trasferimenti di sede, i giudizi annuali caratteristici, le sanzioni disciplinari e le benemerenze di servizio. \u00c8 un tema che dovrebbe farci seriamente riflettere e sopratutto far riflettere i vertici di tutte le istituzioni delle Forze dell\u2019Ordine ed il legislatore. Questi sono temi che possono destabilizzare la serenit\u00e0 psicologica di un militare sia in meglio ma sopratutto in peggio. Bisogna infatti sottolineare e rendersi conto che  in ciascuno di questi momenti la volont\u00e0 del superiore costituisce e sostituisce il principio di legalit\u00e0.<br \/>\nCio\u00e8, in ognuno di questi momenti la volont\u00e0 del superiore \u00e8 legge. \u00c8 legge in quanto, ad oggi, il sistema non \u00e8 regolamentato e si trova  in totale assenza di regole chiare e, soprattutto, uguali per tutti. \u00c8 importante dunque partire dal principio di legalit\u00e0  che non \u00e8 altro che il perimetro del potere: cio\u00e8, la legge. Un potere che non sia delimitato dalla legge \u00e8 incompatibile in uno Stato di diritto ed \u00e8 potenzialmente esposto all&#8217;arbitrio. Molte volte, infatti, le decisioni prese dai superiori su valutazioni non regolamentate ma personali provocano a un militare o a un civile che indossa una divisa uno stato di depressione, rancore e delusione e di conseguenza tutto questo porta a una destabilizzazione psicologica.<\/p>\n<p>Il fenomeno dei suicidi degli appartenenti alle forze dell\u2019Ordine \u00e8 allarmante e andrebbe urgentemente approfondito. Premetto che i cittadini prima di essere assunti nelle forze armate e di polizia vengono sottoposti ad approfondite analisi psichiche il cui superamento non \u00e8 alla portata di tutti. Questo a dimostrazione che i problemi psichici, che spesso portano all\u2019estremo gesto, non erano presenti prima dell\u2019arruolamento. Pertanto, c\u2019\u00e8 da considerare il fatto che potrebbe essere proprio l\u2019ambiente lavorativo nel quale vivono e operano a incidere negativamente sull&#8217;equilibrio psichico dei cittadini in divisa.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da sottolineare che l&#8217;Amministrazione della Difesa e dell\u2019 Interno sono  vicini in  modi se pur diversi alle esigenze del personale militare e civile, ma entrambi partono sempre dal presupposto che i motivi del disagio siano riconducibili esclusivamente a meri problemi personali e familiari. E questo \u00e8 profondamente errato.<br \/>\nUna certa corrente di pensiero sostiene, infatti, che le motivazioni alla base dei suicidi siano tutte riconducibili a fattori che possiamo definire, usando un termine improprio ma significativo, fisiologici; cio\u00e8 sarebbero riconducibili allo stress connesso al lavoro svolto (nel corso del quale si \u00e8 spesso a contatto con la sofferenza e la morte) e, soprattutto, a problemi di natura personale e familiare (una separazione, una malattia incurabile, un lutto improvviso). La disponibilit\u00e0 di un&#8217;arma da fuoco trasforma poi il disagio in tragedia.<\/p>\n<p>Tuttavia, l&#8217;incidenza di questi fattori, che \u00e8 certamente preponderante sul fenomeno dei suicidi militari, da sola non basta a spiegare tutti gli \u00abeventi suicidari\u00bb (cos\u00ec vengono ufficialmente definiti). Anche gli infermieri e, in generale, tutto il personale ospedaliero ed esempio sono a contatto quotidianamente con la sofferenza e la morte. Eppure nelle corsie degli ospedali il fenomeno suicidario non \u00e8 cos\u00ec diffuso.<\/p>\n<p>Diversi studi, condotti all\u2019estero, hanno reso evidente che \u00e8 frequente il suicidio nelle Istituzioni caratterizzate da peculiarit\u00e0 come un elevato grado di controllo sul personale, un basso grado di autonomia decisionale e un basso grado di libert\u00e0 di movimento. Istituzioni di questo tipo sono le istituzioni militari o militarizzate. Ma anche questa \u00e8 una motivazione che, da sola, non pu\u00f2 giustificare tutte queste  morti.<\/p>\n<p>Bisognerebbe istituire con urgenza una Commissione parlamentare d\u2019inchiesta che abbia libero accesso a tutti i fascicoli personali e ai fogli matricolari delle vittime di suicidi e di tutti i militari che dopo l\u2019arruolamento presentano disagi psicologici per comprendere questo fenomeno. La percezione sgradevole \u00e8 che lo Stato non protegga a sufficienza i suoi uomini addetti alla sicurezza e troppo spesso li abbandoni al proprio destino. <a href=\"http:\/\/www.IlGiornale.it\">www.IlGiornale.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quello dei suicidi tra le nostre Forze dell\u2019Ordine dalla Polizia ai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza alla Penitenziaria fino alla Polizia locale \u00e8 e resta un fenomeno silenzioso che di anno in anno continua a mietere molte vittime. Gli ultimi casi risalgono a solo qualche giorno fa. Alla Marina Militare di Brindisi, un militare di soli 21 anni si \u00e8 tolto la vita sparandosi un colpo con la pistola di ordinanza a bordo del pattugliatore costiere su cui stava lavorando. 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