{"id":951,"date":"2022-04-24T16:13:15","date_gmt":"2022-04-24T14:13:15","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/?p=951"},"modified":"2022-04-26T04:09:43","modified_gmt":"2022-04-26T02:09:43","slug":"discontinuita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/2022\/04\/24\/discontinuita\/","title":{"rendered":"Discontinuit\u00e0"},"content":{"rendered":"<h3><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-962\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2022\/04\/linea-curva-di-formiche-rosse-1-300x133.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"133\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2022\/04\/linea-curva-di-formiche-rosse-1-300x133.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2022\/04\/linea-curva-di-formiche-rosse-1-1024x456.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2022\/04\/linea-curva-di-formiche-rosse-1-768x342.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/pogliano\/files\/2022\/04\/linea-curva-di-formiche-rosse-1.jpg 1043w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Qualche giorno fa un inviato di guerra di una tv francese ha affermato di non aver mai visto orrori come quelli provocati dai russi in Ucraina. La sua testimonianza dovrebbe dimostrare che questo conflitto \u00e8 peggiore di tutti gli altri, ma forse conferma solo qualcosa che sapevamo gi\u00e0: nelle guerre degli ultimi decenni in Paesi culturalmente remoti, i giornalisti avevano meno libert\u00e0 di movimento, e il sangue che raccontavano era di un colore scuro e rappreso, come una testimonianza di seconda o terza mano.<\/h3>\n<h3>Paradossalmente, i rapitori e i tagliatori di teste in Siria e Iraq contribuirono a nascondere quello che accadeva in quelle guerre asimmetriche. Nella guerra in Ucraina in questi ultimi giorni assistiamo a una vera e propria parata di vip in visita a Kiev, segno che per la prima volta dalla guerra del Vietnam anche i giornalisti possono circolare pi\u00f9 liberamente, e hanno la possibilit\u00e0 di entrare direttamente in contatto con gli effetti tragici che questa guerra ha avuto sulla popolazione civile.<\/h3>\n<h3>E\u2019 giusto mostrare le foto pi\u00f9 cruente di un conflitto? L\u2019assenza di immagini fa si che nella nostra cultura legata all\u2019immagine, l\u2019argomento non esista. Se in tutte le guerre ci fosse testimonianza visiva di quello che accade, sarebbe pi\u00f9 difficile sostenere tesi di cronisti impressionati dal primo sangue ossigenato e arterioso che vedono, dopo decenni di sangue scuro porpora raccontato attraverso qualche intermediario.<\/h3>\n<h3>In passato sui giornali venivano spiattellate le foto pi\u00f9 crude. Tempo fa cercai nell\u2019archivio online di un quotidiano una notizia di cronaca nera che negli anni Ottanta aveva scosso la mia citt\u00e0. Quando aprii la vecchia pagina di giornale digitalizzata, comparve la foto di un ragazzo riverso nella sua camera da letto: era il compagno di banco di un mio cugino, che quel giorno della ricerca online era con me, e quando vide l&#8217;immagine sbianc\u00f2 in volto. Eppure la foto del suo amico ucciso dal padre doveva averla vista anche allora, ma la sua memoria l\u2019aveva cancellata. E aveva rimosso anche l\u2019abitudine barbara di mostrare immagini troppo cruente. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Siamo pi\u00f9 civili ora?<\/h3>\n<h3>Uno dei mali occidentali \u00e8 il celebrato \u201cpensiero positivo\u201d, e gli eufemismi da esso generati. Curiosamente, mentre in America negli anni Novanta nasceva il morbo del politicamente corretto, in Italia Jovanotti, cantava \u00abIo penso positivo, perch\u00e8 son vivo, perch\u00e8 son vivo\u2026\u00bb (<strong><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1-rX9A0o9jg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a><\/strong>). Ascoltando quelle parole uno pu\u00f2 rimanerne ancora contagiato, per poi magari accorgersi che la visione positiva a tutti i costi non \u00e8 altro che l&#8217;effetto ottico dell&#8217;esclusione di tutte le altre opzioni che in quel momento appaiono negative. Praticamente un paraocchi.<\/h3>\n<h3>La prospettiva occidentale delle primavere arabe \u00e8 un esempio di pensiero positivo senza happy ending. La maggior parte di quelli che in quei primi anni Dieci viveva nel Maghreb, sapeva che in quei luoghi la democrazia come la concepiamo noi era utopia. Eppure era quasi impossibile parlarne senza rischiare di essere bollati come gheddafiani incalliti. Il pensiero positivo in quel caso era pi\u00f9 che altro la visione di chi guarda la realt\u00e0 attraverso lo specchio distorto mediatico. Il metodo pi\u00f9 semplice e deleterio per estinguere il senso di colpa che deriva dal benessere, \u00e8 proiettare i propri ideali su una realt\u00e0 a loro incompatibile.<\/h3>\n<h3>Il pensiero positivo porta ad altre discontinuit\u00e0 difficili da argomentare senza passare dalla parte del torto. Mi riferisco all\u2019enfasi mediatica dedicata alle paralimpiadi, dove persone con ogni genere di handicap si sfidano per vincere una medaglia. Eppure l&#8217;eccellenza nello sport ha sempre coinciso con l\u2019eleganza del gesto atletico. Le paralimpiadi, sotto questo aspetto, NON sono diverse da ipotetiche competizioni per anziani, con novantenni che duellano, si prendono a pugni, o si sorpassano a velocit\u00e0 bradipesche in carrozzine avveniristiche su strade asfaltate. Che senso ha? Se il fine \u00e8 quello di dare speranza a persone con disabilit\u00e0, non sarebbe pi\u00f9 utile (e meno ipocrita) enfatizzare ambiti dove possano misurarsi alla pari con i normodotati, anzich\u00e8 pompare retorica in esibizioni che qualcuno guarda, ma nessuno vede? Poi nella vita privata tirino di scherma, giochino a pallacanestro, corrano lunghe distanze\u2026 ma cosa c\u2019entra elevare quel desiderio legittimo a fenomeno mediatico?<\/h3>\n<h3>Esistono molte altre discontinuit\u00e0, ma per oggi basta cos\u00ec.<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Qualche giorno fa un inviato di guerra di una tv francese ha affermato di non aver mai visto orrori come quelli provocati dai russi in Ucraina. La sua testimonianza dovrebbe dimostrare che questo conflitto \u00e8 peggiore di tutti gli altri, ma forse conferma solo qualcosa che sapevamo gi\u00e0: nelle guerre degli ultimi decenni in Paesi culturalmente remoti, i giornalisti avevano meno libert\u00e0 di movimento, e il sangue che raccontavano era di un colore scuro e rappreso, come una testimonianza di seconda o terza mano. 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