{"id":1732,"date":"2023-12-18T11:35:16","date_gmt":"2023-12-18T10:35:16","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/?p=1732"},"modified":"2023-12-22T15:59:04","modified_gmt":"2023-12-22T14:59:04","slug":"una-storia-nolese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/2023\/12\/18\/una-storia-nolese\/","title":{"rendered":"Una storia Nolese"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #0000ff\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1734 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/a965a96f-b4d6-4ce9-8797-1e23c695da1d-300x259.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/a965a96f-b4d6-4ce9-8797-1e23c695da1d-300x259.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/a965a96f-b4d6-4ce9-8797-1e23c695da1d-1024x885.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/a965a96f-b4d6-4ce9-8797-1e23c695da1d-768x664.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/a965a96f-b4d6-4ce9-8797-1e23c695da1d-1536x1328.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/a965a96f-b4d6-4ce9-8797-1e23c695da1d.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><span style=\"color: #339966\">Il 26 Luglio di quest\u2019anno \u00e8 mancato mio Padre (foto, circa 1938). Pochi giorni fa abbiamo trovato nel suo computer una storia bellissima, emozionate e anche un po\u2019 folle. Narra di un suo trauma personale accaduto a Noli nel 1942, e tenuto segreto. Quel trauma condizion\u00f2 tutta la sua vita (e mi viene da aggiungere, anche quella dei suoi famigliari pi\u00f9 intimi).<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #339966\">Nel 2018 mio Padre ha sentito l&#8217;urgenza di lasciare qualcosa di scritto, ma forse non aveva pi\u00f9 la forza di mettere in ordine le parole, e il racconto originale \u00e8 un gerbido pazzesco di pensieri e avvenimenti che partono dal 1938, fino ai giorni nostri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #339966\">Mi sono bastate poche righe per capire di avere trovato un diamante grezzo. Tutte le parole qui riportate sono sue: il mio unico contributo \u00e8 stato di metterle in ordine, sfrondando quelle che distraevano dal tema centrale.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000000\">Il Convitato di Pietra<\/span><\/h2>\n<h4><span style=\"color: #000000\">di Mario Pogliano<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-1735 aligncenter\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/spiaggia-1-300x89.jpg\" alt=\"\" width=\"806\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/spiaggia-1-300x89.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/spiaggia-1-1024x302.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/spiaggia-1-768x227.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/spiaggia-1-1536x453.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/spiaggia-1.jpg 1775w\" sizes=\"(max-width: 806px) 100vw, 806px\" \/><\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3>Eravamo seduti sul muretto bianco al piano terra sotto la scritta \u201cBagni Anita\u201d. Lei, dodicenne come me, era nella posizione pi\u00f9 vicina alla passeggiata, io di fianco, entrambi rivolti verso le porte interne dello stabilimento.<\/h3>\n<h3>Pi\u00f9 tardi, dopo l&#8217;incidente, quando la rividi alla fontanella e ascoltai la spiegazione della sua governante, non fui capace di mostrare una qualsiasi forma di emozione, affetto, amicizia o compassione. Non chiesi scusa, e me ne andai senza dire una parola. E&#8217; quasi incredibile che io mi fossi comportato in quel modo. In seguito nessuno dei suoi familiari mi disse nulla, e credo che n\u00e8 Lei e neppure la governante avessero raccontato fino in fondo quello che era successo, cio\u00e8 l\u2019entit\u00e0 del mio grave gesto.<\/h3>\n<h3>Mi \u00e8 rimasta una incancellabile memoria negativa di quel fatto, soprattutto per il grande affetto che riponevo in Lei che non fui capace di esprimere e, pi\u00f9 tardi, di recuperare.<\/h3>\n<h3>Quasi certamente era Domenica 6 Settembre 1942. Dopo tutti questi anni, vorrei almeno poterle scrivere. Scusarmi. Parlarle, ma bisognerebbe che oltre che intercettare i miei pensieri (sono quasi certo che sia successo), mi chiamasse.<\/h3>\n<h3>Non ho mai raccontato a nessuno quello che avvenne quel giorno. Tra gli anni \u201940 e \u201950 descrissi con carta e penna il mio disagio interiore. Pi\u00f9 tardi decrittai quel disagio in termini meno fanciulleschi, e riportai sul computer le annotazioni scritte a mano da ragazzino. Lo feci ancora prima di sapere che esistesse il mestiere di \u201canalista\u201d, professione alla quale mi rifiuto di dare valore, avendo conosciuto alcuni addetti ai lavori. Chi, per caso o per volont\u00e0, si sforzer\u00e0 di leggere ci\u00f2 che ho scritto, si rassegni a non capire fino in fondo tutta la storia.<\/h3>\n<h3>Per non dipendere da altre interpretazioni, poco prima di sposarmi buttai via le note perlopi\u00f9 crittografate. La crittografia l&#8217;avevo inventata come gioco a scuola in quarta elementare. Era ottima perch\u00e9 nessuno la capiva, a volte neanche io. L&#8217;avevo perfezionata al collegio Rosmini di Stresa, per comunicare via posta con il mio amico Franco Urani, detto Bobo, in modo da evitare di essere intercettati dal censore, Padre Cereda. Sotto certi aspetti, oggi posso comprendere e approvare l&#8217;utilit\u00e0 di tale figura, ma in quei giorni l&#8217;opera del censore mi sembrava solo un&#8217;obbrobriosa interferenza.<\/h3>\n<h3>Un giorno, padre Cereda mi consegn\u00f2 una busta aperta, e disse: \u00abGuarda che Bobo io lo conosco bene, perch\u00e9 a Torino ha frequentato le elementari con me come Padre Spirituale. Conosco anche te, e son convinto che non abbiate nulla da nascondere\u00bb. \u00abEh no, caro Padre\u00bb NON fui capace di rispondere. \u00abAbbiamo alcune cose non troppo innocenti di cui \u00e8 meglio tenere lei e i nostri genitori all\u2019oscuro\u00bb.<\/h3>\n<h3>Bobo, per esempio, non voleva che i genitori sapessero come la sua bicicletta fosse finita schiacciata sotto le ruote della corriera Martoglio nel tragitto Giaveno Coazze. Il pullman lo aveva evitato solo per un pelo mentre era a terra, sbalzato dalla sella. Fu una fortuna che non aveva i clips ai pedali. Bobo voleva invece potermi informare che quel \u201ccerto autista\u201d (forse figlio dello stesso titolare Martoglio) era pazzo, e aveva cercato di metterlo sotto per dare un taglio definitivo al traino abusivo del ciclista, in salita da Giaveno a Coazze. Fu praticamente un tentato omicidio per abuso di traino.<\/h3>\n<h3>Ma sto divagando. Avevo un problema grave, anche se sparato cos\u00ec pu\u00f2 far ridere: una &#8220;Lei&#8221; mia coetanea mi aveva catturato e tenuto in ostaggio tra gli 8 e i 12 anni: \u00e8 di questo che voglio scrivere. Tutto il resto \u00e8 solo contorno per spiegare il mio disastro iniziale che ha contribuito a non farmela pi\u00f9 incontrare, e la successiva guarigione.<\/h3>\n<h3>Le prime annotazioni crittografate erano riferite al periodo tra il 1938 e il 1942, scritte dal Novembre del &#8217;42, quando sfollammo da Torino a Sangano, fino all&#8217;Ottobre &#8217;44, quando tornammo in citt\u00e0, tra le macerie di casa nostra in via Caboto 18.<\/h3>\n<h3>Ricordo molto bene la depressione che mi assaliva ogni volta che tornavo da Noli a Torino. La depressione era diventata una costante dopo il 1942, per tutta la durata della guerra e oltre. E&#8217; il disturbo per cui molte cose della mia vita furono condizionate, come i miei risultati scolastici.<\/h3>\n<h3>La scuola, tramite le \u201ccronache\u201d giornaliere della riforma Bottai mi indussero a scrivere, e mi aiutarono a vivere, perch\u00e9 su un quaderno esprimevo il mio stato d\u2019animo in fondo alle scarpe, mentre il \u201cpagellino\u201d mensile in uso al Rosmini, lo certificava. A fronte di un ottimo risultato della Prima Media, mi ritrovai tre mesi dopo, in Seconda, completamente disastrato: \u201cinsufficiente\u201d per tutte le materie da parte degli stessi insegnanti che mi avevano classificato \u201cbuono&#8221; tre mesi prima.<\/h3>\n<h3>Il pagellino lo ricevetti proprio Mercoled\u00ec 18 Novembre, il giorno del primo bombardamento pesante di Torino. Questo fatto traumatico mi &#8220;salv\u00f2&#8221;, e quel pezzo di carta fin\u00ec arrosto alla prima accensione della stufa a Sangano, senza che i Miei lo vedessero mai.<\/h3>\n<h3>Il quaderno con le cronache giornaliere rimase nelle mani del prof Catalano che incontrai alla libreria Petrini nel &#8217;45, dopo la fine della guerra. Col sorriso sulle labbra ammise che lo rileggeva ogni tanto, e lo riteneva ormai suo di diritto, perch\u00e8 troppo bello come ricordo di scuola. Le mie cronache riguardavano quasi sempre la vita di classe e dei compagni. Su quelle pagine c&#8217;era anche la storia di Lei. Da quel momento in avanti ricostruii lo scritto, e ripresi le annotazioni senza snaturare la sostanza.<\/h3>\n<h3><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1745 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/Cus-187x300.jpg\" alt=\"\" width=\"246\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/Cus-187x300.jpg 187w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/Cus.jpg 492w\" sizes=\"(max-width: 246px) 100vw, 246px\" \/>Tenevo \u201cla cosa\u201d in un quaderno con il titolo &#8220;3mp&#8221;, evidenza algebrica delle iniziali dei nostri nomi e cognomi: Lei MM, io MP. Era un quaderno dimensione partita doppia, a quadretti, quindi ero gi\u00e0 stranamente d\u2019accordo con i suggerimenti di Giuseppe Prezzolini che in quel tempo non sapevo nemmeno lontanamente chi fosse. Un quaderno dove pi\u00f9 tardi nel dopoguerra aggiunsi anche tutta la mia vita rugbystica nella squadra del Cus Torino (foto). E poi Lei, la protagonista milanese-americana. Il nome non lo scrivo per diversi motivi, ma soprattutto perch\u00e9 non le piaceva il vezzeggiativo.<\/h3>\n<h3>Il nostro primo incontro risale al 1938, quando avevamo otto anni. Non ricordo se il colpo di fulmine fu immediato, oppure se la scintilla fosse scoccata qualche tempo pi\u00f9 tardi. Lei aveva un&#8217;aria che la faceva sembrare corrucciata, mentre invece era molto accattivante, perch\u00e9 nascondeva sempre un sorriso per me. Un\u2019aria seria mantenuta negli anni, fin da piccolissima, quando guardandomi dritto negli occhi mi chiese perch\u00e8 mai andassi sempre a giocare con i ragazzi Nolesi, anzich\u00e8 con gli amici dei Bagni Anita. Non ricordo cosa le risposi, ma sono certo che per la prima volta fui folgorato da un&#8217;amica pi\u00f9 &#8220;anziana&#8221; di me, nel senso che era nata nel Febbraio del mio stesso anno, 1930, quasi quattro mesi prima di me. Naturalmente avevo compreso che il non giocare con gli &#8220;amici&#8221; si risolveva nel fatto che non giocavo con Lei. E a otto anni, scrivo ora, una bambina ha dei diritti inalienabili. Da quel momento, in realt\u00e0, quando toccava a me fare il ladro a &#8220;guardie e ladri&#8221;, l&#8217;alienato ero io perch\u00e8 Lei non lo accettava, e spariva senza preavviso. Non so perch\u00e9 fosse cos\u00ec ostinatamente contraria a quel ruolo: forse perch\u00e9 non riusciva a prendermi, ma \u00e8 una battuta inutile. La verit\u00e0 era che quando Lei e il suo sorriso con smorfia corrucciata sparivano, io andavo in tilt, magari solo per un periodo di tempo in cui diventavo un ladro facilmente catturabile, e quindi poco credibile.<\/h3>\n<h3>Rimasi folgorato, e in quegli anni trascorrevo gli inverni aspettando di ritrovarla a Noli l\u2019estate successiva. All&#8217;epoca, il telefono era una cosa quasi impossibile tra citt\u00e0 differenti: difficile chiamare, ma anche severamente proibito dai genitori per il costo.<\/h3>\n<h3>&#8220;Lei&#8221; era nata e viveva a Milano, ed era figlia di madre americana. Milanese-americana, quindi abbastanza distante come abitudini, e fisicamente molto distante per gran parte dell\u2019anno. Aveva capelli castano chiaro tendenti al biondo, tenuti lunghi e sciolti, insoliti a quell\u2019epoca di trecce (che Lei aborriva). Li lavava tutti i giorni in una specie di rito &#8220;americano&#8221;, quindi uscire di sera a Noli, come facevano tutti i bambini al mare, diventava problematico. Ma forse il &#8220;devo lavarmi i capelli&#8221; era per nascondere il fatto che non aveva il permesso, e finivamo per vederci solo mezz\u2019ora sotto casa sua.<\/h3>\n<h3>Aveva una governante, forse un&#8217;educatrice, maggiore di noi di qualche anno, che in seguito capii essere sempre stata molto dalla mia parte. Lo scrivo senza iattanza: il gioco, o la passeggiata che piaceva a me, era sempre la cosa che la governante approvava, per la folta compagnia di amici che dominava, e rifiutava tutto il resto. Nella pi\u00f9 banale delle ipotesi, avevamo gli stessi gusti anche per le cose stravaganti o pericolose, come percorrere tutto il sentiero di guardia sulle mura del Castello di Noli, a mezza altezza, con passaggi azzardati nei punti decrepiti e pericolosi, oppure come dare la scalata alla seconda finestra della torre dall\u2019esterno del fabbricato. La governante, sempre lei, per quanti anni? Quasi una sorella maggiore.<\/h3>\n<h3>La sua vera sorella, Paola, la rividi una sola volta a Milano nel 1957 (o \u201958?), incontrandola casualmente in piazza Sant&#8217;Ambrogio. Avrei avuto domande importanti in punta di lingua su argomenti che mi hanno stordito per sempre, ma mi tenni tutto dentro. Finsi di non riconoscerla, e forse anche lei non mi riconobbe per davvero.<\/h3>\n<h3><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1736 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/grattacielo-216x300.jpg\" alt=\"\" width=\"269\" height=\"373\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/grattacielo-216x300.jpg 216w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/grattacielo.jpg 524w\" sizes=\"(max-width: 269px) 100vw, 269px\" \/>Dal &#8217;38 al &#8217;42, per un mese ogni estate, Lei e io eravamo sempre insieme, con l&#8217;impegnativa comunanza di incrociarci sulla \u201cmarina\u201d senza uno specifico appuntamento, spesso alla mattina presto. Io, di ritorno dalla pesca notturna con Mario De Benedetti, Franco Rigatti, Eugenio u Barusciu, i ragazzi Nolesi al seguito di equipaggi professionali (ma a volte anche di ritorno dal bollentino o da un giro a vela sui gozzi), e terminava al mercato del pesce, vicino al cosiddetto &#8220;grattacielo&#8221; (foto), che ora, dopo il bombardamento e la ricostruzione con egual architettura e colori, si chiama Hotel Monique. Era l\u2019unica casa di quattro piani, in fondo a Noli, nei pressi dei Bagni Vittoria. Quella era casa sua.<\/h3>\n<h3>La cosa pi\u00f9 intima tra noi era il gelato di cui disponevamo ogni pomeriggio insieme, parlando di scuola, di amici, di niente. Qualche volta prendendoci per mano, secondo le indicazioni della governante.<\/h3>\n<h3>Io ridevo alle battute, Lei no. Non rideva quasi mai, ma sorrideva sempre con silenziosa partecipazione. Per un mese, cio\u00e8 il tempo della mia permanenza al mare. Poi tutto perdeva colore, diventava buio e subentravano le cure. Sedobrol. \u00abChe z\u2019ses mai fol!\u00bb chiosava mio padre con poco rispetto delle mie pene. Acutil. Qualche volta anche olio di fegato di merluzzo, o il pi\u00f9 blando e schifoso Adisole. Tutto inutile. Non era quella la cura, ma &#8220;gli altri&#8221; non sapevano.<\/h3>\n<h3>Fino al bellissimo 1942. Mancava ancora un mese ai bombardamenti terroristici, ed eravamo entrambi reduci dalla promozione in Seconda Media. Ci univa il simbolo &#8220;3mp&#8221;, che io negli anni seguenti impressi su tutti i muri che trovavo, ma anche sulle intestazioni dei libri e quaderni di scuola. Poi nella mia immensa stupidit\u00e0\u2026 . Anzi, peggio.<\/h3>\n<h3>Peggio, perch\u00e9 non mi accorsi che stavano iniziando una serie di avvenimenti e accostamenti sorprendenti che si intromisero, complice la guerra, e si conclusero nel dopoguerra, senza che io fossi capace di cambiare il corso delle nostre vicende.<\/h3>\n<h3>Incominci\u00f2 per me una storia intima di cui si avvide solo mia sorella Liana, da qualche suo accenno scherzoso, ma non comprese quanto io fossi condizionato in tutti i rapporti, anche per l\u2019intervento pi\u00f9 o meno occasionale di altri, a cominciare dall\u2019episodio del muretto, che avrebbe potuto diventare grave per Lei, e che divent\u00f2 intimamente gravissimo, per me.<\/h3>\n<h3>Era fine estate del &#8217;42. Forse una Domenica. Forse il 6 Settembre. Un periodo di gite: la torre del Castello, i ruderi di San Michele, Capo Noli, l\u2019Osservatorio. Non facevamo pi\u00f9 bagni, se non sporadici. Eravamo seduti uno di fianco all\u2019altra sul muretto che circondava i bagni Anita. Mi trovai esposto con Lei ai sorrisini degli ultimi coetanei ancora al mare, ma anche di adulti che sorridevano e non si fermavano per rispettare la nostra solitudine. I sorrisi, che io non sopportavo, li interpretavo ironici come forse non erano nelle intenzioni.<\/h3>\n<h3>Le presi la mano per andare via: io gi\u00e0 in piedi, Lei negativamente seduta. Forzai la posizione esattamente come Lei che, al contrario, oppose resistenza per riportarmi seduto. Vinsi io perch\u00e8 ero gi\u00e0 in piedi, e avevo una leva maggiore&#8230; e il bellissimo 1942 divenne un incubo.<\/h3>\n<h3>Forse i suoi 12 anni femminili erano quelli di chi non voleva pi\u00f9 solo giocare? Voleva parlare o salutarmi prima della partenza? Oppure dirmi che in Lei, donnina cresciuta, erano nate esigenze, stimoli, che io, invece, bamboccio per di pi\u00f9 stupido, non avevo compreso.<\/h3>\n<h3>La rilasciai di colpo, e me ne andai.<\/h3>\n<h3>Mi recai in cabina per mettermi in costume. Poi, preso dal rimorso, tornai sui miei passi senza essermi cambiato, ma Lei non era pi\u00f9 l\u00ec. Offeso, attraversai per andare a casa, ma accanto alla fontanella di acqua potabile vidi Lei e la governante, intenta a rappezzare le ginocchia sanguinanti. Cosa era successo? Una cosa gravissima se fosse accaduta sempre sul muretto, ma pi\u00f9 avanti verso il mare: lasciata di colpo la mano, Lei arretr\u00f2 violentemente, inciampando nel muretto che ag\u00ec da sgambetto. Fece il salto mortale all\u2019indietro al di l\u00e0 della balconata, fino a trovarsi con le ginocchia a terra, un metro pi\u00f9 in basso. Questo l\u2019accaduto che non vidi, riassunto dalla governante.<\/h3>\n<h3><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1737 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/anita-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"394\" height=\"284\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/anita-300x216.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/anita.jpg 611w\" sizes=\"(max-width: 394px) 100vw, 394px\" \/>Il muretto (pallino rosso) \u00e8 quello al piano terreno rispetto alla scritta &#8220;Bagni Anita&#8221;. La vista della cabina pi\u00f9 alta (pallino verde) verso il mare mette in evidenza l\u2019altezza che in quel punto sarebbe stata di circa tre metri, e Lei avrebbe rischiato l\u2019osso del collo. Cadde, per fortuna, solo un metro pi\u00f9 sotto, perch\u00e9 dove eravamo noi, il dislivello rappresentato dalla scarpata che divideva il viale alberato dalla spiaggia era di circa un metro di ghiaia.<\/h3>\n<h3>Alla fontana, quella volta, Lei non sorrideva. Non piangeva. Mi guardava con uno sguardo pieno di stupore che non ho pi\u00f9 dimenticato. Come non posso scordare l\u2019atteggiamento quando mi parlava, ogni volta trafiggendomi con gli occhi. Non mi scusai, e nemmeno la salutai. Ascoltai la spiegazione della governante, e me ne andai via, stupidamente arrabbiato, come se la colpa fosse stata sua. Lei mi cancell\u00f2? Forse s\u00ec. Non lo sapr\u00f2 mai, perch\u00e9 dopo quel giorno non la vidi mai pi\u00f9.<\/h3>\n<h3>Per qualche tempo pensai che non si facesse viva perch\u00e9 arrabbiata o dolorante. Quando infine vidi le sue persiane chiuse, capii che era partita, e feci cose che mi sconvolgono ancora oggi. La mia fu qualcosa di molto simile alla pazzia.<\/h3>\n<h3>Andai alla stazione ferroviaria a un\u2019ora precisa di un giorno preciso, senza un motivo meno preciso che non fosse quello di pensare di accompagnarla a quell\u2019ora, a quel treno. Nei minuti di attesa, il pensiero mi sconvolgeva sempre di pi\u00f9. Per ogni persona (specialmente ragazza) che entrava e non si voltava alla sua sinistra per non guardarmi, era come se fosse veramente Lei, e per sempre. Oggi, 30 Aprile 2018, aggiungo: esatta previsione, ma pazza la soluzione.<\/h3>\n<h3>Sul piazzale della stazione mi venne in mente il figlio del capo stazione, Giovanni detto Nino. &#8220;Passueta&#8221;, per gli amici. Chiss\u00e0 perch\u00e9 &#8220;Passueta&#8221;. Chiss\u00e0 perch\u00e9 pensai a lui. Attesi di vedere il treno ripartire, sbuffando, in direzione Savona, e a quel punto non capii pi\u00f9 niente. Mi misi a correre parallelamente alla strada ferrata, sfrenatamente. Persi di vista il treno. Attraversai tutta Noli. Forse pensavo di vincere la corsa? Quella che si svolge tutti gli anni, sant\u2019Eugenio, sullo stesso percorso, per vederlo ancora, il treno, l\u00e0 in alto, lentamente, sparire sotto strada Defferrari, dal sito dove giocavo a calcio con gli amici Nolesi. Forse ora fa ridere, ma l\u00ec mi fermai, oppure entrai in catalessi.<\/h3>\n<h3>Per molti anni, o forse per sempre, mi ritrovai l\u00e0, ancora in quel piccolo piazzale dove non tornai mai pi\u00f9. Non so se la piazza ci sia ancora, ma io sono ancora l\u00e0, mummificato. Monumento della disperazione. Fuori controllo di testa, di gambe, di stomaco. Rabbioso e fuori di me.<\/h3>\n<h3>Nei mesi e anni seguenti, mia Madre si rese conto che in me c\u2019era qualcosa che non girava nel verso giusto, e finii, ancora in tempo di guerra, per dover andare in cura dalla famosa pedagoga psicologa infantile Angiola Massucco Costa (che lavorava nell\u2019ambito di Maria Montessori), nonostante il disagio dei trasferimenti Sangano Torino in treno, con discesa e risalita dell&#8217;alveo del Sangone a Beinasco bombardata. Fu un susseguirsi di medici e insegnanti professionisti, paramedici amici dei miei genitori, ma non ci furono risultati apparenti. La mia sensazione \u00e8 quella d\u2019aver fatto tutto da me, soprattutto i danni, ma anche alcune cose buone.<\/h3>\n<h3>Non dissi mai a nessuno da dove nascesse il male oscuro che cercavano. Soffrivo come se fosse una cosa ridicola e anche menomante agli occhi degli adulti parlare di Lei, perch\u00e9 oltre ad essere stato catturato a otto anni da una bimba mia coetanea, non sopportavo di pensarla dissacrata come immaginavo che sarebbe accaduto.<\/h3>\n<h3>Dopo una battuta scherzosa di mia sorella Liana \u00abSei rimasto a Noli ante guerra\u00bb, compresi che qualcuno in casa aveva capito e aveva parlato. Cos\u00ec, quasi smascherato, non dissi nulla lo stesso. Concludo: le \u201ccose\u201d tra bambini non devono essere deviate da interventi di adulti, educatori o pseudo tali. Vanno lasciate procedere secondo l\u2019indole dei protagonisti e l\u2019importanza che assumono, per finire come ogni altra cosa dovrebbe, di vita o morte naturale. Una persona, un muro, un trasloco o una guerra che si interpongano sono deleteri.<\/h3>\n<h3>Negli anni di guerra, credo senza esagerazioni di non avere passato nemmeno un giorno senza pensare a Lei. Molto pi\u00f9 tempo di quanto potrei credere io stesso, se non fossi sicuro di esserne il protagonista. Assolutamente non rendendomi conto che c\u2019erano cose pi\u00f9 importanti. Cosa aveva Lei di cos\u00ec importante da farmi mancare il fiato quando la sognavo arrivare sempre seria, l\u2019andatura un po\u2019 dinoccolata, poco bambina e molto donna? Una sola cosa che nel seguito della mia vita cont\u00f2 incredibilmente su tutte: ero profondamente innamorato, e non sapevo cosa significasse.<\/h3>\n<h3>Luglio 1945: la guerra era finita. Mio fratello Paolo era a casa dal 24 Aprile. Poi la polizia del Popolo alle 4 del mattino, i partigiani per la sua partecipazione alla Repubblica Sociale, il libretto personale della Monterosa. Il 30 Giugno, mio fratello Franco diede notizie di s\u00e8 da Norimberga; l&#8217;ultima lettera l&#8217;avevamo ricevuta a Gennaio da Rokitno in Polonia, rinchiuso in un campo di lavoro tedesco. Eravamo tutti vivi, e io, quindicenne, avevo un pensiero fisso. A Noli.<\/h3>\n<h3>Disponevo di una bicicletta che avevo costruito verso la fine della guerra pensando a Lei. Partii da Torino Sabato 30 Giugno. A Ceva trovai il ponte distrutto. Aspettai il Caronte, ma ero in ritardo per l&#8217;incontro al &#8220;grattacielo&#8221;. Attraversai il Tanaro a piedi con la bici e le scarpe in spalla. La salita di Montezemolo, discesa, e di nuovo salita al colle. Via vai al cimitero di guerra: capii che alcuni soldati fascisti erano stati uccisi dai partigiani. Avrei voluto fermarmi, ma non potevo: scoppiavo d&#8217;impazienza. Scesi a rompicollo. Cadibona, strade rovinate, ghiaia al posto dell\u2019asfalto. Savona, via Aurelia, Zinola. Le scritte &#8220;Riri&#8221; sui muri. Perch\u00e9 &#8220;Riri&#8221;? Cosa c\u2019entra Riri? Bergeggi sempre l\u00ec, anche l\u2019isola. Spotorno, Premuda e gli Spotornesi concorrenti nelle regate a remi: noi sempre vincenti, io timoniere. Coi remi dei coetanei marinai pescatori Nolesi ci voleva poco: non conoscevano motori in barca, e avevano muscoli adatti. A Torino battevo chiunque a lotta, perfino Bardanzellu; a Noli mi guardavo bene di fare la lotta con Eugenio, e tantomeno con Munin. Villa Ada, lo scoglio del prete e le teste di acciuga. Finalmente Noli con i suoi odori. Eh gi\u00e0: le acciughe passavano a Giugno. Erano circa le due, l\u2019ora del gelato, ma Lei non c\u2019era. Procedetti verso il fondo del paese. Mi dissi che questa volta sarei salito a casa, e avrei vinto la soggezione che mi incuteva suo pap\u00e1. \u00abNon aspetter\u00f2 in strada. Salir\u00f2 le rampe di scale del &#8220;grattacielo&#8221; di 4 piani\u00bb. Ma l\u00e0 in fondo non c\u2019era niente. Il panorama era cambiato. Forse le palme erano cresciute? No no, mancava proprio qualcosa: il grattacielo non c\u2019era pi\u00f9! Solo ruderi. Un bimotore americano aveva centrato l&#8217;unica casa di Noli. Nessun morto, per fortuna, e i milanesi non erano l\u00ec.<\/h3>\n<h3>Mi venne una grande fame, come se la sera precedente non avessi mangiato, o forse perch\u00e9 quel giorno avevo pedalato per 150 chilometri. Piansi. Non so, piansi davvero? Non credo. Sentivo solo un enorme vuoto nello stomaco.<\/h3>\n<h3>&#8212;<\/h3>\n<h3>Negli anni seguenti ebbi molte storie, tutte senza futuro. Piera, intelligente e bella, ma la lasciai subito. Donatella, gambe corte, abbandonata dopo ritorni di fiamma. Poi Annamaria. Tina, ma di lei non ricordo nulla, tranne che aveva 17 anni. Con Gemma abbandonai il campo a Betto che smaniava. Poi Graziana. Selene l&#8217;ho lasciata perch\u00e9 sentivo che Lei mi chiamava, ma forse sognavo. Bianca mi respinse. Poi Mariuccia di Torino, ma la sua Mamma era veramente troppo brutta. Subito dopo, un&#8217;altra Mariuccia di Milano. Elsa la cercai io, ma per fortuna non ci casc\u00f2. Poi Caterina. Luisa profumava di borotalco, Elena&#8230; Tutte degnissime, quasi tutte lasciate nel giro di poco.<\/h3>\n<h3>A un certo punto pensavo che non sarei mai stato in grado di reggere un rapporto pi\u00f9 a lungo di un mese, e aspettavo sempre che finisse in fretta. Nessuna si avvicin\u00f2 neanche lontanamente alla &#8220;Lei&#8221; mia coetanea che mi aveva catturato e tenuto in ostaggio tra gli 8 e i 12 anni. E&#8217; una storia incredibile: come faccio a raccontarla? Chi ci crede?<\/h3>\n<h3>Nel 1957 la cercai, e trovai il suo indirizzo di via del Caravaggio a Milano. La portinaia non mi permise di salire e digit\u00f2 un numero su uno strano telefono collegato tra portineria e alloggio: non avevo mai visto un citofono. Qualcuno scese. Era una donna pi\u00f9 o meno della mia et\u00e0. Sorrise e mi salut\u00f2: \u00abCiao Mario!\u00bb. Ma chi era? Perch\u00e9 mi conosceva? Non l\u2019avevo mai vista. Ero imbarazzato. Era la governante? Se no, chi? Forse avevo dato il mio nome alla portinaia? Non credo. Ma poi sentii una cosa insensata: \u00abLei si \u00e8 sposata\u00bb. Va beh, era scontato. \u00abMa quando?\u00bb &#8230; \u00abDue giorni fa\u00bb &#8230; \u00abHo capito bene?\u00bb &#8230; \u00abDue giorni fa, s\u00ec\u00bb. Due giorni fa si \u00e8 sposata, ma che differenza fa se \u00e8 due giorni o tre anni fa? Si \u00e8 trasferita a Brescia. Perch\u00e9 Brescia. Ma che differenza fa? Improvvisamente mi venne di nuovo fame, solo fame. Non volli pi\u00f9 sapere altro. Scappai e forse compresi per la prima volta che il convitato di pietra ero io.<\/h3>\n<h3><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1773 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/mario-e-laura.jpg\" alt=\"\" width=\"277\" height=\"257\" \/>Il 25 Luglio 1959 giunse la seconda folgorazione milanese che mi apr\u00ec di nuovo al mondo, e mi cambi\u00f2 la vita. Nessuno cap\u00ec niente della mia fretta, a partire da mia Madre a cui mancarono le gambe quando le diedi la notizia. Laura e io (foto 2012) ci sposammo il 15 Febbraio 1960, un Luned\u00ec. San Valentino? No. Non sapevo nemmeno che esistesse San Valentino. Sono cose di cui non ho mai ho mai parlato con nessuno, forse nemmeno con me stesso.<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #339966\">Nel 2018 mio Padre ha ancora cercato la sua amica, non so quanto lucidamente, rivelando il suo nome, e provando accostamenti diversi su Gmail.<\/span><\/p>\n<h3><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>From: <span style=\"color: #0000ff\">mpogliano498@gmail.com<\/span><br \/>\nTo: <span style=\"color: #0000ff\">mmartinengo@gmail.com<\/span><br \/>\nDate: Fri, 15 Jun 2018 08:40:18 +0200<br \/>\nSubject: provo<br \/>\nNoli, tanti anni fa. ciao<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>From: <span style=\"color: #0000ff\">mpogliano498@gmail.com<\/span><br \/>\nTo: <span style=\"color: #0000ff\">m.martinengo@gmail.com<\/span><br \/>\nDate: Sat, 16 Jun 2018 08:09:28 +0200<br \/>\nSubject: provo<br \/>\nNoli, Anita, tanti anni fa. ciao<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>From: <span style=\"color: #0000ff\">mpogliano498@gmail.com<\/span><br \/>\nTo: <span style=\"color: #0000ff\">marilu.martinengo@gmail.com<\/span><br \/>\nDate: Mon, 18 Jun 2018 09:58:31 +0200<br \/>\nSubject: provo<br \/>\nBagni Anita. Noli.Tanti anni fa Rispondi p.f<br \/>\nMario<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-1738 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/86ee7c52-46c5-4fcd-ae67-a8af848bdb08-208x300.jpg\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/86ee7c52-46c5-4fcd-ae67-a8af848bdb08-208x300.jpg 208w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2023\/12\/86ee7c52-46c5-4fcd-ae67-a8af848bdb08.jpg 619w\" sizes=\"(max-width: 226px) 100vw, 226px\" \/><span style=\"color: #339966\">Protagonisti<\/span><\/h3>\n<p><span style=\"color: #339966\"><strong>Mario Pogliano<\/strong> (foto 1973), nato a Torino il 29 Maggio 1930, morto il 26 Luglio 2023.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #339966\"><strong>Maril\u00f9 Martinengo<\/strong> (Marialuisa?), nata a Milano nel Febbraio 1930. Figlia di Madre Americana, aveva una sorella, Paola, e un fratello, Mario. Si spos\u00f2 nel 1957, e si trasfer\u00ec a Brescia.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 26 Luglio di quest\u2019anno \u00e8 mancato mio Padre (foto, circa 1938). Pochi giorni fa abbiamo trovato nel suo computer una storia bellissima, emozionate e anche un po\u2019 folle. Narra di un suo trauma personale accaduto a Noli nel 1942, e tenuto segreto. Quel trauma condizion\u00f2 tutta la sua vita (e mi viene da aggiungere, anche quella dei suoi famigliari pi\u00f9 intimi). Nel 2018 mio Padre ha sentito l&#8217;urgenza di lasciare qualcosa di scritto, ma forse non aveva pi\u00f9 la forza di mettere in ordine le parole, e il racconto originale \u00e8 un gerbido pazzesco di pensieri e avvenimenti che [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/2023\/12\/18\/una-storia-nolese\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1120,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2536,449553],"tags":[581303,582018,580671,580287,579944,580808,313333,580917],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1732"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1120"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1732"}],"version-history":[{"count":40,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1732\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1781,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1732\/revisions\/1781"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1732"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1732"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1732"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}