{"id":70,"date":"2018-10-26T00:35:59","date_gmt":"2018-10-25T22:35:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=70"},"modified":"2018-10-26T00:35:59","modified_gmt":"2018-10-25T22:35:59","slug":"le-mura-invalicabili-della-spagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2018\/10\/26\/le-mura-invalicabili-della-spagna\/","title":{"rendered":"Le mura invalicabili della Spagna"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/10\/melila.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-78\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/10\/melila-300x169.jpg\" alt=\"melila\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/10\/melila-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/10\/melila-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/10\/melila.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Da una parte poco meno di diciassette metri quadrati, dall&#8217;altra quasi tredici. Terreno spagnolo incastonato nella punta nord del Marocco, detto anche enclave o porto franco, soggetto alle leggi del Regno di Spagna e alle norme della Ue. Un terra promessa protetta da sette metri di reti in acciaio, filo spinato, vedette con militari cecchini, telecamere e persino l&#8217;occhio del satellite. Fino a una ventina d&#8217;ani fa era il colabrodo da cui passava il flusso di migranti subsahariani che, poi, raggiungeva le coste spagnole o francesi. Oggi \u00e8 un confine invalicabile, segnato dal sangue di migliaia che ci hanno provato e, spesso, lascia la pelle, perch\u00e9 sia la Policia spagnola che quella marocchina, non fanno sconti a nessuno. Ceuta e Melilla sono un non luogo. Qualcosa difficile da concepire. La porta dorata, ma sorvegliatissima per l&#8217;Europa, per una nuova vita, un lavoro, un futuro sicuro per chi fugge da una dittatura, perch\u00e9 di guerre, a parte il Medio Oriente, in Africa non ci sono pi\u00f9 dagli anni Novanta.<br \/>\nNegli ultimi anni, gli assalti alle reti da parte del flusso di migranti, pronti a tutto, sono diventati pi\u00f9 frequenti e violenti. E anche ben organizzati, quasi da una mente di stratega, come quello dello scorso settembre, quando si presentarono quasi in mille davanti a trenta poliziotti spagnoli, divisi da sette metri di muro. I migranti si presentarono con ogni genere di arma contundente, sassi, bottiglie (piene di feci, urina e anche sangue) e le cesoie. Mentre in duecento lanciavano merda, sassi, sangue e urina contro i poliziotti, altri a decine aprivano varchi nella rete tagliando le maglie. Altri distraevano i cecchini col lancio di sassi, mentre a centinaia iniziavano e entrare nella zona franca attraverso i varchi o scalando le reti.<br \/>\nSi scaten\u00f2 una battaglia tra disperati e autorit\u00e0, tra Occidente e Subsahara. Ci furono un centinaio di feriti tra i migranti, e sette morti. Una decina di agenti feriti che, vista l&#8217;entit\u00e0 dell&#8217;assalto, triplicarono a novanta uomini, con il permesso di sparare coi fucili a palle di gomma sui migranti che cadevano come mosche dall&#8217;alto e dal basso. Dopo una giornata intera di combattimenti e respingimenti, ci fu la caccia all&#8217;uomo all&#8217;interno dei diciassette metri quadrati di Ceuta: furono recuperate quasi settecento persone, di queste una decina aveva diritto all&#8217;asilo politico. Gli altri furono ben bastonati dalla polizia spagnola e poi marocchina e buttati dall&#8217;altra parte della rete.<br \/>\nAltri attacchi sono avvenuto anche a ottobre e si ripeteranno. Il Governo di Madrid negli ultimi vent&#8217;anni ha investito quasi sette miliardi di euro per proteggere Ceuta e Melilla, utilizzando anche costosi satelliti che monitorano i flussi dei migranti. Dalle due enclavi marocchine passano davvero in pochi. C&#8217;\u00e8 chi riesce a corrompere la corruttibile polizia marocchina, mentre chi sgarra tra quella spagnola si becca vent&#8217;anni di carcere. Sono stato un paio di volte da quale parti: i poliziotti temono attacchi sempre pi\u00f9 violenti e con una massa enorme di persone inferocite e chiedono pi\u00f9 mezzi e uomini a Madrid che, invece, sta tagliando le spese. Gli abitanti spagnoli delle due enclavi hanno tutti origini arabe o africane. Ad alcuni di loro i clandestini fanno comodo: o li assumono come schiavi o li aiutano (dietro grosse somme di denaro) a raggiungere la Spagna o il Portogallo o la Francia. I migranti fanno paura, fanno comodo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da una parte poco meno di diciassette metri quadrati, dall&#8217;altra quasi tredici. Terreno spagnolo incastonato nella punta nord del Marocco, detto anche enclave o porto franco, soggetto alle leggi del Regno di Spagna e alle norme della Ue. Un terra promessa protetta da sette metri di reti in acciaio, filo spinato, vedette con militari cecchini, telecamere e persino l&#8217;occhio del satellite. Fino a una ventina d&#8217;ani fa era il colabrodo da cui passava il flusso di migranti subsahariani che, poi, raggiungeva le coste spagnole o francesi. 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