{"id":1226,"date":"2020-04-16T16:57:39","date_gmt":"2020-04-16T14:57:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=1226"},"modified":"2020-04-16T22:22:38","modified_gmt":"2020-04-16T20:22:38","slug":"addio-a-sepulveda-il-cantastorie-che-odiava-la-cronaca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2020\/04\/16\/addio-a-sepulveda-il-cantastorie-che-odiava-la-cronaca\/","title":{"rendered":"Addio a Sep\u00falveda, il cantastorie che odiava la cronaca"},"content":{"rendered":"<p>Aveva scelto come casa le Asturie, la regione del Nord della Spagna che, con i suoi prati verdissimi a picco su una costa rocciosa attaccata dalle onde del mare torbido e agitato, gli ricordava il Cile della sua infanzia. Luis Sep\u00falveda Calfucura se ne \u00e8 andato in un letto dell\u2019Hospital Clinic dell&#8217;Universit\u00e0 di Oviedo, dopo che a fine febbraio, rientrando a Madrid da un viaggio in Austria, era risultato positivo al Covid-19, con sintomi di polmonite.<\/p>\n<p>Quanto \u00e8 curiosa la vita, anche per chi \u00e8 abituato a inventarne di pi\u00f9 strane. Sep\u00falveda \u00e8 sopravvissuto\u00a0ai potenti\u00a0e ghiacciati getti d&#8217;acqua che le baleniere assassine giapponesi gli hanno sparato in faccia per quasi\u00a0cinque anni, su una nave di Greenpeace, combattendo, come era stato guerriero davvero, per salvare le innocue e innocenti\u00a0balene dagli arpioni di qui mezzi uomini nipponici vogliosi di sushi e denaro. \u00c8 sopravvissuto a\u00a0quasi tre anni di prigionia con l&#8217;opzione tortura dei ceffi balordi di \u00a0Pinochet, che lui aveva combattuto coi famosi guerrieri di Santiago che fecero vedere l&#8217;inferno agli uomini del Caudillo sudamericano. In Nicaragua \u00e8 persino sopravvissuto, senza nemmeno un graffio,\u00a0ai proiettili calibro 55 delle mitragliatrici nella guerriglia assieme al\u00a0Fronte sandinista di liberazione nazionale o FSLN (<i>Frente sandinista de liberaci\u00f3n nacional) <\/i>per scardinare dal potere Anastasio Somoza Debayle.\u00a0E che dire delle tremende zanzare formato Godzilla del&#8217;Amazzonia? Tutte esperienze che furono il carburante d&#8217;idee della sua letteratura.<\/p>\n<div id=\"attachment_1232\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/04\/luis.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1232\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1232\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/04\/luis-300x188.jpg\" alt=\"Luis Sep\u00falveda era nato a Ovalle, Cile nel 1949 e dopo aver viaggiato molto e vissuto in Uruguay, Paraguay, Ecuador, Bolivia, Brasile, Francia e Germania si era stabilito in Spagna nelle Asturie.\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/04\/luis-300x188.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/04\/luis-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/04\/luis.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1232\" class=\"wp-caption-text\">Luis Sep\u00falveda era nato a Ovalle, Cile nel 1949 e dopo aver viaggiato molto e vissuto in Uruguay, Paraguay, Ecuador, Bolivia, Brasile, Francia e Germania si era stabilito in Spagna nelle Asturie.<\/p><\/div>\n<p>Sep\u00falveda amava la Spagna e l\u2019Italia, dopo il Cile dove aveva scelto di non vivere pi\u00f9. Era vissuto in Uruguay, Paraguay, Ecuador, Brasile e Nicaragua, per settimane, mesi, anni, poi in Francia, Germania e Spagna, rincorrendo il suo senso universale di giustizia, litigando coi compa\u00f1eros, coi genitori, con gli editori, con tutti. Abbracciando gli ultimi Indios dimenticati e poveri, ma in pace con loro stessi, lottando per i pi\u00f9 poveri ed emarginati. Era un po&#8217; burbero, iracondo e molto silenzioso.\u00a0\u00a0Non lo aiutava, di certo il suo carattere sposato alla polemica. Qualsiasi cosa che toccasse le sue idee, lo accendeva come un fal\u00f2. Sep\u00falveda \u00e8 stato molte storie. Scrittore giovanissimo e inedito tacciato di pornografia, studente turbolento e consapevole del baratro sociale del suo Paese, esule politico, guerrigliero, ecologista, viaggiatore. E soprattutto scrittore.<\/p>\n<p>O\u00a0inventore di storie, di aneddoti, tutti deliziosi, che lasciava in coda, come una repentina, grattata di tartufo al lettore, mai sazio del suo racconto che sembrava sempre distante dalla cronaca, pur sempre avvitato alla realt\u00e0. Lui zingaro <em>ad horem<\/em>, con i buchi nelle suole, inventava ogni parola, pur avendo un bagaglio di cronache personali da leggenda. Personaggi, picari, nomadi, zingari, perdenti, ubriaconi, perditempo senza una meta, ma anche guerrieri Indios fieri, guerriglieri generosi, mossi dalla giusta passione, dalla giusta causa, quella che certe notti non ti fa dormire. La sua scrittura era semplice, minima, non agitata dalla febbrile fantasia di Marquez. Lineare, concisa, ma i suoi personaggi erano indimenticabili, descritti con raffinata attenzione. Come\u00a0tanti piccoli pezzetti ritagliati dal\u00a0suo carattere. Esule politico, guerrigliero, ecologista, viaggiatore dal passo ostinato e contrario. Capace di disarmare una baleniera con un arpione, cos\u00ec come un sogno armato di penna.<\/p>\n<div id=\"attachment_1237\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/04\/gab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1237\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1237\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/04\/gab.jpg\" alt=\"Un'immagine tratta dal film d'animazione &quot;La gabbanella e il gatto&quot; del regista napoletano Enzo d'Al\u00f2 che nel 1998 si ispir\u00f2 al noto romanzo di Sep\u00falveda.,\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1237\" class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;immagine tratta dal film d&#8217;animazione &#8220;La gabbianella e il gatto&#8221; del regista napoletano Enzo d&#8217;Al\u00f2 che nel 1998 si ispir\u00f2 al noto romanzo di Sep\u00falveda.,<\/p><\/div>\n<p>Amava troppo la Spagna che gli aveva dato fama e denaro, \u00a0proteggendolo e coccolandolo, celebrandolo come fosse un vero, autentico autore\u00a0spagnolo. Lui, col suo viso da antico e fiero guerriero Inca un po&#8217; suonato, dopo una vita da leone, cercava un lembo di\u00a0pace co suo Panama bianco in testa, seduto su una panchina al Parque del Retiro di Madrid, immerso nei regali di una splendida mattina di maggio.<\/p>\n<p>Bastava un nuovo, pregiato, aneddoto della sua vita, per accendere un&#8217;intervista e mettere fuoristrada il lettore che credeva, da stolto, di sapere gi\u00e0 tutto di lui. Non aveva il dono ipnotico della scrittura, aveva soltanto il talento del cantastorie che inventava favole amare e dolci, vedi <em>Storia di una gabbianella e del gatto che le insegn\u00f2 a volare<\/em>. Il <em>fil rouge<\/em> dei suoi racconti, era la vita e la morte, il bene e il male, la giustizia e l&#8217;ingiustizia, la ricchezza e la povert\u00e0. Per scrivere e inventare cos\u00ec, aveva dovuto, prima, vivere tanto, anche troppo. Viaggiare in tutto il Sud America, dividere una tenda. e il \u00a0pranzo in Amazzonia, cenare con una scatola di\u00a0tonno su una nave dentro la tempesta artica. Soltanto dal suo vissuto erano nati i suoi personaggi, impregnati della sua esistenza, soprattutto dei suoi ideali, del suo percorso doloroso e consapevole di nomade, dannato a viaggiare in eterno. Senza un perch\u00e9, come un picaro.<\/p>\n<p>Ne <em>Il vecchio che leggeva romanzi d&#8217;amore, <\/em>il suo primo romanzo del 1989,\u00a0c&#8217;era l&#8217;antipasto della sua gi\u00e0 lunga esistenza alle spalle. Quei leggendari sette mesi nella foresta amazzonica assieme agli indios Shuar. Dopo quasi tre anni di prigioni, era fuggito con l&#8217;Unesco per intervistare i nativi d&#8217;America e comprendere quanto i bianchi avessero loro fatto del male fino al quasi sterminio.\u00a0Il suo libro pi\u00f9 militante e politico, <em>La frontiera scomparsa<\/em>, \u00e8 una raccolta di racconti, tutti legati, parlano della stessa persona, un cileno che come lui fugge dal Cile devastato dalla dittatura, e\u00a0attraversa a piedi, interno, in autostop e in bus il Cono Sur, della Pampa argentina, alle montagne boliviane il Per\u00f9, l&#8217;Ecuador, la Colombia. Poi a Panama trampolino per la Spagna, per il Vecchio Mondo.<\/p>\n<p>Era uno scrittore che aveva deciso di esserlo, soltanto dopo\u00a0\u00a0i suoi primi quarant&#8217;anni di vita, quando era gi\u00e0 sufficientemente saturo di esperienze. E aveva la maturit\u00e0 per condividerle. Scrivere a vent&#8217;anni sarebbe stato per lui, come andare dallo psicologo e analizzare il suo diario segreto e infantile. Un gesto troppo presuntuoso. Una psicoletteratura che detestava, giovane, impetuosa, sbagliata. Il dolore \u00e8 esperienza, la rabbia non ha un&#8217;adolescenza, la fantasia va dosata come lo zucchero. L&#8217;antitesi delle sublimi invenzioni oniriche di Garcia Marquez, cui, credo adorasse di nascosto, ma senza troppo contraddire la sua natura realista. La sua vita \u00e8 stato il suo miglior romanzo. Perch\u00e9 Sepulveda trasformava i momenti della suo percorso esistenziale in letteratura pura, vibrante e onesta, avrebbe detto Hemingway.<br \/>\n<em>La lampada di Aladino<\/em> rappresenta una fetta molto insaporita della sua vita da picaro. Sono i tempi delle lotte studentesche, dell&#8217;esilio, dei ricordi scomodi e dei ritrovi a distanza nel tempo di amici e amori. In questo romanzo, che ho adorato, si racconta l&#8217;amore, il suo, quello per la poetessa Carmen Y\u00e1\u00f1ez, donna che ha influenzato molto il suo lavoro, un po&#8217; come Yoko Ono con John Lennon, che per\u00f2, si dimostr\u00f2 debole e soggiogato a una strega senza talento. Carmencita fu un&#8217;iniezione di vita, invece, l&#8217;equivalente nell&#8217;infilare due dita nella presa elettrica. <em>Un nome da torero<\/em> ne \u00e8 la prova: la storia di Juan Belmonte che divide il nome col celebre torero spagnolo citato da Hemingway in <em>Fiesta<\/em> , o viceversa, che si fece saltare il cervello con un rivoltella nel 1962: amore, nazisti, avventura, un tesoro da rubare. Forse Steven Spielberg si ispir\u00f2 a Belmonte e a Sep\u00falveda per il suo <em>Indiana Jones<\/em>. E tanti altri romanzi, inutile elencarli, tutti facili da leggere in un colpo solo, lasciando perdere le proprie fedi politiche, vaccinandosi contro la critica ideologica e abbandonandosi nelle mani, forse, dell&#8217;ultimo cantastorie latino, come attualmente Bob Dylan e Bruce Springsteen \u00a0sono i cantastorie della folk song americana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Aveva scelto come casa le Asturie, la regione del Nord della Spagna che, con i suoi prati verdissimi a picco su una costa rocciosa attaccata dalle onde del mare torbido e agitato, gli ricordava il Cile della sua infanzia. Luis Sep\u00falveda Calfucura se ne \u00e8 andato in un letto dell\u2019Hospital Clinic dell&#8217;Universit\u00e0 di Oviedo, dopo che a fine febbraio, rientrando a Madrid da un viaggio in Austria, era risultato positivo al Covid-19, con sintomi di polmonite. Quanto \u00e8 curiosa la vita, anche per chi \u00e8 abituato a inventarne di pi\u00f9 strane. Sep\u00falveda \u00e8 sopravvissuto\u00a0ai potenti\u00a0e ghiacciati getti d&#8217;acqua che le [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2020\/04\/16\/addio-a-sepulveda-il-cantastorie-che-odiava-la-cronaca\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1108,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51115,372017,9894,278,782,372028,136869,66484,372016,387511,87,748,119,395999,42,8861,371986,7500,47,16949],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1226"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1108"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1226"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1226\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1240,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1226\/revisions\/1240"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1226"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1226"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1226"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}