{"id":303,"date":"2019-03-16T20:44:40","date_gmt":"2019-03-16T19:44:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=303"},"modified":"2019-03-16T20:46:19","modified_gmt":"2019-03-16T19:46:19","slug":"dopo-quindici-anni-la-ferita-di-atocha-e-ancora-aperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2019\/03\/16\/dopo-quindici-anni-la-ferita-di-atocha-e-ancora-aperta\/","title":{"rendered":"Dopo quindici anni, la ferita di Atocha \u00e8 ancora aperta"},"content":{"rendered":"<p>Quindici anni fa l&#8217;esplosione di Atocha e della storia hanno segnato la mia vita di corrispondente. Ero ritornato in Spagna da una sola settimana, dopo una pausa a Milano di un paio di mesi e mi ritrovai nell&#8217;inferno del terrorismo islamista. Quella mattina ero a Barcellona, 600 km pi\u00f9 a nord-est, io con il collega fotografo ci buttammo in strada, con la radio accesa e un Paese immobile e sconvolto che non credeva che avessero colpito con tanta crudelt\u00e0 il suo cuore pulsante, Madrid, la Capital. Treni fermi, aerei a terra, scuole chiuse e tanta paura e impotenza.<\/p>\n<p>Arrivare a Madrid fu complicato e impegnativo: posti di blocco, strade chiuse, mentre le radio iniziavano a ripetere che non poteva essere attribuita la colpa all&#8217;Eta tale massacro. Come si seppe, qualche giorno dopo, l&#8217;attentato dinamitardo sui due treni pendolari in arrivo a Madrid era stato organizzato da al-Qaida per punire la Spagna per avere inviato le sue truppe in Afghanistan e Iraq, come aveva deciso il governo di destra di Jos\u00e9 Maria Aznar.<\/p>\n<p>E fu davanti a una colonna di fumo nero e acre, davanti all&#8217;odore chimico di esplosivo, polvere e sangue, che inizi\u00f2 ufficialmente il mio lavoro, dopo settimane di studio della lingua, ozio e tanti dubbi. Avevo un biglietto per rientrare a New York. Ma c&#8217;era qualcosa e qualcuno a trattenermi. Ora mi chiedo, doverosamente, e anche con un po&#8217; di rimpianto, che cosa sarebbe stata la mia vita se fossi tornato a vivere negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Invece, l&#8217;11-M, come semplificano gli spagnoli, mi sorprese e travolse e mi battezz\u00f2 col fuoco. Il 28-A gli spagnoli andranno, per la terza volta in quattro anni, alle urne.\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Madrid.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-319\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Madrid-300x236.jpg\" alt=\"Madrid\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Madrid-300x236.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/03\/Madrid.jpg 666w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nL&#8217;11 marzo del 2004 , un gioved\u00ec, gli spagnoli stavano per votare la domenica. Era un gioved\u00ec di una primavera umida e piovosa, pioveva anche a Barcellona che aveva \u00a0esposto in spiaggia le bandiere rosse: mare forte, divieto di balneazione. Il vento intriso di salsedine risaliva dal porto per le tre ramblas. Quando le agenzie lanciarono la notizie, seguite dalle prime agghiaccianti immagini della tv, l&#8217;intera Spagna smise di respirare. Nei bar le persone si portavano la mani sulle labbra, sul volto, qualcuno piangeva, qualcuno malediva l&#8217;Eta. Tutti avevano paura. Nessuno capiva il perch\u00e9.<br \/>\nQuando arrivammo a Madrid, nel primo pomeriggio, i pompieri stavano ancora tagliando le lamiere per tirare fuori i corpi macellati dall&#8217;esplosione. Santiago, il fotografo che era con me scatt\u00f2 questa foto per l&#8217;agenzia EFE e il giorno dopo era su <em>El Pais<\/em>, un bomber\u00f2, un vigile del fuoco esausto, col fumo nelle narici, affranto dal disperazione dopo aver visto quel massacro. Due giorni dopo, sul sito web del<em> Pais<\/em> c&#8217;era un bellissimo mosaico con le quasi duecento vittime dell&#8217;attentato. Tutti i loro volti, bastava cliccare su un volto a caso per conoscere un riassunto di quella vita spazzata va della follia integralista, un compendio di emozioni e di dolore. Mentre attendevo di scrivere e che mi chiamassero da Milano, passai una mezz&#8217;ora a cliccare sui volti di quegli sconosciuti. A caso. Laura Z.,26 anni andava a Madrid per un controllo: era al quarto mese di gravidanza, le piacevano le commedie romantiche che vedeva con suo marito Alvaro, avvolta nella coperta di sua nonna basca Begonia, sul divano, il sabato sera. Erano sposati da due anni, sarebbe stato il loro primo figlio&#8230;o Marcos G,, 45 anni, dentista e volontario nel Kosovo, tre figli e due cani. Amava giocare a padel e tifava il Real Madrid&#8230;.storie di sconosciuti che, le leggevi e\u00a0le sentivi gi\u00e0 tue, e loro erano amici tuoi, tuoi cari, e ti emozionava quel brevissimo compendio di una vita spazzata via dall&#8217;odio e dalla stupidit\u00e0.<br \/>\n<em><strong>Madrid, 11.3.2004 &#8211; 11.3.2019 \u00a0 <\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>192 vittime e 2057 feriti<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quindici anni fa l&#8217;esplosione di Atocha e della storia hanno segnato la mia vita di corrispondente. Ero ritornato in Spagna da una sola settimana, dopo una pausa a Milano di un paio di mesi e mi ritrovai nell&#8217;inferno del terrorismo islamista. Quella mattina ero a Barcellona, 600 km pi\u00f9 a nord-est, io con il collega fotografo ci buttammo in strada, con la radio accesa e un Paese immobile e sconvolto che non credeva che avessero colpito con tanta crudelt\u00e0 il suo cuore pulsante, Madrid, la Capital. 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