Recentemente ho visto il film “Peregrin and the Giant Fish” – prodotto da Brera (Milano) – con protagonista la marionetta Peregrin, in viaggio verso un mondo migliore sul dorso di un pesce. Racconto in musica ispirato alla favola illustrata dalla nipote di Sigmund Freud, Tom Siedman-Freud. Storia che a distanza di un secolo riecheggia il nostro presente; libretto di James M. Bradburne, regia di Francesco Fei con la fondamentale presenta dalla Compagnia Colla, e le musiche di Andrea Melis (il film ora è disponibile sulla piattaforma di Brera, Brera Plus: https://breraplus.org/). Abbiamo incontrato il compositore Andrea Melis che ha spiegato dal suo punto di vista questo lavoro. Già al primo ascolto, della colonna sonora, si intuiscono i legami con i linguaggi del secolo scorso. Come lo stesso compositore spiega “un viaggio sentimentale, in qualche modo anche un poco adolescenziale, nella musica del primo Novecento; omaggio ad autori come Bartok, Hindemith e Stravinsky, e qualcosa della Seconda Scuola di Vienna (da Schoenberg a Webern passando per Berg)”. Di più: nella colonna sonora emerge uno “strano incrocio tra la musica del mondo americano e il mondo dei ritmi dell’Est Europa”.

Attenzione però, non si faccia confusione: i compositori quando ripercorrono un periodo storico, come Melis, non si limitano a scrivere “snocciolando”, citando, utilizzando pezzi o passaggi dei grandi autori del passato, e basta. Ma filtrano tutto attraverso la loro sensibilità, personalità, cultura e preparazione tecnica, consegnando alla fine una “propria creatura”, con molte sfaccettature e riflessi, sostanzialmente la “loro voce”, un loro nuovo discorso artistico. “Necessariamente, se si segue una drammaturgia – considera il Maestro – devi avvalerti di mezzi espressivi che in qualche modo attingano a forme linguistiche diverse”. Un po’ di storia: la musica per “Peregrin” nasce come sviluppo di qualcosa di più breve, piccolo. Inizialmente a Melis era stata chiesta una “suite per violoncello” ispirata al “Die Fischreise” della nipote di Freud, da affiancare a una proposta legata al ciclo di lieder “Winterreise” di Schubert. Ma l’operazione si è evoluta, imboccando un’altra strada, fino a prendere la forma del film, di operina. Altri progetti in vista? “A breve tre cose – annuncia il compositore – La riproposizione di “Peregrin” sul palcoscenico, a teatro; poi all’orizzonte un quintetto, e ora sto anche finendo di scrivere un brano per i Pomeriggi musicali che verrà eseguito a maggio”. Dulcis in fundo, una nota biografica: Andrea Melis per dieci anni è stato direttore della Civica Scuola di Musica “Claudio Abbado”. “Incrociando tanti docenti e studenti – conclude – mi sono portato dietro l’attenzione alla pluralità dei linguaggi”. E ancora, “da quella esperienza ho portato con me anche un maggior senso del lavoro di squadra”. E questo, per la realizzazione di Peregrin ha contato molto”.

DALLE NOTE SCRITTE DA ANDREA MELIS

“(…) Il concomitante riesplodere della guerra in Europa ha lasciato il suo segno. Peregrin mi è apparso sotto una luce diversa, una sorta di “Orfeo inverso”. Inverso è infatti il viaggio di Peregrin rispetto a Orfeo. Se la traiettoria di quest’ultimo procede verso gli inferi per riappropriarsi di un vissuto paradisiacamente reale, Peregrin muove in direzione opposta. È la realtà da cui fugge, che traspare brevemente e affiora in filigrana durante il racconto, a mostrare al nostro eroe bambino il suo tratto più inospitale e “infero”, al contrario del luminoso mondo utopico cui approda cavalcando il suo sovrannaturale “animale psicopompo”, un pesce rosso. Peregrin è al crocevia tra uno sguardo distopico sulla realtà e la visione utopica di un mondo, onirico, eppure possibile. “Ma il mondo – come recita amaramente il testo – non è ancora pronto”.