{"id":151,"date":"2016-02-06T10:00:12","date_gmt":"2016-02-06T09:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/persiani\/?p=151"},"modified":"2016-02-05T18:58:19","modified_gmt":"2016-02-05T17:58:19","slug":"medici-bravi-o-medici-buoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/persiani\/2016\/02\/06\/medici-bravi-o-medici-buoni\/","title":{"rendered":"Medici bravi o medici \u00abbuoni\u00bb?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/persiani\/files\/2016\/02\/Il-medico-della-mutua-1968.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-154\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/persiani\/files\/2016\/02\/Il-medico-della-mutua-1968-213x300.jpg\" alt=\"Il-medico-della-mutua-1968\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/persiani\/files\/2016\/02\/Il-medico-della-mutua-1968-213x300.jpg 213w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/persiani\/files\/2016\/02\/Il-medico-della-mutua-1968.jpg 425w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a>I medici devono essere bravi e, su questo, non ci piove. Ma mi (e vi) chiedo: un medico deve essere anche \u00abbuono\u00bb? Quando ero piccola e andavo dal medico generico, trovavo, al di l\u00e0 della scrivania, armato di penna e di ricettario, un signore distinto, col camice bianco, che col suo modo di fare, il suo stile e la sua informalit\u00e0 metteva me e mia mamma a pieno agio. Oggi, si discute della crisi del rapporto individuale medico-paziente. Un problema da non sottovalutare. Certo, il medico deve prima di tutto trovare la cura per guarire il suo paziente. Ma, il modello\u00a0\u00abdottor House\u00bb \u00e8 quello giusto? \u00a0Quando si \u00e8 alle prese con malati di tumore, non sempre oncologi e infermieri riescono a gestire al meglio il rapporto umano non solo con gli ammalati, ma anche con i loro parenti. Di recente, \u00e8 stata inaugurata, al Dipartimento di Oncologia della Statale di Milano, \u00a0la cattedra di \u00abUmanizzazione delle cure\u00bb; la materia universitaria punta ad educare il futuro medico ad avere la percezione dell\u2019essere umano in toto con tutte le sue esigenze e le sue necessit\u00e0 non solo fisiche, ma anche psicologiche, offrendogli anche un sostegno durante la terapia di malattie gravi come il tumore. Il tutto, partendo dalla convinzione che, in alcuni casi, tra medico e paziente funzionino meglio le parole di una pillola.\u00a0\u00abUn buon medico non deve solo fare diagnosi corrette e indicare le cure giuste. Deve anche saper parlare ai pazienti, capire la sofferenza e avere la capacit\u00e0 di ascoltare\u00bb, ha spiegato all&#8217;Ansa la dottoressa Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia dei processi decisionali dell&#8217;Universit\u00e0 degli studi e direttore dell&#8217;unit\u00e0 di Psicologia dello Ieo (l&#8217;Istituto Europeo di Oncologia di Milano).\u00a0\u00abObiettivo di tale Cattedra di Umanizzazione \u00e8 appunto questo: contribuire alla formazione di una nuova generazione di medici e oncologi che, oltre alle competenze diagnostiche e di trattamento, siano dotati della necessaria capacit\u00e0 di ascolto e di relazione profonda con il paziente nella sua dimensione esistenziale, emotiva e sociale\u00bb.\u00a0Anche il professor Luigi Tesio, un medico che nella sua carriera ha attraversato tutte le tappe della professione, partendo da quella di medico mutualista fino a diventare specialista in medicina fisica e riabilitativa, nonch\u00e9 ricercatore, si \u00e8 interrogato rispetto ai bisogni e alle domande reali della popolazione nel settore sanitario, facendo emergere che tutta la medicina clinica, fondata sulla relazione biunivoca tra paziente e medico, \u00e8 stata messa in seria discussione. L\u2019analisi precisa della questione \u00e8 descritta nel suo recente volume\u00a0<strong><em>I bravi e i buoni. Perch\u00e9 la medicina clinica pu\u00f2 essere una scienza, \u00a0<\/em><\/strong>dove Tesio parla degli evidenti segnali di crisi, anzi di vero e proprio declino partendo dal concetto che il clinico, sentendosi\u00a0 inadeguato, frustrato da oppressione burocratica e deresponsabilizzato dalla \u00abdittatura delle linee guida\u00bb,\u00a0perda prestigio. E \u00a0il paziente perde il curante. Oggi siamo tutti ridotti a standard e \u00abmedie\u00bb. Siamo diventati dei numeri. \u00a0E\u2019 vero anche che, rispetto a 30 anni fa, esistono altri tipi di patologie, pi\u00f9 gravi e \u00a0diffuse, e gli approcci devono essere nettamente pi\u00f9 scientifici. Ogni tanto, mi capita di raccogliere lo sfogo di qualche lettore anziano che lamenta la mancanza di tatto del suo medico curante. Ma se, alla fine, si viene guariti, \u00e8 cos\u00ec importante che il dottore sia anche\u00a0\u00abbuono\u00bb?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I medici devono essere bravi e, su questo, non ci piove. Ma mi (e vi) chiedo: un medico deve essere anche \u00abbuono\u00bb? Quando ero piccola e andavo dal medico generico, trovavo, al di l\u00e0 della scrivania, armato di penna e di ricettario, un signore distinto, col camice bianco, che col suo modo di fare, il suo stile e la sua informalit\u00e0 metteva me e mia mamma a pieno agio. Oggi, si discute della crisi del rapporto individuale medico-paziente. Un problema da non sottovalutare. Certo, il medico deve prima di tutto trovare la cura per guarire il suo paziente. 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