{"id":2308,"date":"2025-08-06T15:25:07","date_gmt":"2025-08-06T13:25:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=2308"},"modified":"2025-08-06T15:53:42","modified_gmt":"2025-08-06T13:53:42","slug":"se-il-lavoro-ti-ruba-lanima-di-caforio-e-labanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2025\/08\/06\/se-il-lavoro-ti-ruba-lanima-di-caforio-e-labanti\/","title":{"rendered":"Se il lavoro ti ruba l\u2019anima di Eleonora Caforio e Sara Labanti, una lettura non solo per l&#8217;estate"},"content":{"rendered":"Qualche mese fa El Pa\u00eds, il quotidiano pi\u00f9 letto di Spagna, pubblicava una lungo reportage sul fenomeno che sta segnando negativamente il mondo del lavoro da qualche anno: il burn-out, un termine che descrive una persona \u201cbruciata\u201d dal proprio lavoro, non una categoria professionale specifica, ma in modo trasversale, varie categorie, dall\u2019architetto, alla commessa, passando per l\u2019operaio. Un fenomeno che nasce da pi\u00f9 aspetti e non dipende direttamente da quanto  la propria professione sia pesante o meno, perch\u00e9 non incide soltanto la stanchezza o lo stress.<br \/>Per approfondire questo aspetto, ho parlato con due professioniste del settore, Eleonora Caforio, psicologa del lavoro e coach, e Sara Labanti, formatrice, autrici a quattro mani di \u201cSe il lavoro ti ruba l\u2019anima\u201d (Mimesis, 262 pagg. \u20ac22), un saggio molto completo e interessante che affronta, raccogliendo molte testimonianze, questa \u201cmalattia\u201d  che insidia le vite professionali. E per l\u2019occasione ho intervistato le due autrice, a loro esordio letterale che, lo scorso maggio hanno presentato la loro opera all\u2019ultimo Salone del Libro di Torino.<br \/><br \/>Dove nasce l\u2019esigenza di scrivere questo libro? <br \/><br \/>\u00abNasce da quattro mani ma da un\u2019unica intenzione: quella di dare voce a un disagio diffuso e, allo stesso tempo, aprire uno spazio di riflessione autentica sul senso del lavoro oggi. Entrambe, come professioniste e consulenti, abbiamo vissuto in prima persona le disfunzioni del sistema lavorativo contemporaneo e il malessere che spesso genera. E da questa esperienza condivisa \u00e8 scaturita l\u2019idea di trasformare le domande che ci portavamo dentro, come \u201cCosa sta succedendo?\u201d,  \u201cChe cosa ci manca?\u201d e \u201cCome possiamo ritrovare equilibrio e significato?\u201d, in un racconto capace di coinvolgere chiunque lavori\u00bb.<br \/><br \/>La lettura \u00e8 molto scorrevole e piacevole, non sembra un saggio. <br \/><br \/>\u00abNon volevamo scrivere un saggio teorico ma costruire un racconto corale. Per questo il libro raccoglie storie vere, voci plurali e prospettive differenti, restituendo complessit\u00e0 e umanit\u00e0 al tema del lavoro. La prefazione, affidata a Davide D\u2019Ambrogio, e l\u2019appendice di Luciano Manicardi arricchiscono ulteriormente questo dialogo, intrecciando visioni diverse ma complementari: quella popolare e quella spirituale, quella del manager e quella del monaco. Al centro del testo c\u2019\u00e8 un\u2019urgenza comune: superare il paradigma dominante fatto solo di prestazione e produttivit\u00e0, e tornare a un lavoro che non ci svuoti, ma ci rispecchi. \r\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/BOOK.jpeg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/BOOK-236x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"300\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2312\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/BOOK-236x300.jpeg 236w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/BOOK.jpeg 709w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><\/a>\r\nUn lavoro che sia spazio di libert\u00e0 e crescita. \u00c8 tempo di ripensare il lavoro, non solo come ci\u00f2 che facciamo, ma come luogo in cui ritrovarci, trasformarci e contribuire in modo autentico\u00bb.<br \/><br \/>Perch\u00e9 questo titolo? <br \/><br \/>\u00abQuando diciamo che il lavoro \u201cruba l\u2019anima\u201d, non ci riferiamo solo allo stress o alla stanchezza, ma a una forma pi\u00f9 profonda di svuotamento: quella che ci riduce a ruoli, numeri, prestazioni. \u00c8 il paradosso di un sistema in cui non si lavora pi\u00f9 per vivere, ma si vive per lavorare. In questo ribaltamento perdiamo contatto con chi siamo, confondendo il nostro valore con ci\u00f2 che produciamo o con quanto siamo visibili\u00bb.<br \/>Il lavoro, che dovrebbe essere uno spazio di crescita, rischia cos\u00ec di diventare un luogo di disumanizzazione. Nel libro esploriamo le molteplici forme di disagio lavorativo \u2014 burn-out, insicurezza psicologica, relazioni tossiche, narrazioni distorte sul successo e sul fallimento \u2014 e il modo in cui questi meccanismi minano la nostra libert\u00e0 interiore\u00bb.<br \/><br \/>Affrontate anche il lato spirituale. <br \/><br \/>\u00abSentivamo, infatti, la necessit\u00e0 di tornare a parlare di \u201canima\u201d, intesa come nucleo profondo del s\u00e9, ci\u00f2 che d\u00e0 senso e direzione alla nostra vita. Perch\u00e9 nel lavoro riversiamo sogni, passioni, ma anche paure e fragilit\u00e0. E quando il lavoro ci opprime, non \u00e8 solo il corpo a cedere: \u00e8 l\u2019anima a soffrire. Nel testo recuperiamo il significato originario di \u201ccura dell\u2019anima\u201d, ispirandoci alla tradizione filosofica. Nel testo si invitano i lettori a riconoscere anche che esiste un altro tipo di lavoro: quello invisibile, lento e non misurabile. Non produce profitto, ma genera significato. Non ci incatena al tempo, ma lo trasforma. Ci fa fiorire, non solo funzionare. \u00c8 di questo lavoro \u2014 pi\u00f9 umano, autentico, trasformativo \u2014 che oggi abbiamo urgente bisogno. Un lavoro che sia anche cura, relazione e vocazione\u00bb.<br \/><br \/>Che ruolo gioca il desiderio in questo libro? E perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante tornare ad ascoltarlo, anche nel contesto lavorativo?<br \/><br \/>\u00abIl desiderio \u00e8 il filo rosso che attraversa tutto il libro, perch\u00e9 sposta il focus della nostra vita lavorativa dal tema della performance a quella del senso. Non parliamo del desiderio come capriccio o ambizione individualista, ma come forza trasformativa, profonda e originaria che muove la vita, orienta le scelte, offre direzione all\u2019agire e permette di vivere il lavoro come spazio di espressione e non solo di produzione. In un mondo del lavoro che spesso ci abitua alla reattivit\u00e0, alla sopravvivenza o al semplice adeguamento, tornare ad ascoltare il proprio desiderio significa riappropriarsi della direzione.<br \/>Nel libro, il desiderio \u00e8 ci\u00f2 che ci permette di fare discernimento: ci aiuta a distinguere ci\u00f2 che ci corrisponde da ci\u00f2 che ci \u00e8 stato imposto da modelli culturali, aspettative esterne o ruoli predefiniti. \u00c8 una chiamata all\u2019autenticit\u00e0, a non accontentarsi di funzionare, ma a vivere il lavoro come spazio in cui crescere, contribuire, trasformarsi\u00bb.<br \/><br \/>Ma come si fa ritornare il desiderio a lavoro, rinnamorarsi del proprio lavoro?<br \/><br \/>\u00abNel contesto lavorativo, recuperare il desiderio \u00e8 un atto rivoluzionario: significa riconoscere che le persone non sono solo risorse da ottimizzare, ma soggetti capaci di visione e creativit\u00e0. E significa anche ricordare che nessuna vera innovazione nasce dal dovere sterile: nasce da chi \u00e8 mosso da una passione, da un\u2019urgenza interiore, da un desiderio. In quest\u2019ottica, il desiderio non \u00e8 solo personale: \u00e8 un potente generatore di cultura organizzativa. \r\n<div id=\"attachment_2313\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/ut.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-2313\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/ut-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"size-medium wp-image-2313\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/ut-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/ut-768x1024.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/ut-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2025\/08\/ut.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2313\" class=\"wp-caption-text\">Eleonora Caforio e Sara Labanti, autrici del libro presentato all&#8217;ultimo Salone del Libro di Torino.<\/p><\/div>\r\nLe aziende che sanno coltivarlo \u2013 attraverso spazi di ascolto, autonomia, cura e fiducia \u2013 sono quelle che permettono alle persone di esprimere il meglio di s\u00e9, in modo libero e generativo. E proprio l\u00ec, dove il desiderio pu\u00f2 trovare voce, nasce il futuro del lavoro: pi\u00f9 umano, pi\u00f9 autentico, pi\u00f9 vivo\u00bb.<br \/><br \/>Perch\u00e9 leggere questo libro? Che tipo di cambiamento vorreste ispirare? <br \/><br \/>\u00abQuesto libro nasce con un duplice scopo: da un lato, aiutare le persone a ritrovare un equilibrio autentico nella propria vita professionale; dall\u2019altro, offrire alle organizzazioni strumenti per costruire una cultura del lavoro pi\u00f9 umana, fondata sui bisogni reali delle persone. Lavoro e organizzazioni non esistono senza le persone: sono le loro relazioni, emozioni e risorse interiori a dare vita a tutto il resto.<br \/>Per questo, sul piano individuale, il libro invita a esercitare discernimento, a distinguere ci\u00f2 che ci appartiene da ci\u00f2 che ci \u00e8 stato imposto, e a riscoprire nel lavoro uno spazio di trasformazione e verit\u00e0. Anche in contesti rigidi, esiste sempre una possibilit\u00e0: scegliere. E scegliere significa restare fedeli a ci\u00f2 che ci muove davvero. Sul piano collettivo, proponiamo una visione radicalmente umana del lavoro\u00bb. <br \/><br \/>Ci vorrebbe un po\u2019 pi\u00f9 di umanit\u00e0 contro la disumanit\u00e0 di molti lavori.<br \/><br \/>\u00abUmanizzare non \u00e8 un lusso, ma una necessit\u00e0 urgente e strategica.<br \/>Vuol dire creare ambienti dove si possa non solo produrre, ma anche crescere, contribuire, sentirsi visti e valorizzati.<br \/>Vuol dire rendere concreti valori come inclusione, fiducia, autonomia e cura.<br \/>Nel libro raccontiamo storie di aziende che hanno gi\u00e0 imboccato questa strada, integrando tecnologia, benessere e ascolto attivo.<br \/>Sono realt\u00e0 che hanno compreso una verit\u00e0 semplice ma potente: il benessere delle persone \u00e8 la vera chiave per la sostenibilit\u00e0 e il successo.<br \/>Come afferma l\u2019economista Ha-Joon Chang, investire nelle persone \u00e8 una strategia lungimirante, non solo etica. Il futuro del lavoro \u00e8 umano. E chi sceglier\u00e0 di percorrere questa direzione potr\u00e0 generare valore duraturo \u2014 per le persone, per le organizzazioni, per il mondo\u00bb.<br \/>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Qualche mese fa El Pa\u00eds, il quotidiano pi\u00f9 letto di Spagna, pubblicava una lungo reportage sul fenomeno che sta segnando negativamente il mondo del lavoro da qualche anno: il burn-out, un termine che descrive una persona \u201cbruciata\u201d dal proprio lavoro, non una categoria professionale specifica, ma in modo trasversale, varie categorie, dall\u2019architetto, alla commessa, passando per l\u2019operaio. 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