{"id":227,"date":"2017-04-20T16:20:48","date_gmt":"2017-04-20T14:20:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/?p=227"},"modified":"2017-04-20T16:20:48","modified_gmt":"2017-04-20T14:20:48","slug":"vi-faccio-vedere-come-muore-un-italiano-il-nostro-paese-ha-bisogno-di-eroi-come-fabrizio-quattrocchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/2017\/04\/20\/vi-faccio-vedere-come-muore-un-italiano-il-nostro-paese-ha-bisogno-di-eroi-come-fabrizio-quattrocchi\/","title":{"rendered":"&#8220;Vi faccio vedere come muore un italiano&#8221;, il nostro paese ha bisogno di eroi come Fabrizio Quattrocchi"},"content":{"rendered":"<p>Chiedimi chi era Fabrizio Quattrocchi. Il 13 aprile del 2004, l&#8217;addetto alla sicurezza privata si trovava in Iraq e venne rapito insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio. L&#8217;Italia quel giorno trattenne il respiro. I quattro furono catturati da un sedicente gruppo denominato Falangi verdi di Maometto. Mentre gli ultimi tre vennero liberati il catanese, che da molti anni si era trasferito in Liguria, and\u00f2 incontro alla morte. Pronunciando una frase assoluta. Capace di riecheggiare nella mia mente ancora oggi. &#8220;Adesso, vi faccio vedere come muore un italiano&#8221;. Era il 14 aprile 2004. I sadici terroristi ripresero l&#8217;esecuzione. Brutale, violenta, macabra ed insensata. Ma davanti a quella parole, davanti a quella frase tutto si ferm\u00f2. Solo le pallottole squarciarono un istante lungo l&#8217;avvenire. Il 13 marzo 2006, &#8220;su proposta del Ministero dell&#8217;Interno Giuseppe Pisanu, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi confer\u00ec a Fabrizio Quattrocchi la medaglia d&#8217;oro al valor civile. &#8216;Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l&#8217;Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l&#8217;onore del suo Paese'&#8221;. Basta affidarsi a Wikipedia per immergersi nelle motivazioni, sacrosante e legittime, di un&#8217;onorificenza che dona vita eterna.<\/p>\n<p>Non tutti si sono dimenticati di questo martire. I comuni di Milano, Assisi (PG) e Castellabate (SA) gli hanno dedicato una via. Brugnato (SP) invece ha deciso di intitolargli un ponte. Addirittura Oriana Fallaci, nel volume La forza della ragione, consacr\u00f2 l&#8217;opera a Quattrocchi ed agli &#8220;italiani ammazzati dal Dio-Misericordioso-e-Iracondo&#8221;. Eppure le nostre memorie sono messe a dura prova. Pochi attimi ed il ricordo vola via, quei colpi di pistola pronti a cancellare un gesto, pronti a cancellare il sangue, pronti ad annebbiarci la vista. Occhio non vede, cuore non duole. E le nostre capacit\u00e0 di sopportazioni cardiache sono ai minimi storici. Eppure dobbiamo sfidare la realt\u00e0 ammantandoci con il mantello dei servitori dello Stato. Di chi, davanti al boia islamico, ha tentato di strapparsi la kefiah che gli foderava il volto per uscire, un&#8217;ultima volta, &#8220;a riveder le stelle&#8221;. Livio Ghisi, dirigente provinciale genovese di FdI-An, ha pubblicato una lettera in cui lancia un accorato appello: &#8220;Dimenticato dalle istituzioni e da una parte dell&#8217;Italia politica anche nella sua terra in cui viveva e lavorava non \u00e8 mai stato ben ricordato, forse per il lavoro che svolgeva o forse per le ideologie troppo patriottiche che ha onorato fino alla fatale esecuzione davanti a vigliacchi aguzzini&#8221;. La memoria non \u00e8 mai troppa, bisogna lottare affinch\u00e9 non si spenga. Per questo Ghisi ha chiesto che a Tigullio di Chiavari, Rapallo e Zoagli venga dedicata una strada a Quattrocchi.<\/p>\n<p>Dalle colonne de Il Giornale d&#8217;Italia, Francesco Storace, lancia il suo grido di rabbia: &#8220;Quanti giovani, di 14-15 anni, conoscono quel sacrificio? Quanti italiani se lo ricordano? E&#8217; un Paese che non ha memoria. Ci si commuove, per alcuni anche giustamente, se un agnellino sta sulle nostre tavole a Pasqua, e poi questo Paese fatica a ricordare Fabrizio con una scuola o una strada. Anche se tutti, noi no: Fabrizio Quattrocchi presente&#8221;. Anche se tutti, noi no. Jack London, ne Il vagabondo delle stelle, verg\u00f2 questa frase: &#8220;Se riuscire a dimenticare \u00e8 segno di sanit\u00e0 mentale, il ricordare senza posa \u00e8 ossessione e follia&#8221;. Allora ossessioniamoci, viviamo ricordando, ma senza torcicollo, senza spasmi. Con la volont\u00e0 di chi vuole tornare grande, abbracciare il destino conoscendo il proprio passato, riconoscendo gli esempi fieri di italianit\u00e0. Totem, in contrasto con la societ\u00e0 liquida di Zygmunt Bauman, capaci di non farci perdere la bussola nella tempesta pi\u00f9 sfrenata. Serve marmo contro la palude di quest&#8217;epoca, possiamo esserlo? Dobbiamo, altrimenti periremo senza lasciare alcuna traccia della nostra storia millenaria.<\/p>\n<p>La situazione di questo Paese \u00e8 raffigurata nella foto, che in questi giorni sta impazzando sulla rete, in cui viene ritratta un&#8217;autovettura dei Carabinieri schiacciata da un ponte nel cuneese. Ogni punto di riferimento scacciato, allontanato, mandato in pasto alla bont\u00e0 di un nazione che pensa solo al futuro dei rifugiati, ma quali rifugiati poi, dimenticandosi del domani degli italiani. Per questo dobbiamo ricordare Quattrocchi, per portare il suo ardore in ogni citt\u00e0. Davanti alla tasse che ci uccidono, davanti all&#8217;immigrazione illimitata, che diventer\u00e0 inesauribile in questi giorni di primavera che ci conducono all&#8217;estate, davanti alla burocrazia abbiamo il dovere di non inginocchiarci. Eroi siamo ed eroi saremo, ce lo chiede l&#8217;Italia. Come ho avuto modo di scrivere sulla mia pagina di Facebook: &#8220;Ci vorrebbero pi\u00f9 italiani con gli attributi, che iniziassero a lottare tutti insieme per la propria libert\u00e0, per la propria dignit\u00e0, per la propria Patria e sopratutto per garantire ai propri figli un presente e sopratutto un futuro da uomini liberi&#8221;. Svincoliamoci da queste catene, facciamolo con rabbia e con amore. Cercheranno sempre, e per sempre, di metterci i bastoni tra le ruote, di farci cadere togliendoci l&#8217;entusiasmo, facendo perire l&#8217;estro tricolore. Ma ci troveranno a cantare davanti alla sorte avversa, portando una croce che non ci grava pi\u00f9 sulle spalle. Lo faremo per le Forze dell&#8217;Ordine costrette a sacrificarsi per un pezzo di pane. Lo faremo per gli operai licenziati. Lo faremo per i padri separati. Lo faremo per le madri perseguitate. Lo faremo per gli italiani, mentre i poteri forti ci vogliono a capo chino, porteremo in cielo la nostra indipendenza. &#8220;Libert\u00e0 che ho nelle vene, libert\u00e0 che mi appartiene, libert\u00e0 che \u00e8 libert\u00e0&#8221;, esattamente come cantava\u00a0<a href=\"\/\/6\/\">Franco Califano<\/a>.<\/p>\n<p><a title=\"&quot;Vi faccio vedere come muore un italiano&quot;, il nostro paese ha bisogno di eroi come Fabrizio Quattrocchi\" href=\"http:\/\/www.andreapasinitrezzano.it%20www.ilfattoquotidiano.it www.andreapasini.it\">www.andreapasinitrezzano.it www.ilfattoquotidiano.it www.andreapasini.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Chiedimi chi era Fabrizio Quattrocchi. Il 13 aprile del 2004, l&#8217;addetto alla sicurezza privata si trovava in Iraq e venne rapito insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio. L&#8217;Italia quel giorno trattenne il respiro. 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