{"id":433,"date":"2019-06-12T21:27:35","date_gmt":"2019-06-12T19:27:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=433"},"modified":"2019-06-13T07:17:57","modified_gmt":"2019-06-13T05:17:57","slug":"nel-2028-madrid-sara-piu-ricca-del-7-rispetto-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2019\/06\/12\/nel-2028-madrid-sara-piu-ricca-del-7-rispetto-roma\/","title":{"rendered":"Nel 2028 Madrid sar\u00e0 pi\u00f9 ricca del 7% rispetto a Roma"},"content":{"rendered":"<p>Ormai da tempo non ha pi\u00f9 alcun senso fare confronti tra Spagna e Italia. Era di moda qualche anno fa, quando tutti i media giocavano a ipotizzare un duello tra Madrid e Roma, azzardando un probabile sorpasso. Di sfide con i cugini iberici en abbiamo da vendere: dal campionato di calcio, al prosciutto, ma dobbiamo ammettere che il sorpasso c&#8217; sito, e che Spagna e Italia stanno giocando in due zone diverse dell&#8217;Eurozona: Madrid vola verso l&#8217;alto con un Pil a +2,8%, mentre l&#8217;Italia \u00e8 in fondo alla classifica che annaspa soluzioni.<br \/>\nNe \u00e8 testimone l\u2019evoluzione dello spread con il Bund tedesco dei nostri BTp e dei loro Bonos, con il sorpasso spagnolo avvenuto gi\u00e0 nel 2013.<br \/>\nLa Spagna \u00e8 uscita dalla crisi nello stesso periodo dell&#8217;Italia, ma dopo pochi mesi ha ricominciato a crescere: ha chiuso i conti con la Troika, ha attuato una pesante riforma del mondo del lavoro, tagliando stipendi pubblici e privati. Ha buttato gi\u00e0 la medicina molto amar di Bruxelles e ha avuto il semaforo verde per la finanzia (che poi per motivi di maggioranza non ha ancora approvato). Madrid ha ridotto il suo debito pubblico, Roma \u00e8 strozzata dal pagamento dei suoi interessi.<br \/>\nNon bisogna stupirsi oggi nel leggere che il Pil pro capite spagnolo a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto ha superato quello italiano, e che la \u201cforbice\u201d tra i due Paesi \u00e8 destinata ad allargarsi ancora.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 prima della crisi la Spagna correva pi\u00f9 forte rispetto all\u2019Italia (tra il 2000 e il 2007 Madrid \u00e8 cresciuta del 3,5% medio annuo contro l\u20191,2% di Roma), raccogliendo i frutti dell\u2019era Aznar con le sue riforme economiche, liberalizzazioni e privatizzazioni. La grande crisi ha colpito con violenza entrambi, mettendo in ginocchio il settore immobiliare e bancario spagnolo, ma uno dei due Paesi ha saputo rinnovarsi, facendo scelte dolorose che l\u2019hanno reso pi\u00f9 competitivo, mentre l\u2019altro ancora l\u00ec, in zona retrocessione, a giocarsela con la Grecia. La Spagna ha attuato, che dicevamo prima, alcune riforma: una per risolvere il problema della bassa produttivit\u00e0 spagnola, un male comune con l&#8217;Italia. Il tessuto produttivo iberico \u00e8 formato per lo pi\u00f9 da piccole e medie imprese (PMI), soprattutto piccole attivit\u00e0, molte a guida familiare. Mancano grandi aziende e quindi la produttivit\u00e0 \u00e8 modesta. La crisi finanziaria e il <em>credit crunch<\/em> hanno negato soldi a queste imprese in sofferenza. Per aiutare le PIM spagnole Madrid ha varato due importanti leggi. Una sulla concorrenza economica (2013): lo scopo di questa legge \u00e8 stato di promuovere, proteggere e garantire la libera concorrenza e la competizione economica, nonch\u00e9 prevenire, indagare, combattere, perseguire efficacemente, punire severamente ed eliminare monopoli, pratiche monopolistiche e concentrazioni.\u00a0Madrid ha poi riformato la disciplina dei fallimenti con nuove norme che hanno avuto effetti positivi da subito sulle PMI spagnole.<br \/>\nFu il Governo di centro-destra di Mariano Rajoy a riformare\u00a0il suo mercato del lavoro tre anni prima dell&#8217;Italia nel 2012. Il Governo \u00e8 intervenuto sulla flessibilit\u00e0 in uscita e sul dualismo fra lavoratori con contratti di durata diversa, ha introdotto misure che hanno spostato la contrattazione collettiva dal livello settoriale e regionale a quello di impresa. In questo modo \u00e8 stata favorita la flessibilit\u00e0 interna delle aziende, in termini sia di orari che di mansioni. L&#8217;effetto immediato \u00e8 stato una moderazione significativa della dinamica salariale, consentendo all\u2019occupazione di tornare a crescere, anche se il tasso di disoccupazione spagnolo resta molto pi\u00f9 alto rispetto all&#8217;Italia, dove per\u00f2, eccelle il lavoro nero.<br \/>\nLa Spagna \u00e8 riuscita a ripartire rapidamente, anche grazie alla tempestiva messa in sicurezza delle banche che, per via della bolla immobiliare e delle difficolt\u00e0 delle Casse di risparmio iberiche, erano in condizioni nettamente peggiori di quelle italiane. A giugno 2012, nella fase pi\u00f9 acuta della crisi del debito sovrano, Madrid aveva infatti chiesto l\u2019assistenza finanziaria dell\u2019Unione europea, per irrobustire il sistema bancario nel lungo periodo ripristinando cos\u00ec il suo accesso al mercato. E queste riforme non avrebbero avuto un buon successo immediato, assieme alla messa in sicurezza delle banche se, l&#8217;encomia spagnola non avesse continuato a crescere, a marciare senza pause fino al quasi +3 per cento di oggi.<br \/>\n\u00c8 quindi lecito chiedersi dove l&#8217;Italia ha fatto meglio della Spagna? Nel sistema industriale diffuso, nel tasso di disoccupazione e nei risparmi accumulati degli italiani. La cifra \u00e8 il doppio del debito pubblico, solo se consideriamo le attivit\u00e0 finanziarie, e diventa il quadruplo se includiamo gli immobili. Italiani pi\u00f9 risparmiatori e proprietari di casa rispetto ai cugini spagnoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ormai da tempo non ha pi\u00f9 alcun senso fare confronti tra Spagna e Italia. Era di moda qualche anno fa, quando tutti i media giocavano a ipotizzare un duello tra Madrid e Roma, azzardando un probabile sorpasso. 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