{"id":89,"date":"2018-11-01T19:37:24","date_gmt":"2018-11-01T18:37:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/?p=89"},"modified":"2018-11-01T19:37:24","modified_gmt":"2018-11-01T18:37:24","slug":"la-guerra-della-n","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/2018\/11\/01\/la-guerra-della-n\/","title":{"rendered":"La guerra della \u00f1"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/11\/NNN.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-90\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/11\/NNN-300x151.jpg\" alt=\"NNN\" width=\"300\" height=\"151\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/11\/NNN-300x151.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pellegrino\/files\/2018\/11\/NNN.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Esiste soltanto nell\u2019alfabeto castigliano. La \u00f1 non \u00e8 una cosa per tutte le lingue. La si trova soltanto nell\u2019idioma del Cervantes e, col tempo, \u00e8 diventata un orgoglioso segno identitario della lingua spagnola. La tilde era stata utilizzata, qualche anno fa, nel simbolo della prima presidenza di Madrid per l\u2019Unione Europea: una e di Europa con sopra la tilde della e\u00f1e. Ora \u00e8 in pericolo e, nell\u2019era di Internet, rischia la scomparsa dalle tastiere. Lo testimoniano le numerose Espana invece di Espa\u00f1a. E anche se non \u00e8 corretto, ci si abitua. Ma il quotidiano argentino El Clarin, non ci sta, e col suo supplemento settimane di cultura, ha intrapreso, tramite il suo sito, una battaglia per dire s\u00ec alla \u00d1 in Internet e per riconoscerla nei domini .ar e .com.ar.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato un successo, con cinquemila adesioni in meno di due giorni. Perch\u00e9 non \u00e8 lo stesso dire mono (scimmia) o mo\u00f1o (chignon). Panal (nido d&#8217;api) o pa\u00f1al (pannolino). Molti argentini e spagnoli hanno ribadito che sarebbe come privare le parole della loro corretta scrittura. \u00c8 togliere loro la storia, le caratteristiche che nella storia hanno formato il loro significato e il loro spirito. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019identit\u00e0 da rispettare. Come questo sciolingua che giustifica l\u2019esistenza nelle tilde anche in Internet. Para que los ni\u00f1os \u00f1o\u00f1os coman \u00f1oquis por la ma\u00f1ana en el ba\u00f1o. Traduzione: affinch\u00e9 i bambini teneri mangino gnocchi alla mattina in bagno. Che non sarebbe lo stesso senza \u00f1.<br \/>\nLa genesi della e\u00f1e affascina, come affascina, la storia di tutte le lingue. Il latino non aveva inizialmente il suono \u00f1, spiega il linguista Jos\u00e9 Luis Moure. Ma la \u00f1 apparve a causa di un meccanismo per cui, in alcune combinazioni di suoni il primo luogo di articolazione si sposta verso il palato. Cos\u00ec vinea divenne vinia. La n, con l&#8217;influenza del punto in cui si articola la i, ritrasse la lingua fino al palato, determinando che si dicesse poi vi\u00f1a; qualcosa del genere successe anche con il gruppo gn, per cui lignu divenne le\u00f1o. Nel castigliano questo processo si verific\u00f2 anche in parole con la doppia enne, per cui annu divenne a\u00f1o, canna divenne ca\u00f1a. Mancava per\u00f2 un segno, in latino, per rappresentare questo suono. Moure spiega che per secoli si scrisse vinea, anche se si pronunciava vi\u00f1a. Ma mano a mano che le regioni dell&#8217;antico Impero Romano si trasformarono in domini diversi, divenne necessario riformulare il codice grafico e adeguarlo alle novit\u00e0 fonetiche. Per questo ogni ortografia &#8220;nazionale&#8221; scelse una propria modalit\u00e0. Nel caso della \u00f1, altre lingue latine scelsero di rappresentarla con due caratteri, in portoghese con nh (Espanha), in francese e in italiano con gn (Espagne, Spagna), in catalano con ny (Espanya). E da dove \u00e8 venuta fuori l&#8217;ondina sulla \u00f1? In realt\u00e0 \u00e8 una enne abbreviata. &#8220;Gli antichi amanuensi &#8211; spiega Moure -avevano sviluppato una serie di segni che rendevano meno gravoso il lavoro dello scrivere. Gli scribi castigliani sovrapponevano la n finale alla precedente con una specie di tilde orizzontale. Per scrivere nn, con il suono dell&#8217;attuale \u00f1 si afferm\u00f2 questo uso. La prima si scriveva in modo abituale, la seconda sopra con una linea orizzontale o ondulata&#8221;.<br \/>\nLa rivendicazione della \u00f1 ha anche un&#8217;innegabile componente nazionalista, una sorta di ribellione al dominio anglosassone di Internet resa possibile dal progresso tecnologico. Quando il sistema binario era di 7 bits c&#8217;erano 128 posizioni occupate dall&#8217;alfabeto anglosassone, i numeri e pochi altri segni. Il passaggio a un sistema di 8 bits ha permesso l&#8217;inserimento di altri simboli, tra cui la \u00f1 spagnola, nata, come informa El Clarin, quando &#8220;fu necessario rappresentare un nuovo suono, inesistente in latino. La \u00f1 \u00e8 nata pertanto alla nascita del castigliano medievale scritto&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Esiste soltanto nell\u2019alfabeto castigliano. La \u00f1 non \u00e8 una cosa per tutte le lingue. La si trova soltanto nell\u2019idioma del Cervantes e, col tempo, \u00e8 diventata un orgoglioso segno identitario della lingua spagnola. La tilde era stata utilizzata, qualche anno fa, nel simbolo della prima presidenza di Madrid per l\u2019Unione Europea: una e di Europa con sopra la tilde della e\u00f1e. Ora \u00e8 in pericolo e, nell\u2019era di Internet, rischia la scomparsa dalle tastiere. Lo testimoniano le numerose Espana invece di Espa\u00f1a. E anche se non \u00e8 corretto, ci si abitua. 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