{"id":321,"date":"2021-11-05T15:46:27","date_gmt":"2021-11-05T14:46:27","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/?p=321"},"modified":"2022-01-04T09:07:48","modified_gmt":"2022-01-04T08:07:48","slug":"presidenza-della-repubblica-opinioni-di-un-boomer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/2021\/11\/05\/presidenza-della-repubblica-opinioni-di-un-boomer\/","title":{"rendered":"Presidenza della Repubblica, opinioni di un boomer"},"content":{"rendered":"<h3><\/h3>\n<h3><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-324 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2021\/11\/ex-presidenti-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2021\/11\/ex-presidenti-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2021\/11\/ex-presidenti-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2021\/11\/ex-presidenti.jpg 638w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il 4 Novembre 1956 i carri armati sovietici entrarono in Ungheria per sedare la rivolta che era scoppiata contro la dittatura. Giorgio Napolitano allora era una giovane rotellina del partito comunista italiano, e si schier\u00f2, per un eccesso di realpolitik, dalla parte degli invasori. Alla fine i morti per ristabilire lo status quo si contarono a migliaia.<\/h3>\n<h3>Il fatto che nel 2011, da Presidente della Repubblica, Napolitano fosse stato il pi\u00f9 convinto sostenitore dell\u2019intervento militare in Libia, apre il dibattito sul confine sottile tra realpolitik e spirito splatter.<\/h3>\n<h3>Fu proprio con Giorgio Napolitano al Quirinale che il ruolo di Capo dello Stato strarip\u00f2 ben al di l\u00e0 delle \u201ccolonne d\u2019Ercole\u201d entro le quali si erano tenuti i suoi predecessori. L\u2019unica costante di tutti i Presidenti, da Enrico De Nicola a Sergio Mattarella, \u00e8 che fossero politicamente ininfluenti prima di venire eletti. Ogni nuovo capo di stato galleggiava per un paio d\u2019anni, e poi improvvisamente diventava \u201cstatista\u201d dopo aver imparato a destreggiarsi in quel ruolo ambiguo. Un ruolo che fino alla fine degli anni 80 era avviluppato da un forte sistema partitico che teneva in pugno il presidente di turno come Konrad Lorenz le sue paperette. Dopo tangentopoli (1992) i partiti non avevano pi\u00f9 la forza di esercitare una salutare sindrome di Stoccolma sul personaggio politicamente ininfluente di turno, e ogni nuovo Presidente ha cominciato a sviluppare le stigmate del santo unto dal Signore.<\/h3>\n<h3>Lo scopo di questo articolo \u00e8 di rivivere a ritroso, da quando ero bambino ad adesso, la mia percezione di quella carica.<\/h3>\n<h3>Ho vaghi ricordi del settenato di Giuseppe Saragat (1964-1971), ma il \u201cmio\u201d primo Presidente, colui per il quale ho cominciato ad avere un\u2019opinione, \u00e8 stato Giovanni Leone (1971-1978). Mi \u00e8 rimasta impressa la foto su un rotocalco: c\u2019era il Presidente in visita ad ex malati di colera, e una mano a forma di corna nascosta dietro la schiena. La rivista aveva messo in evidenza quel gesto con un cerchiolino rosso, ma chiss\u00e0 se erano corna volute oppure involontarie. In seguito capii che molte delle mie impressioni negative su di lui erano sbagliate.<\/h3>\n<h3>Leone fu costretto a dimettersi a causa di una campagna di stampa piena di falsit\u00e0 scatenata da Camilla Cederna. In seguito la giornalista fu condannata per diffamazione, ma ci vollero decenni prima che Leone venisse completamente riabilitato.<\/h3>\n<h3>La mia percezione da moccioso sul ruolo presidenziale era divisa in due parti. La prima era quella che dovevo ripetere alla maestra: \u00abIl Presidente della Repubblica \u00e8 la pi\u00f9 alta carica dello Stato\u2026\u00bb. La seconda, \u00ab\u2026 ma non conta un tubo\u00bb, era una mia interpretazione ascoltando i discorsi degli adulti e unendo il puntini.<\/h3>\n<h3>Quell\u2019opinione non cambi\u00f2 quando al Quirinale sal\u00ec Sandro Pertini (1978-1985). Riccardo Lombardi, ex partigiano e poi esponente del Partito Socialista, lo descrisse come un \u00abcuor di leone col cervello di gallina\u00bb, per le doti e i limiti mostrati durante la Resistenza. Pertini nel suo ruolo di Presidente era simpatico, nazional-popolare e scheggia pazza. Le sue sortite, per\u00f2, erano circoscritte ben all\u2019interno dell\u2019arco costituzionale.<\/h3>\n<h3>Le cose cominciarono a cambiare con Francesco Cossiga. I primi 5 anni del suo settenato (1985-1992) li pass\u00f2 in modalit\u00e0 silenziosa, mentre gli ultimi due furono da delirio. Oltre oceano danno abbastanza per scontato che il tappo su tangentopoli fosse stato scoperchiato dagli Stati Uniti; in fin dei conti l\u2019Unione Sovietica era crollata, e l\u2019America non aveva pi\u00f9 interesse a proteggere governi \u201camici\u201d e \u201ccorrotti\u201d. La mia personalissima opinione \u00e8 che Cossiga, da sempre appassionato di Servizi Segreti, fosse stato informato in anticipo che il sistema stava per crollare, e scaten\u00f2 l\u2019inferno con le sue \u201cpicconate\u201d verbali quotidiane.<\/h3>\n<h3>Dopo Cossiga fu eletto Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999), che durante il suo settenato divise l\u2019opinione pubblica: una met\u00e0 (la sinistra) cominci\u00f2 a trattarlo come uno statista, l\u2019altra met\u00e0 lo considerava solo un trombone. La sua reputazione sub\u00ec una scossa di assestamento quando scoprimmo che dal 1982 fino a Mani Pulite, ogni Ministro dell\u2019Interno aveva preso, in forma privata dai Servizi Segreti, un obolo di 100 milioni di lire. Avendo ricoperto quell\u2019incarico dal 1983 al 1987, lo \u201cstatista\u201d doveva essersi preso un bello spaghetto, e il 3 Novembre 1993 si affacci\u00f2 al nostro balcone virtuale (la tv), e a reti unificate url\u00f2 con la erre moscia tutto il suo sdegno: \u00abNon ci sto! A questo gioco al massacvo io non ci sto!\u00bb.<\/h3>\n<h3>Scalfaro concluse il suo mandato sempre a met\u00e0 strada tra le due opinioni che gli italiani avevano di lui. Chi invece divent\u00f2 Statista a tempo pieno \u00e8 Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006). Aldo Cazzullo, sul necrologio, lo descrisse enfaticamente come colui che ci aveva restituito l\u2019orgoglio di essere italiani. Che un po\u2019 fosse vero me ne accorsi nella primavera 2006, quando constatai che due miei fratelli avevano l\u2019inno di Mameli come suoneria sui loro telefonini, e non si erano messi d\u2019accordo!<\/h3>\n<h3>Port\u00f2 bene: Zidane diede una testata a Materazzi, e l\u2019Italia vinse i mondiali di calcio contro i nostri odiati (e poi amati, e poi daccapo) cugini d\u2019oltralpe.<\/h3>\n<h3>Dopo Ciampi, al Quirinale sal\u00ec Giorgio Napolitano (2006-2015) che esercit\u00f2 il suo ruolo ben al di l\u00e0 dei confini entro i quali si erano tenuti i suoi predecessori. Qui mi limito a parlare della sua influenza sulla guerra in Libia, anche perch\u00e8 nel 2011 lavoravo a Tripoli, e quando in quel Paese scoppi\u00f2 la rivoluzione, fui costretto a fuggire con il primo volo della Farnesina. In un\u2019intervista del 2017, Napolitano dichiar\u00f2 che la responsabilit\u00e0 del nostro intervento contro Gheddafi era da attribuire al governo Berlusconi. Renato Schifani nel 2011 era Presidente del Senato, e contest\u00f2 immediatamente quella versione dei fatti. Secondo lui c\u2019era una verit\u00e0 formale, decisione presa da Berlusconi, e una sostanziale: Napolitano, nel suo ruolo di capo supremo delle Forze armate, esercit\u00f2 una pressione decisiva sul governo. Il 17 Marzo 2011, il presidente francese Nicolas Sarkozy aveva gi\u00e0 il dito pruriginoso sul grilletto, e mise il nostro governo davanti a un ultimatum: fare parte della coalizione con Stati Uniti e Gran Bretagna, oppure rimanere ai margini. Quella sera fu Giorgio Napolitano che davanti a sei testimoni molto influenti tracci\u00f2 la via, affermando: \u00abL&#8217;Italia non pu\u00f2 rimanere fuori\u00bb.<\/h3>\n<h3>Sergio Mattarella (2015-2022) ha riportato il ruolo di Presidente della Repubblica al di qua delle \u201ccolonne d\u2019Ercole\u201d, ma la nuova VIA \u00e8 ormai aperta. Per evitare che in futuro venga percorsa da influenze estere, col rischio di vederla magari trasformata in Via della Seta, non sarebbe il caso di ascoltare Francesco Cossiga che nel 1991 propose l\u2019elezione diretta del capo dello Stato?<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>L\u2019immagine su questo blog \u00e8 di Deborah Joy Bormann <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/deborahjoybormann\/?hl=en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">@deborahjoybormann<\/a>.<\/h2>\n<h4>Deborah nasce a Trieste, citt\u00e0 di confine, da padre statunitense e madre spagnola. Vive a Bologna, Pisa, Amsterdam, Madrid, San Francisco. Una serie di coincidenze e passioni la porta a Torino, oramai citt\u00e0 d\u2019adozione.<br \/>\nSpirito indipendente, visionario e\u2026 disperatamente ottimista.<br \/>\nMadre, compagna, insegnante, arteterapeuta e artista.<br \/>\nDa sempre adora leggere, scrivere, pensare e creare.<\/h4>\n<h5>Le idee espresse da Andrea nei suoi articoli non rappresentano necessariamente le opinioni e le convinzioni di Deborah.<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 4 Novembre 1956 i carri armati sovietici entrarono in Ungheria per sedare la rivolta che era scoppiata contro la dittatura. Giorgio Napolitano allora era una giovane rotellina del partito comunista italiano, e si schier\u00f2, per un eccesso di realpolitik, dalla parte degli invasori. Alla fine i morti per ristabilire lo status quo si contarono a migliaia. 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