{"id":594,"date":"2019-09-18T15:19:24","date_gmt":"2019-09-18T13:19:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=594"},"modified":"2019-09-19T13:07:11","modified_gmt":"2019-09-19T11:07:11","slug":"ed-elezioni-saranno-per-la-quarta-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2019\/09\/18\/ed-elezioni-saranno-per-la-quarta-volta\/","title":{"rendered":"Ed elezioni saranno. Per la quarta volta."},"content":{"rendered":"<p>La Spagna continua a guardarsi indietro, mitizzando l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro del granitico bipartitismo iberico, quando trenta minuti dopo la chiusura delle urne era gi\u00e0 chiaro chi avesse vinto e chi no. Dopo le proteste degli Indignados, confluito nel primo partito populista Podemos, seguito due anni dopo da Ciudadanos, pi\u00f9 anziano di formazione, ma sempre sotto lo sbarramento, la democrac\u00eda nata nel 1978, ha visto soltanto ingovernabilit\u00e0, instabilit\u00e0 \u00a0e sovente, molti tentativi di disgregazione dell&#8217;unit\u00e0 nazionale con le spinte delle forze centripete catalane e basche. Uno, due, tre&#8230;e forse anche quattro tentativi di formare un esecutivo che potesse camminare con le sue gambe, che potesse decidere alleanze stabili e non litigiose per assecondare quella costante, anche se ridotta, crescita economica che benedice la Piel de Toro dal 2016. Niente da fare. O non c&#8217;erano i presupposti o i numeri di maggioranza, o non c&#8217;era la volont\u00e0, come \u00e8 parso al 47 per cento degli spagnoli che secondo un sondaggio nazionale dell&#8217;Istat spagnolo ha dato la colpa di inefficienza proprio al premier uscente e facente funzioni (incaricato dal re Felipe VI a giugno e ad agosto) di non aver avuto la volont\u00e0 di mettere in piedi, seppur traballante, un esecutivo di maggioranza semplice, e un esecutivo un po&#8217; pi\u00f9 stabile col sostegno di Podemos. Ed \u00e8 evidente che ai politici spagnoli manchi il talento italiano e\u00a0\u00a0la capacit\u00e0 di formare alleanze\u00a0per governare. \u00a0In quarant&#8217;anni di storia costituzionale a Madrid non si \u00e8 mai visto un esecutivo di coalizione. E chiss\u00e0 se si vedr\u00e0 chiaramente dopo il prossimo 10 novembre.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il prossimo 10 novembre, per la quarta volta in cinque anni, le urne chiameranno al voto 26 milioni di spagnoli su un totale di quasi cinquanta. E mentre gli analisti avvertono che a questo quarto tentativo si far\u00e0 sentire molto l&#8217;astensionismo, re Felipe VI accetta amaramente di vedere il destino incerto di un Paese e di una classe politica che lui stesso ha visto\u00a0essere incapace di trovare un banalissimo accordo che funzionasse per \u00a0arrivare almeno alla prima legislazione completa del dopo Indignados e senza crisi.<\/p>\n<p>E nel caos politico a nessun \u00e8 venuto in mente che per non rimanere impantanati in quello stagno di sabbie mobili che \u00e8 diventata la politica di Madrid, basterebbe pensare di modificare la legge elettorale. Con un bel maggioritario. Speranza che S\u00e1nchez nutre da anni, ma per cui non trova n\u00e9 le alleanze n\u00e9 il tempo. Tempo che sta per scadere. Le ultime elezioni sono state il 26 aprile, nei successivi settanta giorni affollati di lunghissime\u00a0disquisizioni e trattative tra i Socialisti vincitori e gli alleati Podemos nulla di buono \u00e8 venuto a galla e a fino a luglio S\u00e1nchez ha indossato nuovamente \u00a0l&#8217;investitura di premier facente funzioni data dal re per poi restituirla e riprendersela fino a oggi, 18 settembre, quando il limite costituzionale per farsi eleggere dal Congresso premier e inventarsi un esecutivo \u00e8 davvero al limite. Lo stesso re Felipe Vi ha perso ogni certezza e gi\u00e0 ieri sera in via non ufficiale, parlava di tentativi finiti e, quindi, si va alle elezioni. Potrebbe funzionare la data del 10 novembre, prima anticipata e poi accettata. \u00c8 probabile che per quella data sar\u00e0 gi\u00e0 stato letto il verdetto di colpevolezza o innocenza del maxiprocesso ai politici ribelli catalani accusati, tra le varie cause, di disobbedienza. Quindi, a seguito della decisione del Tribunale Supremo, la Spagna sar\u00e0 divisa e turbata e la Catalogna a un secondo dall&#8217;esplosione di nuove rivolte. In tutto questo c&#8217;\u00e8 sempre il rischio, anche dopo la quarta tornata elettorale, di trovarsi al punto di prima: i Socialisti vincenti, i Popolari in calo, Vox in salita, Podemos in calo e nessuna alleanza buona per governare. Punto e non a capo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Spagna continua a guardarsi indietro, mitizzando l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro del granitico bipartitismo iberico, quando trenta minuti dopo la chiusura delle urne era gi\u00e0 chiaro chi avesse vinto e chi no. Dopo le proteste degli Indignados, confluito nel primo partito populista Podemos, seguito due anni dopo da Ciudadanos, pi\u00f9 anziano di formazione, ma sempre sotto lo sbarramento, la democrac\u00eda nata nel 1978, ha visto soltanto ingovernabilit\u00e0, instabilit\u00e0 \u00a0e sovente, molti tentativi di disgregazione dell&#8217;unit\u00e0 nazionale con le spinte delle forze centripete catalane e basche. 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