{"id":301,"date":"2019-03-10T16:19:45","date_gmt":"2019-03-10T15:19:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=301"},"modified":"2019-03-10T23:51:11","modified_gmt":"2019-03-10T22:51:11","slug":"caracas-e-una-citta-in-ginocchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2019\/03\/10\/caracas-e-una-citta-in-ginocchio\/","title":{"rendered":"Caracas \u00e8 una citt\u00e0 in ginocchio"},"content":{"rendered":"<p><strong><i>Ho lasciato le comodit\u00e0 di Madrid, per raggiungere l&#8217;inferno di Caracas, citt\u00e0 in ginocchio ostaggio della mancanza di\u00a0corrente elettrica. Sono entrato in\u00a0Venezuela dalla Colombia, \u00a0seguendo le ong e le onlus spagnole, come giornalista e aiuto infermiere. Da oggi scriver\u00f2 dalla zona nord della capitale venezuelana, spaccata in due da una vera e propria guerra civile, coi negozi degli alimentari svuotati, il traffico dimezzato, la rabbia che serpeggia,\u00a0lappatura\u00a0che morde ovunque, in attesa di una resa. E della corrente che non torna.<\/i><\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;alba \u00e8 accolta come fossimo ominidi primordiali che si inchinano alla luce del dio sole. Al terzo giorno di seguito senza energia elettrica, tutti hanno perso la speranza di avere un frigorifero funzionante nell&#8217;afa di una primavera bollente.I caraque\u00f1os si\u00a0sono ingegnati contro miseria e mancanze da decenni. Molti preferiscono dormire in auto che farsi 12 piani a piedi, ogni volta che \u00e8 necessario uscire di casa. La corrente dovr\u00e0\u00a0tornare prima o poi. Caracas \u00e8 una citt\u00e0 letteralmente in ginocchio, che allunga le mani al cielo ma non afferra nulla. \u00a0Due milioni di abitanti \u00a0divisi in una ventina di quartieri, poveri o ricchi, dove da anni non si vede un negozio pieno di frutta o carne. I negozi sono chiusi, incendiati o aperti con una miserabile offerta di miserabili prodotti. Costosi, d&#8217;importazione. \u00a0Soltanto farina costa poco, ma col blocco delle centrali, il sistema idraulico dei palazzi funziona singhiozzo. Fuori ci sono 28-30 gradi di giorno e il 92 per cento di umidit\u00e0, cos\u00ec \u00a0ogni alimento fresco si guasta in meno di un&#8217;ora. E anche lo scatolame non ha pi\u00f9 una vita lunga. A trovarlo, poi lo scatolame. Una lattina di tonno costa come venti a Milano. I negozi di alimentari sono ancora pi\u00f9 vuoti delle settimane precedenti. Il nervosismo dilaga, ma non si perde la speranza. Da Cuba sono arrivate tonnellate di frutta, platanos y mangos, ma \u00e8 frutta destinata a marcire in fretta se non viene venduta o regalata. Per trasportarla ci vuole energia, o gasolio che scarseggia.<\/p>\n<p>Fa molto caldo a Caracas, la gente \u00e8 ancora pi\u00f9 incazzata di un mese fa, ma non lo d\u00e0 a \u00a0vedere pi\u00f9 di tanto, implode interiormente e poi esplode in piazza in uno sfogo collettivo che sembra un esercizio di purificazione collettiva. Sguardi bassi, volti esasperati dalla mancanza di tutto e dalle bugie raccontate da ogni parte. Quando non hai nemmeno due cubetti di ghiaccio in frigo, perch\u00e9 il frigo non funziona da gioved\u00ec, allora te ne freghi della rivoluzione bolivariana del defunto Chavez. E guardi anche con sospetto questo milionario ben vestito che chiede nuove elezioni, ma ogni tanto sparisce per poi ricomparire. Forse se ne va a Miami a cercare una sponda d&#8217;intervento tra gli anticastristi. Ormai del Venezuela, questa \u00e8 la triste verit\u00e0, non frega pi\u00f9 a nessuno. Da un secondo all&#8217;altro si aspetta che\u00a0qualcosa succeda. Qualcosa di terribile che poi aprir\u00e0 alla speranza. Se ritorna la luce, forse, ritorna anche la democrazia che non c&#8217;\u00e8 mai stata. I black-out sono a macchia di leopardo, ma otto\u00a0quartieri su dieci sono da cinquanta ore di seguito senza luce. Chi ha un impiego, va in ufficio come se fosse negli anni Venti: tutto manuale, ricevute scritte, pc spenti, documenti trascritti a mano e sette piani a piedi senza ascensore con impianti antincendio inservibili. Scrivi 2019, ma leggi 1819. Le banche aprono per un paio d&#8217;ore, non danno soldi, ma solo consigli. Sistemi bancari, di calcolo, registrazione e di sicurezza non funzionano senza corrente, nulla funziona senza corrente. Anche la Borsa si \u00e8 arresa, invece di tirare fuori i pallottolieri e le calcolatrici a manovella. Telefonare \u00e8 un&#8217;impresa: le linee saltano o cadono, stai parlando con un parente a Catia La Mar, poi ti accorgi che sei collegato con uno sconosciuto che da due giorni cerca di chiamare in Brasile dalla zona di San Bernardino. Comico e grottesco, come una puntata della serie tv &#8220;Black Mirror&#8221;. Il peggior futuro distopico e dispotico che si possa temere. Caracas \u00e8 uno specchio nero che non riflette pi\u00f9 nulla, alimenta soltanto disperazione e confusione. Nemmeno di giorno quando il sole \u00e8 alto, la brezza marina sale verso le montagne, si sta bene. L&#8217;aria \u00e0 lattiginosa, inquinata, \u00a0impregnata di umidit\u00e0 polverosa, di \u00a0zolfo e catrame. E di tanta umanit\u00e0 che annaspa. La sera dai balconi cade un flusso di cenere,\u00a0qualcuno accende delle torce coi giornali per gridare che su c&#8217;\u00e8 vita umana, terrestre. Magari a qualche astronave extraterrestre di passaggio, disposta a dare un passaggio a qualche miserabile (non per colpa sua) verso un altro mondo. Perch\u00e9 del Venezuela, non frega pi\u00f9 niente a nessuno.<\/p>\n<div id=\"attachment_304\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Blackoiut.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-304\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-304\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Blackoiut-300x200.jpg\" alt=\"Caracas, in penombra senza energia elettrica in un negozio di alimentari\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Blackoiut-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Blackoiut-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Blackoiut.jpg 1242w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-304\" class=\"wp-caption-text\">Caracas, in penombra senza energia elettrica in un negozio di alimentari<\/p><\/div>\n<p>Le tre stazioni principali dei treni, la Hoyada, Terminal Caracas e Propatria sono terra di rifugiati che sostano da una settimana. Centinaia di persone dormono stretti ai propri averi, in un&#8217;attesa infernale che non ha mai fine. Tutto fermo, niente viaggia. Niente si muove. In aeroporto si sono rifiutati di emettere ticket a mano. I generatori non riescono nemmeno a dare energia alla torre di controllo per pi\u00f9\u00a0di un&#8217;ora, poi salta tutto. Chi vuole\u00a0raggiungere le localit\u00e0 di mare o scappare dal paese, non ha scampo. Caracas \u00e8 una nave che sta lentamente affondando, consapevole di quanto succede, rassegnata. Si attende\u00a0un miracolo. Gli ospedali sono o pi\u00f9 colpiti dall&#8217;assenza della linfa che muove tutto. I\u00a0generatori non funzionano, o funzionano a singhiozzo, non hanno avuto assistenza, si ingolfano &#8211; mi dicono &#8211; e il caldo e la mancanza di macchine mediche mietono vittime. Bambini in crisi respiratorie, cardiopatici, anziani. Operazioni chirurgiche rinviate. I malati gravi stanno morendo come mosche. \u00c8 emergenza, manca la corrente, manca la forza principale che muove tutto nella societ\u00e0 moderna. Si vive come nel Medioevo, et\u00e0 in cui, per, \u00a0erano pi\u00f9 abituati a gestire l&#8217;oscurit\u00e0 e le faccende quotidiane. Perch\u00e9 di notte si rimane in casa a lume di candela o con una vecchia lampada a olio o a etanolo da minatore. Si prende un po&#8217; di luce da ogni dispositivo: dagli schermi dei computer o dei elefantini, dalle torce con la dinamo. Fuori le ombre sono una minaccia, sono la morte, non portano nulla di bene, se non un coltello alla gola e una rapina. O uno stupro.<br \/>\nDi chi \u00e8 la colpa della mancanza d&#8217;elettricit\u00e0? Le centrali termoelettriche sono vetuste, mancano pezzi di ricambio, alcune sono bruciate da anni, altre sono state sabotate, dai pro Maduro o dai pro Guaid\u00f3. O dai Marines? Va peggio per chi abita nella zona sud, dove mancano i generatori e i pannelli solari. Maduro in camicia rossa e pugno chiuso \u00a0accusa in tv il golpe perenne degli Stati Uniti aiutati da Guaid\u00f3. La societ\u00e0 \u00e8 spaccata in due e serba rancore per tutti e tutto. Poveri contro ricchi. Non esiste una via di mezzo in questo inferno di ideologie bruciate e velenose. Ieri, sabato, si \u00e8 manifestato in piazza, inutilmente, contro il regime madurista. Anche oggi, domenica, ci sono manifestazioni e rabbia sparsa. Ma la corrente non torna. E a Caracas fa molto caldo. Tutti cercano il ghiaccio, pi\u00f9 della benzina o delle aspirine. E si vende caro: stamattina per un chilo volevano cinque dollari, stasera ne chiederanno quindici. Somme impossibili anche al mercato nero che \u00e8 l&#8217;economia parallela di Caracas. Anche sottobanco, pur pagando manca quasi tutto. Cuba invier\u00e0 \u00a0una ventina di dottori. Ma non c&#8217;\u00e8 la corrente. E a Caracas la temperatura sociale aumenta. In attesa che tutto esploda come una stella morente e malata di una lenta agonia. La verit\u00e0? Del Venezuela non frega niente pi\u00f9 a nessuno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ho lasciato le comodit\u00e0 di Madrid, per raggiungere l&#8217;inferno di Caracas, citt\u00e0 in ginocchio ostaggio della mancanza di\u00a0corrente elettrica. Sono entrato in\u00a0Venezuela dalla Colombia, \u00a0seguendo le ong e le onlus spagnole, come giornalista e aiuto infermiere. Da oggi scriver\u00f2 dalla zona nord della capitale venezuelana, spaccata in due da una vera e propria guerra civile, coi negozi degli alimentari svuotati, il traffico dimezzato, la rabbia che serpeggia,\u00a0lappatura\u00a0che morde ovunque, in attesa di una resa. E della corrente che non torna. L&#8217;alba \u00e8 accolta come fossimo ominidi primordiali che si inchinano alla luce del dio sole. 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