{"id":493,"date":"2018-08-10T10:29:36","date_gmt":"2018-08-10T08:29:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/?p=493"},"modified":"2021-05-11T04:27:10","modified_gmt":"2021-05-11T02:27:10","slug":"il-fisco-e-la-burocrazia-strozzano-gli-italiani-se-dovessi-scegliere-perche-in-difficolta-meglio-far-mangiare-i-miei-figli-che-pagare-le-tasse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/2018\/08\/10\/il-fisco-e-la-burocrazia-strozzano-gli-italiani-se-dovessi-scegliere-perche-in-difficolta-meglio-far-mangiare-i-miei-figli-che-pagare-le-tasse\/","title":{"rendered":"Il Fisco e la burocrazia strozzano gli italiani"},"content":{"rendered":"<p>Se al giorno d\u2019oggi esistono degli eroi, non sono certo i vip del grande schermo. Gli eroi della nostra quotidianit\u00e0 si chiamano imprenditori e portano a termine missioni ben pi\u00f9 impossibili di qualsiasi agente 007. I loro nemici sono molteplici: una burocrazia pachidermica, tasse che hanno ormai raggiunto livelli vessatori, leggi che invece che facilitare la creazione di un ambiente di lavoro sereno creano sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>E gli imprenditori non possono nemmeno contare su qualcuno. Nel mondo reale non ci sono aiutanti come Robin Hood e lo Stato, che dovrebbe calzare la parte, rimane inerte e, nonostante predichi un abbassamento delle tasse, si limita a cambiare loro nome. La pressione fiscale per le imprese ha ormai superato il 60%. Una percentuale cos\u00ec alta che lo Stato si pu\u00f2 dire socio di maggioranza di ogni azienda italiana. Un socio che gode degli utili fino a che l\u2019azienda \u00e8 sana e che l\u2019abbandona non appena questa si trova in difficolt\u00e0. Un socio che per saziare le sue pretese utilizza Equitalia con le sue cartelle esattoriali.<br \/>\nForse se nella nostra storia fatti da buoni e cattivi dovessimo identificare la nemesi del nostro eroe questo sarebbe proprio lo Stato, con la sua classe dirigente.<\/p>\n<p>Centinaia di aziende abbassano le serrande ogni giorno. Migliaia di posti di lavoro vengono persi. Negli ultimi anni nessuno che si parli di destra, sinistra o qualche movimento  ha fatto la sua parte perch\u00e9 questa situazione si risanasse. Nessuno ha dato sostegno alle imprese. Nessuno ha ridato all\u2019imprenditore quella dignit\u00e0 che si trova spesso a compromettere a causa di forze maggiori. Lo Stato ha  dopo anni promesso di restituire i soldi spettanti alle aziende che hanno lavorato per la pubblica amministrazione, ma le promesse si sono ancora una volta dimostrate vane e alcune delle imprese interessate hanno, nell\u2019attesa, dichiarato fallimento.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 possibile rispettare uno Stato e una politica che non rispetta i suoi cittadini. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile avere fiducia in una classe dirigente che obbliga gli imprenditori a fare sacrifici e mai sacrifica se stessa per il bene altrui. Nessuno come un imprenditore sa cosa sia la rinuncia, la fatica e la voglia di riscatto. Chi rimane incollato alla sua poltrona non sente certo il bisogno di dare una scossa al Paese; non ne capisce l\u2019importanza, la necessit\u00e0. L\u2019eroe non \u00e8 qualcuno che siete nella sua gabbia dorata e osserva stancamente il mondo che crolla attorno a lui. L\u2019eroe \u00e8 colui che nonostante tutto cerca fino all\u2019ultimo di rimanere in piedi<\/p>\n<p>L\u2019Italia del rilancio, dello sguardo verso il futuro \u00e8 solo un sogno sgretolato dai numeri impietosi che arrivano quotidianamente nelle nostre vite come pugni nello stomaco. Il Governo Monti, Renzi ed in fine  Gentiloni tutti a trazione di sinistra ci hanno disegnato una Italia da Westworld, un mondo parallelo dove abbiamo nutrito illusioni di confort quotidiano assolutamente devianti rispetto alla ragione di cruda realt\u00e0.<br \/>\nUn Paese il nostro senza grandi sbocchi in un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato. Siamo oggi un Paese in profonda crisi e che non riesce a scrollarsi di dosso la scimmia dell\u2019impotenza, anzi, la alimenta continuamente; dall\u2019eccesso di euforia alla depressione generale il passo \u00e8 stato violento e traumatizzante. Ed il paradosso \u00e8 che nonostante questo, nonostante il fondo nel pozzo in cui ci siamo cacciati siamo anche il popolo tra i pi\u00f9 tassati. Un vero abominio. Una ragione vera per cominciare la rivoluzione, culturale e sistemica. In Italia si pagano infatti quasi 1000 euro di tasse in pi\u00f9 all\u2019anno per persona rispetto alla media europea. <\/p>\n<p>Ad affermarlo una ricerca della Cgia di Mestre che ha comparato la pressione fiscale  nei principali paesi europei e quindi ha misurato il differenziale di tassazione esistente tra gli italiani e i contribuenti dei pi\u00f9 importanti Paesi dell\u2019Unione. Cornuti e mazziati insomma.<br \/>\nSi diceva che il 2017 fosse l\u2019anno della decompressione fiscale. Ma cosi non \u00e8 stato. E questo poteva essere  un segnale importante per ridare luce al tunnel in cui ci trovavamo e ci troviamo. Oggi siamo messi male come lo ervamo prima e nulla sfortunatamente \u00e8 cambiato.<\/p>\n<p>Il dibattito politico precedente a questo neo governo \u00e8 stato per mesi e mesi  monopolizzato da numeri, percentuali, tendenze del Pil e andamento dell\u2019occupazione. Cresciamo dello 0,3 %, l\u2019inflazione cresce dello 0,2%: si ha spesso l\u2019impressione di parlare di qualcosa di etereo e poco concreto e alla gente normale tutti questi dati non interessano proprio nulla. Le tasse, la burocrazia, le difficolt\u00e0 di accesso al credito sono invece aspetti quotidiani e molto concreti con cui le imprese e i cittadini si confrontano ogni giorno e che si auspicano che a differenza del governo a trazione di sinistra questo governo del cambiamento ci metta le mani e sblocchi questa situazione ormai insostenibile.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 di fare impresa in Italia \u00e8 evidente dal confronto con gli altri partner europei: ipotizziamo una sfida Italia- Germania. Prendiamo due aziende che producono esattamente la stessa cosa. Una ha sede nell\u2019hinterland milanese e l\u2019altra nella periferia di Berlino. Partiamo da uno dei principali fattori produttivi: il lavoro. Anche lasciando da parte per un attimo i difficili rapporti sindacali presenti da noi, il tasso di assenteismo e di sciopero, lo scarso aiuto che i servizi pubblici di collocamento offrono alle imprese ci rendiamo subito conto che il costo che le due aziende sostengono per retribuire i propri dipendenti penalizza nettamente l\u2019impresa italiana. Purtroppo i nostri lavoratori oltre ad essere pagati peggio, subiscono un cuneo fiscale (tasse e contributi) che pesa molto ma molto di pi\u00f9  che gli stessi lavoratori in Germania.<\/p>\n<p>Non va meglio se guardiamo ai costi dell\u2019energia. Una media impresa italiana paga le proprie forniture energetiche molto di  pi\u00f9 di un\u2019azienda tedesca.<\/p>\n<p>La burocrazia rende il divario ancora maggiore. Per costruire un nuovo capannone l\u2019imprenditore italiano attender\u00e0 anni e anni per ricevere dalle autorit\u00e0 competenti il permesso di costruzione. L\u2019imprenditore tedesco avr\u00e0 gi\u00e0 iniziato a far lavorare l\u2019impresa edile minimo 1 anno prima. Ed in Germania si attende meno della met\u00e0 anche per l\u2019esito di una causa in sede civile.<\/p>\n<p>Se poi la nostra impresa si trova nella sfortunata condizione di essere fornitrice di una Pubblica Amministrazione dovr\u00e0 sopportare un\u2019attesa infinita per essere pagata. Pu\u00f2 anche succedere e capita molto spesso che la Pubblica Amministrazione tardi cosi tanto nei pagamento dei servizi alle aziende private che causi il fallimento dell\u2019azienda stessa, una vergogna solo italiana. I ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione hanno un costo assai rilevante per le nostre imprese: i crediti vanno anticipati presso il sistema bancario e il nostro sistema creditizio \u00e8 tra i pi\u00f9 costosi d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Poi abbiamo le tasse. Al cuneo fiscale vanno aggiunte le tasse sugli utili d\u2019impresa, con un Total Tax Rate che raggiunge nel nostro paese il livello record del 65.4% dei profitti. Italia, terra di scartoffie e tasse. In italia  il peso della burocrazia e la pressione fiscale  sono arrivate a livelli veramente vessatori e di fatto soffocano l\u2019imprenditoria, lasciandola prigioniera di una gabbia di regole tra le pi\u00f9 solide, ahino, d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Mentre i maggiori Paesi europei hanno adottato provvedimenti per ridurre il peso della burocrazia, noi lo abbiamo visto aumentare. Nel momento in cui molti big dell&#8217;industria italiana hanno chiuso i battenti i giovani che vorrebbero aprire nuove attivit\u00e0 desistono dal farlo e fanno bene se pur mi esprimo cosi a malincuore: ancora oggi un numero spropositato di regole e formalismi restano il primo ostacolo per chi decide di sfidare il mercato. E&#8217; anche per questo che il fenomeno dell&#8217;imprenditoria giovanile di cui tanti Governi soprattutto regionali, in particolare nel Mezzogiorno hanno fatto sfoggio in questi anni, in grandissima parte, ha fallito.<\/p>\n<p>Sbandierata come rimedio miracoloso contro la disoccupazione e occasione per buttarsi &#8220;in proprio&#8221; nel mercato del lavoro, ha fatto passare il messaggio che fare impresa fosse un obiettivo facilmente raggiungibile. Sono infatti le barriere burocratiche ed economiche a frenare il ricambio generazionale di qualsiasi comparto economico. Industria, agricoltura, turismo, nessuno \u00e8 immune dal virus molto italiano e poco europeo. Perfino il numero di procedure legali richieste per registrare una propriet\u00e0 come un terreno o un fabbricato in Italia \u00e8 pi\u00f9 alto che altrove. Eppure semplificazione amministrativa e riduzione dei tempi di risposta della pubblica amministrazione rappresentano il primo presupposto per concedere alle imprese e agli individui maggiore flessibilit\u00e0 e operativit\u00e0.<\/p>\n<p>Poi, sempre che si riesca a buttar gi\u00f9 il progetto e avviare l\u2019attivit\u00e0, arriva il fisco. Che con estrema nonchalance ti succhia il sangue dalle vene. Le tasse prendono denaro e tempo agli imprenditori italiani: soltanto gli adempimenti burocratici per pagare imposte e contributi richiedono ben 360 ore l\u2019anno contro le 254 negli altri paesi europei e le 58 nel paese pi\u00f9 virtuoso, il Lussemburgo.<br \/>\nLo specchio della realt\u00e0 vede l\u2019immagine di un Paese immobile, dove da anni l\u2019ingranaggio non funziona pi\u00f9. <\/p>\n<p>E\u2019 giunto il tempo di riforme, soprattutto perch\u00e9 il treno della ripresa non aspetta i ritardatari. Lo studio indica come prioritarie quella della PA, un taglio alla spesa pubblica improduttiva e del carico fiscale, soffocante per imprese e persone. <\/p>\n<p>Credo che non ci sia altro da aggiungere. Per i giovani, gi\u00e0 oggi, pensare alla pensione e fare impresa \u00e8 un\u2019impresa. <a href=\"http:\/\/www.IlGiornale.it\" title=\"Il Fisco e la burocrazia strozzano gli italiani, se dovessi scegliere perch\u00e9 in difficolt\u00e0 : meglio far mangiare i miei figli che pagare le tasse \">www.IlGiornale.it<br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se al giorno d\u2019oggi esistono degli eroi, non sono certo i vip del grande schermo. Gli eroi della nostra quotidianit\u00e0 si chiamano imprenditori e portano a termine missioni ben pi\u00f9 impossibili di qualsiasi agente 007. I loro nemici sono molteplici: una burocrazia pachidermica, tasse che hanno ormai raggiunto livelli vessatori, leggi che invece che facilitare la creazione di un ambiente di lavoro sereno creano sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0. E gli imprenditori non possono nemmeno contare su qualcuno. 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