{"id":991,"date":"2020-03-13T21:18:35","date_gmt":"2020-03-13T20:18:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/?p=991"},"modified":"2021-05-11T04:19:04","modified_gmt":"2021-05-11T02:19:04","slug":"coronavirus-probabilmente-stop-alle-tasse-ma-partite-iva-totalmente-dimenticate-dal-governo-conte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pasini\/2020\/03\/13\/coronavirus-probabilmente-stop-alle-tasse-ma-partite-iva-totalmente-dimenticate-dal-governo-conte\/","title":{"rendered":"Coronavirus: probabilmente stop alle tasse ma partite Iva totalmente dimenticate"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono molte categorie nel nostro Paese totalmente abbandonate da questo governo a guida Conte. Ma una su tutte credo lo sia ancora di pi\u00f9. Tartassati, bistrattati, ultra-tassati e soggetti negli anni a una narrazione totalmente errata fatta dalla sinistra ipocrita e falsa  che li ha portati a essere percepiti da una buona fetta della popolazione come una manica di furbetti pronti a fregare il Fisco non appena si presenta l\u2019opportunit\u00e0. I titolari di partita IVA purtroppo se la passano peggio di tutti, secondo quanto rilevato da Federcontribuenti: nell\u2019arco di appena 3 anni il loro numero si \u00e8 ridotto considerevolmente, passando da oltre 8,5 milioni a poco pi\u00f9 di 5 milioni. Diversi i fattori che hanno inciso su un calo tanto repentino quanto preoccupante: la situazione economica stagnante; la forte concorrenza interna; i Sempre pi\u00f9 pressanti controlli dello Stato e gli adempimenti burocratici necessari al mantenimento in vita dell\u2019attivit\u00e0 produttiva. Il principale colpevole, per\u00f2, rimane la pressione fiscale sempre pi\u00f9 pesante, che \u00e8 arrivata a toccare il 64% dei profitti di una piccola partita IVA. Il prelievo medio dell\u2019Irpef sui lavoratori autonomi \u00e8 di gran lunga superiore a quello in capo ai dipendenti e ai pensionati, pari rispettivamente al 30% e al 67% in pi\u00f9. \u00c8 necessario chiarire anche una volta per tutte una questione per smentire una tesi molto diffusa, soprattutto in alcuni ambienti sindacali Sempre di sinistra , secondo la quale in Italia le tasse sono onorate quasi esclusivamente da coloro che subiscono il prelievo fiscale alla fonte. L\u2019articolo 53 della Costituzione dice che ognuno deve concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacit\u00e0 contributiva. Non si capisce dunque perch\u00e9, a parit\u00e0 di capacit\u00e0, l\u2019onere del Fisco debba variare in base alla tipologia di lavoro. E non si usi sempre la scusa dell\u2019evasione, un fenomeno certamente da combattere con forza ma non da utilizzare come giustificazione per un diverso trattamento fiscale degli autonomi. L\u2019evaporazione di 3,3 milioni di partite IVA dal 2016 a oggi \u00e8 avvenuto nonostante l\u2019ampliamento, con la legge di bilancio 2019, del regime forfettario fino a 65mila euro: ogni anno queste subiscono 100 controlli da 15 enti differenti, il che significa avere a che fare con un controllo ogni tre giorni; il 25% degli autonomi, inoltre, vive al di sotto della soglia di povert\u00e0 calcolata dall\u2019Istat. Tra le numerose insidie che ai lavoratori tocca fronteggiare, la pi\u00f9 allarmante resta il reddito medio in picchiata, che negli ultimi dieci anni \u00e8 calato di 7mila euro: i numeri di Confcommercio professioni parlano chiaro, dal 2008 al 2018 i liberi professionisti hanno perso il 25% dei guadagni annui. Accanto al reddito in calo c\u2019\u00e8 da prendere atto anche di una situazione debitoria fuori controllo, dove il 98% degli autonomi ha in corso rateizzazioni per debiti o mancati pagamenti che si accumulano alle varie scadenze fiscali. Tra tasse, sia acconti dell\u2019anno fiscale successivo, sia saldi dell\u2019anno fiscale in corso, contributi previdenziali pure qui, tenendo conto di saldi e acconti, e pagamenti vari come quelli nei confronti della Camera di Commercio e altri oneri obbligatori,  sono insomma pi\u00f9 i soldi che finiscono nelle casse dello Stato rispetto a quelli che restano nelle tasche di professionisti e artigiani. Una partita IVA che fattura 50mila euro annui \u00e8 obbligata a versare:  13.625 euro di saldo Irpef  5.241 di acconto Irpef  956 euro di addizionale regionale Irpef  236 euro di addizionale comunale Irpef  71 euro di acconto addizionale comunale Irpef  53 euro come diritti alla Camera di commercio  1.689 euro di Irap  797 di acconto Irap  7.191 euro di contributi previdenziali  3.779 di acconto contributi previdenziali. A fine anno, il totale da pagare sar\u00e0 di 33.248 euro, ossia il 64,5% rispetto a quanto guadagnato: al professionista rimangono 16.752 euro, ossia 1.382 euro al mese. A una simile, drammatica, situazione, ora s\u2019aggiunge l\u2019emergenza del coronavirus, destinata a mettere ulteriormente in ginocchio gli autonomi. La crisi economica che sta provocando il COVID-19 interessa principalmente le piccole partite iva, come commercianti operanti su aree pubbliche, bar, ristoranti e tutte quelle attivit\u00e0 che hanno alle loro dipendenze fino a un massimo di 5 lavoratori, che richiede un intervento da parte del Governo non urgente ma urgentissimo prima che il peggio accada, con ammortizzatori sociali in deroga, per dimostrare che l\u2019unica preoccupazione nazionale non \u00e8 costituita soltanto dalle grandi aziende. Il primo decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 febbraio con le misure immediate di sostegno economico alle aree e ai settori produttivi colpiti dalla diffusione del coronavirus \u00e8 di certo un\u2019importante mano tesa, ma non sufficiente. La bozza prevede fino a 1.500 euro di indennit\u00e0 per collaboratori, autonomi e professionisti che svolgono la loro attivit\u00e0 nelle \u00abzone rosse\u00bb di Lombardia e Veneto ma che adesso dovr\u00e0 essere estesa a tutta Italia visto le ultime direttive del Consiglio dei Ministro che ha dichiarato zona rossa tutta Italia isole comprese. A questo si dovr\u00e0 aggiungere la sospensione per due mesi minimo delle bollette di acqua, luce, gas, rifiuti e delle rate dei mutui agevolati concessi da Invitalia alle imprese della zona colpita, con il corrispondente allungamento della durata dei piani di ammortamento. \u00c8 qualcosa, si diceva, ma certo non abbastanza.  Per evitare gli effetti catastrofici del coronavirus sui liberi professionisti che non possono contare n\u00e9 su ammortizzatori sociali, n\u00e9 su riserve di risparmio a causa di redditi spesso sotto i livelli di povert\u00e0 lo Stato deve fin da subito mettere a disposizione ingenti risorse economiche da distribuire alle partite iva per salvarle da un fallimento assicurato tutelandone fino a quando non potranno ritornare a fatturare ed a potersi mantenere da sole. Quello che preoccupa di pi\u00f9 delle Partite Iva \u00e8 la perdita di reddito che si \u00e8 gi\u00e0 verificata e che continuer\u00e0 a verificarsi nei mesi a venire: i servizi tipicamente forniti da tale fascia di lavoratori vengono infatti programmati con molto anticipo e risentono sia delle condizioni delle industrie italiane e straniere in generale, sia della mancata circolazione delle persone, in Italia e all\u2019estero. Ci voleva il coronavirus per ricordare all\u2019Italia che esiste lo smart working, c\u2019\u00e8 da augurarsi che obbligandosi a vedere il bicchiere mezzo pieno  l\u2019emergenza ricordi all\u2019Italia che esistono anche le partite IVA, e che il Governo si adoperi per alleviare l\u2019impatto che la situazione attuale sta avendo sui freelance. Chiss\u00e0 che un evento eccezionale come questo non sia l\u2019occasione buona per intervenire concretamente, a fatti oltre che a parole a cui ormai la sinistra e questo governo ibrido e senza anima ci ha purtroppo abituato.<a href=\"http:\/\/ www.IlGiornale.it\" title=\"Coronavirus: probabilmente stop alle tasse ma partite Iva totalmente dimenticate dal governo Conte\"> www.IlGiornale.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono molte categorie nel nostro Paese totalmente abbandonate da questo governo a guida Conte. Ma una su tutte credo lo sia ancora di pi\u00f9. 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