{"id":602,"date":"2019-09-26T21:10:33","date_gmt":"2019-09-26T19:10:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=602"},"modified":"2019-09-26T23:09:48","modified_gmt":"2019-09-26T21:09:48","slug":"le-coppie-italiane-procreano-artificialmente-in-spagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2019\/09\/26\/le-coppie-italiane-procreano-artificialmente-in-spagna\/","title":{"rendered":"Le coppie italiane procreano (artificialmente) in Spagna"},"content":{"rendered":"<p>Si parte per un viaggio per le ragioni pi\u00f9 disparate. Per scoprire nuove realt\u00e0, per inseguire la propria carriera o semplicemente per fuggire dal caos quotidiano. Ma negli ultimi anni ci sono italiani che compiono un viaggio diverso, portando con s\u00e9 un carico che pesa pi\u00f9 di una valigia: il desiderio di diventare genitori.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/09\/baby-okk.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-613\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/09\/baby-okk-300x158.jpg\" alt=\"baby okk\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/09\/baby-okk-300x158.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2019\/09\/baby-okk.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nPartono e tentano il tutto e per tutto lontano dall\u2019Italia, per accedere a tecniche di fecondazione che qui sono vietate dalla legge vigente. E sperano.<br \/>\nTali limitazioni sono contenute nella legge 40 del 2004, la quale permette l\u2019accesso a tecniche di fecondazione assistita \u201calle coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in et\u00e0 potenzialmente fertile, entrambe viventi\u201d ma pone un chiaro divieto alla surrogazione di maternit\u00e0 e alla procreazione assistita di tipo eterologo. Nella prima una donna si assume l\u2019obbligo di portare avanti la gravidanza per conto della coppia richiedente, mentre la seconda comporta l\u2019utilizzo di gameti esterni alla coppia.<br \/>\nEd \u00e8 con riferimento a quest\u2019ultima tecnica di fecondazione che \u00e8 possibile ricavare un primo dato rilevante: secondo il rapporto stilato dall\u2019Osservatorio sul turismo procreativo, tra le 4 mila coppie che ogni anno si spostano all\u2019estero, il 50 percento di queste decide di tentare proprio l\u2019eterologa. Le destinazioni prescelte sono molteplici: al primo posto la Spagna, la cui legislazione consente sia la donazione di gameti che quella di embrioni, seguita dalla Svizzera, al secondo posto per la sua relativa vicinanza, e dalla Repubblica Ceca, preferita dalle coppie che vogliono contenere i costi.<br \/>\nIl restante 50 per cento sceglie di andare all\u2019estero per mancanza di fiducia nei confronti dei centri italiani. Il motivo \u00e8 la diffusione dell\u2019idea che le restrizioni previste per legge abbiano in qualche modo limitato i progressi della ricerca nel campo dei processi fecondativi, rendendo i centri clinici italiani qualitativamente inferiori. Questo, unito ai costi meno proibitivi degli altri Paesi, ha fatto s\u00ec che gli italiani rappresentino ora il 31,8 per cento degli aspiranti genitori \u201ccon la valigia\u201d.<br \/>\nTra loro, c\u2019\u00e8 Elisa (il nome \u00e8 di fantasia): quando ha cominciato a pensare alla fecondazione assistita aveva 35 anni. Dopo un anno di tentativi senza successo in Italia, ha deciso con il suo compagno di rivolgersi a una clinica di Barcellona, per ricorrere all\u2019ovodonazione, un particolare tipo di fecondazione eterologa .<br \/>\nLa sua testimonianza racconta due anni difficili, in cui il suo corpo \u00e8 stato messo a dura prova, tra cure ormonali che non davano il risultato sperato e l\u2019inizio del trattamento di impianto degli ovuli. A questo si aggiunge un lavoro da agente immobiliare a cui ha rinunciato per trasferirsi in una nuova citt\u00e0, tutto pur di realizzare ci\u00f2 che la natura sembrava negarle.<br \/>\n\u201cBarcellona \u00e8 stata la meta finale del mio cammino verso la maternit\u00e0. Nonostante i momenti di disillusione e il senso di inadeguatezza che spesso mi sentivo addosso, mi ritengo fortunata. Ho due bellissimi gemelli di sei anni per cui rifarei tutto ma, pensando alla mia esperienza, provo rammarico nel costatare come il costo di un tale viaggio non sia accessibile a tutti. Ho potuto abbandonare il posto di lavoro solo perch\u00e9 la mia situazione familiare me lo permetteva. Penso a tutte quelle coppie che avrebbero voluto fare lo stesso, e non hanno potuto perch\u00e9 prive di mezzi sufficienti a sostenere il costo dell\u2019inseminazione e della permanenza in loco\u201d.<br \/>\nPer Elisa, la maternit\u00e0 non \u00e8 un dono, ma un diritto, specie quando la medicina fornisce nuovi e diversi metodi di concepimento: \u201cl\u2019Italia \u2013 sostiene \u2013 dovrebbe ammettere queste forme ulteriori di fecondazione rendendole alla portata di chiunque, non lasciando che i suoi cittadini debbano migrare all\u2019estero per poterne usufruire. Appartiene al singolo la scelta di considerarle eticamente corrette o meno\u201d.<br \/>\nLa sua storia pone degli interrogativi profondi. \u00c8 possibile stabilire un prezzo, morale ed economico, al desiderio di avere dei figli? I divieti imposti dalla legge italiana hanno ancora una ragion d\u2019essere alla luce del fatto che le coppie sposate, conviventi o single si recano presso cliniche estere, ottenendo in sostanza ci\u00f2 che la nostra legge impedisce? Ora pi\u00f9 che mai l\u2019Italia si trova nella posizione di dover scegliere se continuare a mantenere un atteggiamento limitativo, o seguire la strada del cambiamento intrapreso dal resto dell\u2019Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si parte per un viaggio per le ragioni pi\u00f9 disparate. Per scoprire nuove realt\u00e0, per inseguire la propria carriera o semplicemente per fuggire dal caos quotidiano. 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