{"id":1042,"date":"2013-08-12T16:28:03","date_gmt":"2013-08-12T14:28:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1042"},"modified":"2013-08-12T16:28:03","modified_gmt":"2013-08-12T14:28:03","slug":"il-pizzettaro-di-albissola-e-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/08\/12\/il-pizzettaro-di-albissola-e-obama\/","title":{"rendered":"Il pizzettaro di Albissola e Obama"},"content":{"rendered":"<p>Tre ragazzi, disoccupati, tutti sotto i trenta anni si rimboccano le maniche e aprono un locale a Brera, nel centro di Milano. Gli affari vanno benino. Ma siamo in Italia. Uno dei loro due bagni, quello riservato ai dipendenti, cio\u00e8 loro tre, \u00e8 nel condominio.<br \/>\nE alcuni si lamentano. Ve la facciamo breve: una ordinanza del Comune dispone la chiusura dell&#8217;esercizio commerciale. E i tre si trovano senza lavoro e senza locale. Questione di cessi.<\/p>\n<p>Uno dei tanti casi di ordinaria burocrazia in Italia. Le norme, le ordinanze, i giudici, la politica. Tutti a parole parlano di sviluppo e crescita: nella pratica tutto rema contro.<\/p>\n<p>Un pizzettaro di Albissola, un incosciente di questi tempi, si mette in testa di aprire un locale per vendere la pizza al taglio. Pochi clienti, anzi quasi nessuno. E una sera, mosso da spirito di servizio, si permette di servire la pizza (pochi euro) ai suoi soli due avventori. Pizzicato da due solerti vigili urbani, viene multato per cinquemila euro. Non ha licenza per servire le pizze al tavolo, ma solo al bancone. Quella cifra, cinquemila euro, non la vede neanche in mesi di lavoro. Sar\u00e0 molto probabilmente costretto a chiudere.<\/p>\n<p>Chisseneimporta. Trasgrediscono la legge: \u00e8 giusto che paghino. In italia abbiamo tenuto immobilizzata e sequestrata sui piazzale dell&#8217;Ilva un miliardo di merce, perch\u00e9 una serie di giudici la ritenevano corpo del reato. E poco importano i 40mila dipendenti (compreso l&#8217;indotto) che tuttora rischiano di perdere la pagnotta.<\/p>\n<p>La legge sopra tutto. Una legge che \u00e8 fatta da migliaia di norme, spesso in contrasto tra loro, diversamente interpretabili e a piacimento dai nostri magistrati. Infallibili per definizione e per pratica.<\/p>\n<p>Mentre noi siamo qua a spaccare il capello sui regolamenti comunali riguardo al servizio ai tavoli e permettiamo alla Procura di Taranto di aprire un contenzioso infinito (compreso un ricorso, perso alla Corte costituzionale) con governi di tutti i colori, nel resto del mondo si bada alla sostanza.<br \/>\nUn paio di sabati fa, l&#8217;uomo pi\u00f9 potente del mondo, Barack Obama, ha preso carta e penna e ha detto che un&#8217;ordinanza di una sua Authority indipendente (Itc) doveva essere considerata carta straccia. Senza tanti se e ma. E con poche righe sui giornali internazionali. Con il nostro metro delle separazione dei poteri, guidorossismo e bla bla, si tratta di un&#8217;intromissione ducesca. C&#8217;\u00e8 un contenzioso che dura da anni tra l&#8217;americana Apple e la coreana Samsung su alcuni brevetti tecnologici. Il mercato dei telefonini intelligenti vale la bellezza di 400 miliardi l&#8217;anno. E presso le corti federali americane ci sono pi\u00f9 di cinquemila cause per dispute sulla propriet\u00e0 intellettuale. Ebbene per la violazione di uno di questi brevetti la coreana Samsung aveva ottenuto dalla Itc il divieto di importazione di una serie di iPhone e iPad in America (questi straordinari apparecchi sono infatti per lo pi\u00f9 costruiti in Cina, anche se pensati in California). Un colpo tosto per il marchio della mela. Ebbene il presidente degli Stati Uniti, per superiori interessi e con motivazioni non del tutto esplicitate, ha preso e cancellato questa decisione storica della Itc. Sono affari loro. Ma anche un po&#8217; nostri: ecco come un Paese difende le proprie industrie nazionali. Il luned\u00ec dopo, alla borsa di Seul, il titolo Samsung ha perso un miliardo in capitalizzazione.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti il settore finanziario, un&#8217;industria che vale quella tecnologica, \u00e8 difesa oltre qualsiasi logica italiana. Tanto che per i suoi vertici ormai si parla di too big to jail (\u00abTroppo grande per andare in prigione\u00bb; ndr).<\/p>\n<p>Altro che severit\u00e0 anglosassone. I vertici di Standard Chartered sono stati beccati a fare operazioni illegali con l&#8217;Iran: l&#8217;equivalente in America di trattare con la mafia. Se la sono cavata con una multa da 340 milioni di dollari (oltre ai 320 pagati per un altro illecito precedente). E con un salvacondotto legale e l&#8217;immunit\u00e0 per i dirigenti coinvolti.<\/p>\n<p>Nel caso di Hsbc, pizzicata a riciclare centinaia di milioni dei narcos messicani, e costretta a pagare una multa miliardaria, il capo del dipartimento criminale della giustizia americana (Lanny Breuer) ha ammesso che la sanzione penale \u00e8 stata evitata per non distruggere la reputazione della banca e per l&#8217;impatto negativo che avrebbe avuto sull&#8217;economia americana. E noi siamo qui a farci del male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tre ragazzi, disoccupati, tutti sotto i trenta anni si rimboccano le maniche e aprono un locale a Brera, nel centro di Milano. Gli affari vanno benino. Ma siamo in Italia. Uno dei loro due bagni, quello riservato ai dipendenti, cio\u00e8 loro tre, \u00e8 nel condominio. E alcuni si lamentano. Ve la facciamo breve: una ordinanza del Comune dispone la chiusura dell&#8217;esercizio commerciale. E i tre si trovano senza lavoro e senza locale. Questione di cessi. Uno dei tanti casi di ordinaria burocrazia in Italia. Le norme, le ordinanze, i giudici, la politica. 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