{"id":1035,"date":"2013-07-14T15:01:02","date_gmt":"2013-07-14T13:01:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/07\/14\/acerra-e-il-mantra-del-no-a-tutti-i-costi\/"},"modified":"2013-07-14T15:01:02","modified_gmt":"2013-07-14T13:01:02","slug":"acerra-e-il-mantra-del-no-a-tutti-i-costi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/07\/14\/acerra-e-il-mantra-del-no-a-tutti-i-costi\/","title":{"rendered":"Acerra e il mantra del No. A tutti i costi"},"content":{"rendered":"<p>Il vantaggio delle politiche demagogiche, soprattutto in materie economiche, \u00e8 che la memoria \u00e8 corta. Ci si dimentica. Il caso pi\u00f9 tipico \u00e8 quello dei vari comitati del No, che imperversano per l\u2019Italia. \u00c8 facile dire no, pi\u00f9 difficile sopportarne i costi. Il problema \u00e8 che i costi del non fare si pagano domani. \u00c8 come un grande debito pubblico, che invece di essere alimentato dalla spesa corrente \u00e8 generato dal non fare. Non vedevamo l\u2019ora di raccontarvi il caso di Acerra e del suo termovalorizzatore: in effetti sono passati quasi dieci anni. S\u00ec, non vedevamo l\u2019ora, perch\u00e9 gi\u00e0 a quei tempi sapevamo della buffonata che si stava consumando. Era il 2003 e l\u2019Impregilo (che ha costruito circa 500 impianti simili in giro per il mondo) era pronta per aprire i cantieri per la realizzazione del termovalorizzatore di Acerra. Si tratta di un impianto che si mangia i rifiuti, li digerisce e produce energia elettrica (piuttosto incentivata). Dallo sbruciacchiamento a mille gradi dei rifiuti, si producono anche sostanze inquinanti, che per\u00f2 sono fermate dai filtri predisposti sui camini. In Italia ce ne sono una cinquantina, nel resto dell\u2019Europa poco meno di 500. Ebbene, nella zona pi\u00f9 calda per la gestione dei rifiuti, cio\u00e8 la Campania, spuntarono Comitati del No come funghi. La politica locale fu silente (meglio dire pavida) e ovviamente non manc\u00f2 il plauso allo stop dell\u2019opera da parte del vescovo locale. Il problema era diventato Impregilo (che pure ne ebbe di questioni da risolvere, compreso un sequestro monstre di 750 milioni di euro, poi cancellato dalla Cassazione) e la costruzione del mostro inquinante. Il cantiere che doveva partire nel 2001 fu bloccato e l\u2019area fu liberata solo nell\u2019agosto del 2004 e solo grazie all\u2019intervento di cinquecento uomini delle forze dell\u2019ordine. Il termovalorizzatore restava un mostro: la sua realizzazione fu ancora interrotta diverse volte. E la soluzione finale fu trovata dall\u2019allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che, complice il governo, dichiar\u00f2 il sito di interesse strategico nazionale. Insomma, l\u2019area fu militarizzata: per passare dai cancelli era necessario un cartellino di sicurezza. E la gestione fu affidata, attraverso una gara internazionale, alla lombarda A2A.<br \/>\nUn amarcord per dire che finalmente abbiamo i dati ufficiali di questa battaglia tra lo Stato e gli interessi localistici. L\u2019impianto \u00e8 ormai a pieno regime e nei primi sei mesi di quest\u2019anno ha trattato 314mila tonnellate di rifiuti. E rischia cos\u00ec di chiudere l\u2019anno con un saldo superiore alle 600mila previste. Per darvi una dimensione, il supposto mostro digerisce e tratta il 40 per cento di tutti i rifiuti indifferenziati prodotti dalla Campania. Ne restano ancora 900mila tonnellate: che vanno a finire all\u2019estero (a caro prezzo) o nelle discariche prevalentemente di altre regioni.<br \/>\nIl termovalorizzatore inoltre produce energia elettrica equivalente al fabbisogno energetico di 200mila famiglie, che si accendono lavatrici e lampadine grazie ai rifiuti: si risparmiano cos\u00ec 56mila tonnellate di petrolio. Che, a differenza dei rifiuti, non si \u00e8 ancora scoperto in Campania. Per inciso, l\u2019azienda fa lavorare circa duecento dipendenti.<br \/>\nArriviamo finalmente all\u2019inquinamento. L\u2019impianto veniva bloccato perch\u00e9 giudicato (da chi? dal vescovo? dall\u2019opinione pubblica? dai comitati?) tecnologicamente obsoleto. E inquinante. Ebbene, le direttive europee prevedono limiti alle emissioni pari a 100. L\u2019autorizzazione ambientale che fu data ad Acerra abbassava l\u2019asticella a 50. Il termovalorizzatore sta facendo meglio di quanto gi\u00e0 prudentemente previsto dall\u2019A.I.A. A questo punto delle due l\u2019una: o il legislatore europeo e quello italiano sono degli inquinatori e lo decidono con atti normativi, o l\u2019impianto di Acerra, rispettando abbondantemente questi limiti, non inquina.<br \/>\nPer finire, e promettiamo di smetterla, gli attuali gestori del termovalorizzatore (cio\u00e8 l\u2019A2A) stanno facendo molto bene il loro mestiere. E cio\u00e8 produrre energia elettrica a pi\u00f9 non posso. Il che vuol dire che l\u2019opera, cos\u00ec maledetta, porta nelle casse dell\u2019azienda e della Regione (che \u00e8 proprietaria dell\u2019impianto) circa 150 milioni di euro l\u2019anno (che si dividono in parti quasi uguali) per la vendita dell\u2019energia elettrica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il vantaggio delle politiche demagogiche, soprattutto in materie economiche, \u00e8 che la memoria \u00e8 corta. Ci si dimentica. 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