{"id":1267,"date":"2021-12-27T07:43:09","date_gmt":"2021-12-27T06:43:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/?p=1267"},"modified":"2021-12-27T07:43:09","modified_gmt":"2021-12-27T06:43:09","slug":"la-politica-durante-e-dopo-la-pandemia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/2021\/12\/27\/la-politica-durante-e-dopo-la-pandemia\/","title":{"rendered":"La politica durante e dopo la pandemia"},"content":{"rendered":"<p>Si sente spesso parlare del \u201cmondo di domani\u201d. All\u2019inizio della pandemia si predicava un celere ritorno alla normalit\u00e0, ma oggi, a due anni dal primo lockdown, in molti hanno preso consapevolezza che nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Dobbiamo dunque aspettarci trasformazioni radicali, a partire dalla nostra quotidianit\u00e0 e dalle nostre abitudini. <\/p>\n<p>Non parlo certo di \u201cun mondo nuovo\u201d sia esso utopico o distopico ma di qualcosa di diverso dal \u201cmondo di ieri\u201d, quello che abbiamo conosciuto e a cui siamo abituati. La pandemia scatenata dal Covid-19 ha infatti aperto interrogativi inquietanti sull\u2019evoluzione in s\u00e9 del contagio virale, sconosciuto nelle sue origini e per il quale manca ancora una cura efficace, ma anche sugli effetti politici, economici, sociali con i quali dovremo confrontarci anche una volta terminata l\u2019emergenza sanitaria.<\/p>\n<p>La pandemia rappresenta un\u2019accelerazione della storia, destinata, come tutte le crisi storiche del passato, a produrre cambiamenti che, in molti casi, saranno da considerare il punto d\u2019arrivo di tendenze e processi che erano gi\u00e0 in atto. Questo per dire che il futuro si radica sempre nel passato e nel presente, soprattutto quando si parla della sfera politica (nazionale e internazionale) ed economica. <\/p>\n<p>La sindrome complottista cui stiamo assistendo ormai da mesi, guidata dal movimento contrario ai vaccini e al green pass, non \u00e8 che la concretizzazione di una tensione prodottasi a livello sociale e internazionale negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Come ha sapientemente spiegato Alessandro Campi, docente di Scienza politica all\u2019Universit\u00e0 di Perugia, in tempi di crisi il bisogno pressante di dare un senso a fenomeni che non si riescono a spiegare nella loro complessit\u00e0 lascia campo libero agli \u201cimprenditori del caos\u201d che, agevolati dalla forza propulsiva di strumenti tecnologici facilmente accessibili, rispondono a una necessit\u00e0 di rassicurazione attraverso l\u2019individuazione di capri espiatori.<\/p>\n<p>Una situazione che non ha fatto che aggravarsi a causa di una classe politica che non si \u00e8 dimostrata all\u2019altezza di fornire ai cittadini le giuste chiavi di lettura per gestire questo flusso continuo di \u201cfake news\u201d. I complotti si nutrono dell\u2019incertezza della gente e sta a chi riveste un ruolo di mentore, di buon padre di famiglia, fornire spiegazioni semplici e facilmente assimilabili, capaci di combattere, smontando un complottismo malsano per la democrazia diventato ormai una mentalit\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile da sradicare.<\/p>\n<p>Come ha poi sottolineato il politologo, esperto di geopolitica e politica estera italiana, Emilio Diodato, il fallimento delle istituzioni internazionali ha portato a un crollo della fiducia da parte dei cittadini. Esempi principe, secondo Diodato, sono l\u2019Oms, tacciata dagli Usa di coinvolgimento in un complotto orchestrato dalla Cina per la diffusione del virus, e l\u2019Onu, in seno al quale il tema della pandemia, quale problema di sicurezza internazionale, non \u00e8 stato neppure discusso dal Consiglio di sicurezza che non ha adottato alcuna risoluzione sul punto.<\/p>\n<p>La scarsa capacit\u00e0 operativa delle istituzioni internazionali fa   per\u00f2 da contraltare a una riacquisita centralit\u00e0 da parte dello Stato. Ci troviamo davanti a uno dei maggiori effetti politici e culturali della pandemia, destinato a perdurare nel lungo periodo. Resta altres\u00ec fondamentale che gli Stati tornino a collaborare tramite una politica internazionale per evitare, quando avverr\u00e0 la tanto attesa ripresa, che si instauri una \u201cpolitica di potenza\u201d, insostenibile nel lungo periodo, anche per una potenza come gli Usa. <\/p>\n<p>E sono proprio gli Stati Uniti d\u2019America a essere al centro di un incredibile cambiamento. \u00c8 innegabile che l\u2019America non rivesta pi\u00f9 purtroppo il ruolo di un tempo. L\u2019idea degli Usa multiculturali non ha pi\u00f9 appeal. L\u2019immagine che per anni \u00e8 stata dipinta di un paese dove tutti sono uguali \u00e8 crollata. L\u2019America \u00e8 un paese altamente diviso e polarizzato in cui i conflitti tra molteplici gruppi portatori di diverse istanze si riflettono irreparabilmente sulle istituzioni, concretizzandosi in un\u2019incapacit\u00e0 di dialogo tra le due forze politiche tradizionali che non riescono pi\u00f9 a mettersi d\u2019accordo sui valori fondamentali.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo nuovo panorama globale che la Cina si presenta come un modello alternativo vincente. Ma sar\u00e0 davvero cos\u00ec? Assolutamente no! Un Paese la cui crescita \u00e8 dovuta principalmente alla globalizzazione, nonostante la gestione magistrale della pandemia, non potr\u00e0 che trovarsi in difficolt\u00e0 nel gestire i processi di deglobalizzazione innescati dal Covid-19 e dovr\u00e0 necessariamente ricorrere a nuove strategie. Quali saranno, resta tutto da vedere. <a href=\"http:\/\/www.IlGiornale.it\">www.IlGiornale.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si sente spesso parlare del \u201cmondo di domani\u201d. All\u2019inizio della pandemia si predicava un celere ritorno alla normalit\u00e0, ma oggi, a due anni dal primo lockdown, in molti hanno preso consapevolezza che nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Dobbiamo dunque aspettarci trasformazioni radicali, a partire dalla nostra quotidianit\u00e0 e dalle nostre abitudini. Non parlo certo di \u201cun mondo nuovo\u201d sia esso utopico o distopico ma di qualcosa di diverso dal \u201cmondo di ieri\u201d, quello che abbiamo conosciuto e a cui siamo abituati. 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