{"id":1049,"date":"2013-08-24T16:52:44","date_gmt":"2013-08-24T14:52:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1049"},"modified":"2013-08-24T16:52:44","modified_gmt":"2013-08-24T14:52:44","slug":"se-letica-ce-la-insegnano-zaleskyco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/08\/24\/se-letica-ce-la-insegnano-zaleskyco\/","title":{"rendered":"Se l&#8217;etica ce la insegnano Zalesky&amp;co"},"content":{"rendered":"<p>Vi raccontiamo in questa zuppa estiva la storiaccia dei sepolcri imbiancati, o meglio sbiancati, del capitalismo italiano. Mentre tutti celebrano, il Financial Times buon ultimo, la cosiddetta fine dei salotti buoni della finanza milanese, grazie al Cielo \u00e8 all\u2019opera, dalle parti di Brescia, una nobile Fondazione Etica. La generosa istituzione, fondata nel 2008, si propone di promuovere \u00abnuove idee, ma anche nuove persone\u00bb. Tra poco, abbiate pazienza, capirete per quale dannato colpo di sole, c\u2019\u00e8 venuta voglia di parlarne oggi. Dovete sapere che l\u2019etica congrega \u00e8 guidata e fondata dal professor, avvocato e ora onorevole Gregorio Gitti. Professionista di chiarissima fama, che ha avuto la sfortuna mediatica di sposarsi con la figlia di Giovanni Bazoli, numero uno storico di banca Intesa. Nel manipolo di aristocratici fondatori della Fondazione c\u2019\u00e8 anche il finanziere franco-polacco Romain Zaleski. Arriviamo cos\u00ec al punto, cari commensali. Ognuno \u00e8 libero di creare il club che vuole. Ci mancherebbe altro. E invitare a fondarlo chi pi\u00f9 lo aggrada. E financo titolare la propria organizzazione con l\u2019altisonante titolo di Etica. Ma un minimo di senso del ridicolo non guasterebbe anche ai Verdurin bresciani.<br \/>\nProprio in queste ore Zalesky e i suoi uomini sono alle prese con un dilemma poco etico che si trascina da un lustro. Il finanziere negli anni ottenne da Intesa (guidata da Bazoli) e da una nutrita pattuglia di banche la bellezza di 7 miliardi di euro in prestiti. Con i quali, essenzialmente, comprava e vendeva importanti pacchetti azionari in Borsa. Proprio nell\u2019anno di costituzione della Fondazione, con la crisi finanziaria in pieno corso, il nostro Zalesky si \u00e8 trovato, come si dice in Borsa, decisamente lungo. Aveva debiti per 7 miliardi e azioni che valevano molto di meno. A peggiorare la situazione era la circostanza di detenere titoli proprio delle banche che gli avevano fatto prestiti: in primis banca Intesa di cui aveva poco meno del 6 per cento. Dopo cinque anni e dopo un accordo con le banche che gli hanno consentito di congelare la sua posizione (un imprenditore normale sarebbe saltato) si trova con 2,3 miliardi di debiti e 1 miliardo in partecipazioni azionarie. Insomma con un buco di 1,3 miliardi, oltre alle perdite che le banche hanno gi\u00e0 incamerato. Oggi, una delle banche coinvolte, Unicredit si \u00e8 scocciata. E in buona sostanza ha detto al finanziere, che ancora controlla il suo portafoglio, di finirla: ripaga quello che riesci a ripagare.<br \/>\nRicapitoliamo. Zalesky giocava in Borsa con i soldi delle banche. Quando c\u2019\u00e8 stata la crisi \u00e8 stato pizzicato con il cerino in mano. Le banche lo hanno tenuto in salamoia fino ad oggi. Ora vogliono farlo fallire. Fate voi, cari commensali, le considerazioni sui criteri con cui Intesa e soci hanno prestato i loro quattrini. Ragionate voi sulla prova logica (come direbbe un magistrato) di essere finanziato (in primis Intesa) da una banca i cui titoli sono stati poi acquistati in Borsa. Riflettete sul fatto che Zaleski \u00e8 anche azionista di peso di quella piccola ma potente finanziaria bresciana (Mittel) che \u00e8 azionista di Intesa e del Corriere della Sera e di cui \u00e8 dominus proprio Giovanni Bazoli, presidente di Intesa e uomo forte della Rizzoli. Insomma fate quello che si sono dimenticati di fare tutti: ragionate. Un salotto influente in Italia ancora funziona e si accomoda dalle parti di Brescia.<br \/>\nCon un piccolo dettaglio. E qui arriviamo al dunque. Come gli \u00e8 venuto in mente a questi signori di farsi una fondazione ispirata ai principi etici? Nel loro sito si legge: \u00abQuella di cui parliamo \u00e8 l\u2019etica come comportamento collettivo, come norma comune per la convivenza all\u2019interno di una comunit\u00e0 di persone, sia essa Azienda, Partito, Banca o Stato\u00bb. Va bene tutto. Ma prenderci per i fondelli \u00e8 un po\u2019 troppo.<br \/>\nPs: Non si riesce a capire la logica per la quale Giulia Ligresti, nonostante il parere favorevole della Procura, la sua collaborazione con i pm, e il suo stato di salute sia ancora in carcerazione preventiva. A ci\u00f2 si aggiunga la disponibilit\u00e0 a patteggiare e dunque a beccarsi una condanna che non preveder\u00e0 il carcere. Giusto per l\u2019aritmetica e senza alcuna implicazione giudiziaria: il falso in bilancio di cui \u00e8 accusata \u00e8 dieci volte inferiore alle perdite che le banche subiranno a causa del buco di Zalesky.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Vi raccontiamo in questa zuppa estiva la storiaccia dei sepolcri imbiancati, o meglio sbiancati, del capitalismo italiano. Mentre tutti celebrano, il Financial Times buon ultimo, la cosiddetta fine dei salotti buoni della finanza milanese, grazie al Cielo \u00e8 all\u2019opera, dalle parti di Brescia, una nobile Fondazione Etica. La generosa istituzione, fondata nel 2008, si propone di promuovere \u00abnuove idee, ma anche nuove persone\u00bb. Tra poco, abbiate pazienza, capirete per quale dannato colpo di sole, c\u2019\u00e8 venuta voglia di parlarne oggi. Dovete sapere che l\u2019etica congrega \u00e8 guidata e fondata dal professor, avvocato e ora onorevole Gregorio Gitti. 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