{"id":1478,"date":"2020-11-06T21:55:43","date_gmt":"2020-11-06T20:55:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=1478"},"modified":"2020-11-06T21:56:11","modified_gmt":"2020-11-06T20:56:11","slug":"netflix-hbo-e-amazon-prime-video-dovranno-destinare-il-5-dei-guadagni-per-finanziare-il-cinema-spagnolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2020\/11\/06\/netflix-hbo-e-amazon-prime-video-dovranno-destinare-il-5-dei-guadagni-per-finanziare-il-cinema-spagnolo\/","title":{"rendered":"Netflix, HBO e Amazon Prime Video dovranno destinare il 5% dei guadagni per finanziare il cinema spagnolo"},"content":{"rendered":"Le piattaforme fruibili via Internet con smart tv Netflix, HBO e Amazon Prime Video in Spagna dovranno destinare un minimo del 5 per cento per finanziare cinema e serie tv spagnole. \u00c8 questo il progetto per un disegno di legge che il Governo di Pedro S\u00e1nchez sta vagliando. I guadagni delle tre principali piattaforme \u00e8 immenso e esecutivo iberico vuole, in cambio, un contributo minimo alla produzione cine e televisiva nazionale, come gi\u00e0 fanno RTVE (la Rai spagnola) e le tradizionali televisioni private. \r\n\r\nPer questo l&#8217;Esecutivo ha presentato venerd\u00ec 6 novembre la bozza della nuova Legge Generale sulla Comunicazione Audiovisiva, che inizia il suo iter di approvazione alle Camere, e che stabilisce per la prima volta che i \u201cfornitori del servizio televisivo di comunicazione audiovisiva a richiesta\u201d \u2014 come a queste piattaforme, dovranno destinare parte dei loro guadagni generati in Spagna per finanziare film e serie spagnole e anche europee. Con la percentuale dei guadagni, si potrebbe finanziare l&#8217;ICAA Film Protection Fund.\r\n\r\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/11\/net.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/11\/net-300x125.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"125\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1482\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/11\/net-300x125.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/11\/net-768x319.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2020\/11\/net.jpg 963w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\r\n\r\nLa proposta \u00e8 stata gi\u00e0 battezzata &#8220;la tassa Netflix&#8221; e il 70 per cento di questo 5 per cento, dovr\u00e0 sostenere sostenere progetti di &#8220;produttori indipendenti&#8221; e almeno il 40% a film di questi produttori in spagnolo o in un&#8217;altra lingua parlata nelle altre comunit\u00e0 iberiche. Lo stesso testo fa riferimento alla Legge sul cinema per chiarire che per &#8220;film&#8221; si fa riferimento a un&#8217;opera &#8220;destinata, principalmente, allo sfruttamento commerciale nelle sale&#8221;.<br \/>In questo modo, le piattaforme delle serie statunitensi, con una presenza crescente nel panorama audiovisivo spagnolo, si uniscono a reti televisive private come Mediaset (Telecinco e Cuatro), Atresmedia (Antena 3 e La Sexta) e operatori di telecomunicazioni (Movistar, Vodafone e Orange) che sono gi\u00e0 obbligate a pagare per il cinema spagnolo e la televisione pubblica. \r\n\r\nNel caso delle emittenti pubbliche, come RTVE, la percentuale sale al 6%.<br \/>La Spagna inizia cos\u00ec a recuperare il ritardo accumulato prima di Bruxelles: tutti gli Stati membri dovevano raccogliere, prima del 19 settembre, la nuova direttiva audiovisiva europea approvata nel 2018. Solo Germania, Danimarca e Svezia lo hanno fatto. Negli altri paesi, compresa la Spagna, il recepimento del testo approvato dalla Commissione ha generato enormi pressioni da parte di tutti gli attori coinvolti: registi, produttori, televisioni e piattaforme, grandi e piccole. La posta in gioco, dopotutto, \u00e8 il futuro finanziamento del cinema e delle serie nazionali. E i governi nazionali possono mantenere i minimi fissati da Bruxelles o addirittura estenderli. La legge sar\u00e0 discussa fino al 3 dicembre in modo che le societ\u00e0  e i gruppi politici interessati possano avanzare le loro proposte.<br \/><br \/>\r\n\r\nIl progetto preliminare include uno storico cavallo di battaglia del cinema spagnolo. Ma il progetto potrebbe diventare oggetto di scontro: gli articoli 111 e 117 del disegno di legge, includono una serie di formulazioni che fanno presagire guai per S\u00e1nchez. Da un lato, si considera produttore indipendente colui che non \u00e8 legato &#8220;in modo stabile in una strategia aziendale comune con un fornitore di servizi televisivi&#8221; e che &#8220;si assume l&#8217;iniziativa, il coordinamento e il rischio economico della produzione di programmi o contenuti audiovisivi , di propria iniziativa o su richiesta \u201d. Proprio quest&#8217;ultimo termine lascia aperta una porta pi\u00f9 che ambigua.<br \/>Inoltre, il progetto stabilisce che le piattaforme che guadagnano dal mercato spagnolo meno di 10 milioni di euro, saranno esentate dall&#8217;obbligo di pagare questa tassa. E chi raccoglier\u00e0 meno di 50 milioni potr\u00e0 anche investire quel 5% &#8220;nell&#8217;acquisto dei diritti di sfruttamento dell&#8217;opera audiovisiva europea gi\u00e0 ultimata&#8221;. Per il suo controllo, tutte le societ\u00e0 audiovisive, comprese le piattaforme di streaming video, devono registrarsi in un registro e fornire una serie di dati come il numero di abbonati o le commissioni addebitate in Spagna, che sar\u00e0 supervisionata dalla Commissione nazionale dei mercati e Concorrenza (CNMC).\r\n\r\nUn compito che sar\u00e0 decisivo per l&#8217;efficacia della nuova tariffa. La maggior parte delle piattaforme di video on demand statunitensi che operano in Spagna dichiara solo una percentuale minima del proprio fatturato nel Paese, dirottando la maggior parte dei proventi a societ\u00e0 intermediarie con sede in Stati con una tassazione pi\u00f9 favorevole come i Paesi Bassi. Nel suo primo anno fiscale in Spagna, nel 2018, Netflix, ad esempio, ha dichiarato un reddito comune di circa 540.000 euro e ha finito per pagare solo 3.146 euro di tasse. HBO, da parte sua, ha dichiarato 3,7 milioni in quell&#8217;anno.<br \/>I calcoli della societ\u00e0 di consulenza Comparitech offrono un quadro molto diverso: Netflix aveva 3,4 milioni di abbonati in Spagna dopo i primi quattro mesi di quest&#8217;anno, raccogliendo pi\u00f9 di 106 milioni di euro, secondo la sua analisi. In tal senso, fonti del Segretario di Stato per le Telecomunicazioni hanno precisato che per il calcolo della nuova aliquota si terr\u00e0 conto &#8220;del reddito reale, non delle dichiarazioni dei redditi&#8221; che ciascuna di queste piattaforme pu\u00f2 effettuare. \r\n\r\nFonti Netflix, contattate da El Pais, hanno affermato che &#8220;\u00e8 presto per fare delle valutazioni&#8221;, opinione condivisa anche da HBO, dove si limitano a ricordare di aver &#8220;raddoppiato il volume delle produzioni originali europee&#8221; negli ultimi anni. Anche una portavoce di Amazon ha rifiutato di commentare la bozza.<br \/>In linea di principio, YouTube \u00e8 escluso dal pagamento della quota perch\u00e9 non ha sede in Spagna e poich\u00e9 la sua attivit\u00e0 principale \u00e8 il servizio di scambio video e non la produzione audiovisiva, quindi non raggiungerebbe la fatturazione minima richiesta dalla legge, hanno riportato in fonti del Segretario di Stato per le telecomunicazioni.<br \/><br \/>La legge include anche un&#8217;altra misura che Bruxelles ha emanato per proteggere la settima arte del vecchio continente: le piattaforme audiovisive video on demand dovranno dedicare il 30% del loro catalogo alle opere europee. Il calcolo, come ha gi\u00e0 chiarito la Commissione, non si basa sui tempi ma sui titoli: un film conta come uno, proprio come la stagione di una serie. \r\n\r\nIl testo stabilisce anche, come la direttiva, che deve essere garantito il \u201crisalto\u201d di queste opere, anche se resta da chiarire come. Si spiega che un film o una serie \u00e8 considerata europea se \u00e8 stata realizzata &#8220;essenzialmente&#8221; con la partecipazione di autori e lavoratori del vecchio continente, oltre ad essere finanziata, controllata o co-prodotta principalmente da un produttore di uno dei 27 Stati membri UE.<br \/>D&#8217;altra parte, un possibile contributo delle piattaforme video al finanziamento di RTVE, che il governo socialista di Jos\u00e9 Luis Rodr\u00edguez Zapatero ha imposto alle televisioni private e agli operatori di telecomunicazioni quando ha ritirato la pubblicit\u00e0 dai canali pubblici nel 2009, \u00e8 fuori da questa legge. Tuttavia, il Governo non esclude di introdurre tale obbligo anche per le piattaforme video attraverso un&#8217;altra legge, come quella che regola il finanziamento di RTVE, riferiscono fonti dell&#8217;Amministrazione.\r\n\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le piattaforme fruibili via Internet con smart tv Netflix, HBO e Amazon Prime Video in Spagna dovranno destinare un minimo del 5 per cento per finanziare cinema e serie tv spagnole. \u00c8 questo il progetto per un disegno di legge che il Governo di Pedro S\u00e1nchez sta vagliando. I guadagni delle tre principali piattaforme \u00e8 immenso e esecutivo iberico vuole, in cambio, un contributo minimo alla produzione cine e televisiva nazionale, come gi\u00e0 fanno RTVE (la Rai spagnola) e le tradizionali televisioni private. 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