{"id":2543,"date":"2026-07-31T18:51:00","date_gmt":"2026-07-31T16:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=2543"},"modified":"2026-08-01T19:34:38","modified_gmt":"2026-08-01T17:34:38","slug":"linferno-spagnolo-in-africa-dei-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2026\/07\/31\/linferno-spagnolo-in-africa-dei-migranti\/","title":{"rendered":"In Africa c&#8217;\u00e8 l&#8217;inferno spagnolo per i migranti"},"content":{"rendered":"<p>Da una parte poco meno di diciotto chilometri quadrati, dall\u2019altra quasi tredici. Terreno spagnolo incastonato nella punta nord del Marocco, detto anche enclave o porto franco, soggetto alle leggi del Regno di Spagna e alle norme della Ue.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2026\/07\/ceuta.png\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2026\/07\/ceuta-300x224.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2544\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2026\/07\/ceuta-300x224.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2026\/07\/ceuta.png 593w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nUna terra promessa protetta da sette metri di reti d\u2019acciaio, filo spinato, vedette con militari cecchini, telecamere e persino l\u2019occhio del satellite. Fino a una ventina d\u2019anni fa era il colabrodo da cui passava il flusso di migranti subsahariani che, poi, raggiungeva le coste spagnole o francesi. Oggi \u00e8 un confine invalicabile, segnato dal sangue di quei migliaia che ci hanno provato e, spesso, lasciato la pelle, perch\u00e9 sia gli agenti di polizia spagnoli e marocchini non fanno sconti a nessuno e ricorrono sempre alla forza.<br \/>\nCeuta e Melilla sono un non luogo. Qualcosa difficile da concepire e da raccontare. Una porta dorata, ma sorvegliatissima per l\u2019Europa, desiderata da tutti quei disperati che scappano dalla povert\u00e0 in cerca del riscatto di nuova vita, di un lavoro, di un futuro. In Africa non ci sono pi\u00f9 dagli anni Novanta guerre importanti ma si continua a emigrare verso l\u2019Europa perch\u00e9 la povert\u00e0 non \u00e8 mai svanita.<br \/>\nNegli ultimi anni, gli assalti a queste due enclavi da parte del flusso di migranti, pronti a tutto, sono diventati pi\u00f9 frequenti e violenti. E anche ben organizzati, quasi da una mente di stratega, come quello del settembre 2018, quando si presentarono quasi in mille davanti a trenta poliziotti spagnoli, divisi da sette metri di muro. I migranti avevano ogni genere di arma contundente, sassi, bottiglie (piene di feci, urina e anche sangue) e le cesoie per tagliare le reti che li dividono dalla libert\u00e0. Mentre in duecento lanciavano merda, sassi, sangue e urina contro i poliziotti, altri a decine aprivano varchi nella rete tagliando le maglie. Altri distraevano i cecchini col lancio di sassi, mentre a centinaia iniziavano a entrare nella zona franca attraverso i varchi o scalando le reti.<br \/>\nSi scaten\u00f2 una battaglia tra disperati e autorit\u00e0, tra Occidente e Subsahara. Ci furono un centinaio di feriti tra i migranti, e sette morti. Una decina di agenti feriti che, vista l\u2019entit\u00e0 dell\u2019assalto, triplicarono a novanta uomini, con il permesso di sparare con i fucili a pallottole di gomma sui migranti che cadevano come mosche rompendosi le ossa e la testa.<br \/>\nDopo una giornata intera di combattimenti e respingimenti, ci fu la caccia all\u2019uomo all\u2019interno dei diciassette metri quadrati di Ceuta: furono recuperate quasi settecento persone, di queste una decina aveva diritto all\u2019asilo politico. Gli altri furono bastonati con dovizia dalla polizia spagnola e poi marocchina e buttati dall\u2019altra parte della rete.<br \/>\nQuesti attacchi si sono ripetuti nel tempo, con l\u2019alternanza del governo popolare e socialista. Ora la patata bollente, con le ultime cronache, \u00e8 passata nelle mani del premier socialista Pedro Sanchez. Il Governo di Madrid negli ultimi vent\u2019anni ha investito quasi sette miliardi di euro per proteggere Ceuta e Melilla, utilizzando anche costosi satelliti che monitorano i flussi dei migranti. Tuttavia attraverso le due enclave marocchine passano davvero in pochi. C\u2019\u00e8 chi riesce a corrompere la corruttibile polizia marocchina, mentre \u00e8 pi\u00f9 difficile con gli agenti spagnoli che, se scoperti, si beccano vent\u2019anni di carcere.<br \/>\nUna ventina d\u2019anni fa sono stato a Ceuta per un reportage per Il Riformista diretto all\u2019epoca da Antonio Polito. Nella cittadina sembra di essere in un pueblo spagnolo: tapas bar, palme sul lungomare, negozi per turisti, ristoranti di paella e sangria. Tutto normale ma poi avvicinandosi alla rete si scopre un mondo di mezzo, sorvegliatissimo. I poliziotti sono sempre in tenuta di guerra, temono attacchi sempre pi\u00f9 violenti di una massa enorme di persone disperate e inferocite. Le autorit\u00e0 locali chiedono pi\u00f9 risorse, mezzi militari e uomini a Madrid che, invece, da tempo, soprattutto con le amministrazioni socialiste, ha iniziato a tagliare le spese. Gli abitanti col passaporto spagnolo nelle due enclave hanno tutti origini arabe o africane. Ad alcuni di loro i clandestini fanno comodo: o li assumono come schiavi o li aiutano (dietro grosse somme di denaro) a raggiungere la Spagna o il Portogallo o la Francia. I migranti fanno paura ma fanno pure molto comodo al portafoglio di tanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da una parte poco meno di diciotto chilometri quadrati, dall\u2019altra quasi tredici. Terreno spagnolo incastonato nella punta nord del Marocco, detto anche enclave o porto franco, soggetto alle leggi del Regno di Spagna e alle norme della Ue. Una terra promessa protetta da sette metri di reti d\u2019acciaio, filo spinato, vedette con militari cecchini, telecamere e persino l\u2019occhio del satellite. Fino a una ventina d\u2019anni fa era il colabrodo da cui passava il flusso di migranti subsahariani che, poi, raggiungeva le coste spagnole o francesi. 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