{"id":1924,"date":"2024-05-01T15:39:01","date_gmt":"2024-05-01T13:39:01","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/?p=1924"},"modified":"2024-05-04T17:41:58","modified_gmt":"2024-05-04T15:41:58","slug":"la-zona-grigia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/2024\/05\/01\/la-zona-grigia\/","title":{"rendered":"La zona grigia"},"content":{"rendered":"<h3><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1925 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2024\/05\/titanic-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2024\/05\/titanic-300x201.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2024\/05\/titanic.jpg 422w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Nel romanzo \u201cCome il Mare\u201d di Wilbur Smith, un rimorchiatore d&#8217;altura raccoglie l&#8217;SOS di un transatlantico arenato in Antartide. Il barometro in picchiata segnala che \u00e8 in arrivo una tempesta che sfascerebbe la nave sugli scogli, con conseguenze tragiche per le persone a bordo. In condizioni atmosferiche proibitive, i soccorritori tappano una falla, attivano le pompe, e allacciano il cavo di traino, ma i tentativi per disincagliarla sono vani. Il capitano \u00e8 quasi sul punto di abbandonarla al suo destino, ma decide di provare ancora a riavvolge il cavo. Con la visibilit\u00e0 ridotta a pochi metri, si accorge di aver perso minuti preziosi tirando alla cieca, obliquamente rispetto al relitto. Allineando il rimorchiatore all&#8217;assetto della nave, i ventidue mila cavalli riescono finalmente a smuovere il transatlantico ferito, e trainarlo in alto mare.<\/h3>\n<h3>Ecco. Il tiro alla cieca del rimorchiatore mi ricorda il tifo alla cieca di molte persone nel mio ambiente sociale nei confronti di Israele, senza conoscerne il vero assetto demografico. Nel romanzo, la nave era celata dalla tempesta. Qui da noi, Israele \u00e8 celato dietro schieramenti ideologici che impediscono di parlarne in maniera razionale.<\/h3>\n<h3>Il nostro atteggiamento acritico sembra innescato da un senso di colpa mai veramente elaborato. Le pietre d\u2019inciampo nelle nostre citt\u00e0 sono l\u00ec a ricordare che la zona grigia, la rete di ipocrisia e complicit\u00e0 descritta da Primo Levi, non \u00e8 esclusiva dei campi di concentramento: quando gli ebrei italiani venivano prelevati dalle loro case e condotti nei campi di sterminio nazisti, \u201cnoi\u201d voltavamo lo sguardo dall\u2019altra parte. Come \u00e8 potuto accadere? La guerra e la dittatura fascista ci hanno permesso in seguito di trattare questo argomento in modalit\u00e0 \u201cmuro di gomma\u201d: frasi vaghe, giustificazioni posticce. Talvolta pure e semplici falsit\u00e0.<\/h3>\n<h3>Sembra quasi che nel massacro in atto a Gaza, i figli e i nipoti dei nostri nonni e bisnonni si comportino come quegli arbitri scarsi che compensano una decisione sbagliata, con una decisione sbagliata in senso contrario: visto che sono stato indifferente verso di te, ora lo sar\u00f2 nei confronti del tuo nemico. E\u2019 un meccanismo perverso: per anni, i media hanno trattato la questione israeliano-palestinese in maniera distratta, e noi non abbiamo avuto tempo, n\u00e8 voglia, di approfondire. In questo contesto, il 7 Ottobre 2023 \u00e8 diventato l\u2019anno zero, e tutto quello che \u00e8 avvenuto prima, non esiste.<\/h3>\n<h3>Nelle nostre coscienze, gli Israeliani sono Aschenaziti, quindi Europei. Laici. Civili. Cosmopoliti. Democratici come noi, in contrapposizione agli Arabi, che non sono mai stati in grado di produrre una democrazia; quindi, diversi da noi. Con Israele, scatta il nostro neurone a specchio automatico: quando compiono operazioni miracolose come quella di Entebbe, sono eroi. Quando commettono atrocit\u00e0, come Sabra e Shatila, sono compagni che sbagliano.<\/h3>\n<h3>Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? La demografia Israeliana \u00e8 in rapida evoluzione. Gli ebrei Mizrah\u00ec, immigrati in Israele da Paesi mediorientali, sono diventati maggioranza, e nei loro luoghi d\u2019origine non hanno mai conosciuto la democrazia. Da un\u2019intervista a Laly Derai, giornalista e attivista con origini Mizrah\u00ec: <span style=\"color: #808080\"><em>\u00abPer noi nativi dei paesi arabi, lo Stato di Israele non \u00e8 stato creato a causa della Shoah, ma perch\u00e9 volevamo realizzare un sogno millenario\u00bb<\/em><\/span>.<\/h3>\n<h3>Il bacino elettorale del governo Netanyahu attinge da una crescente fetta di popolazione che non crede ai valori democratici, come dimostra il tentativo la scorsa estate del governo in carica di neutralizzare la Corte Suprema. In un Paese privo di Costituzione e Camera Alta, eliminare la Corte Suprema significa mettere la democrazia in mordacchia.<\/h3>\n<h3>Negli ultimi ottant\u2019anni, noi occidentali illuminati abbiamo scatenato guerre sventolando la foglia di fico della democrazia da esportazione. Non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: quelle di Gaza non sono bombe \u201cintelligenti\u201d come quelle americane in Iraq, ma bombe ignoranti. Non fingono neppure di esportare pace e democrazia, ma solo ottusa sete di vendetta e desiderio di annientamento.<\/h3>\n<h3>La mia \u00e8 solo un\u2019opinione come un\u2019altra, e il dibattito \u00e8 aperto.<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nel romanzo \u201cCome il Mare\u201d di Wilbur Smith, un rimorchiatore d&#8217;altura raccoglie l&#8217;SOS di un transatlantico arenato in Antartide. Il barometro in picchiata segnala che \u00e8 in arrivo una tempesta che sfascerebbe la nave sugli scogli, con conseguenze tragiche per le persone a bordo. In condizioni atmosferiche proibitive, i soccorritori tappano una falla, attivano le pompe, e allacciano il cavo di traino, ma i tentativi per disincagliarla sono vani. Il capitano \u00e8 quasi sul punto di abbandonarla al suo destino, ma decide di provare ancora a riavvolge il cavo. 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