{"id":1132,"date":"2014-01-04T17:39:33","date_gmt":"2014-01-04T16:39:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1132"},"modified":"2014-01-04T17:39:33","modified_gmt":"2014-01-04T16:39:33","slug":"dai-bot-people-ai-bot-bankers","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2014\/01\/04\/dai-bot-people-ai-bot-bankers\/","title":{"rendered":"Dai Bot people ai Bot bankers"},"content":{"rendered":"<p>Del suo debito pubblico Ronald Reagan diceva: \u00ab\u00c8 grande abbastanza da saper badare a se stesso\u00bb. Purtroppo per noi anche il nostro debito \u00e8 grande, ma a badarci sono rimaste solo le banche. Il che non \u00e8 cos\u00ec tranquillizzante. <strong>Quando si parla del nostro debito pubblico e dei suoi rischi non si pensa mai a chi ce l\u2019abbia in saccoccia<\/strong>, in portafoglio.<br \/>\nSappiamo che ha superato i duemila miliardi di euro, di cui 1.700 sono titoli emessi sul mercato. Sappiamo che il suo servizio ci costa un\u2019ottantina di miliardi all\u2019anno. Sappiamo che ha una tassazione privilegiata. E che ha un mercato secondario (cio\u00e8 il luogo in cui si trattano i titoli comprati dal Tesoro) di dimensioni globali. Insomma lo coccoliamo in tutti i modi. Ma ci dimentichiamo spesso di sapere chi \u00e8 il nostro massimo creditore.<br \/>\nC<strong>he sono, guarda caso, le banche italiane. Circa il 50 per cento dei titoli emessi sono nei loro portafogli. Per questo sono diventati i veri e principali azionisti della nostra politica economica e finanziaria. <\/strong>S\u00ec certo: c\u2019\u00e8 la democrazia, i parlamenti, le leggi. Ma solo grazie alle banche italiane, il nostro Stato non \u00e8 ancora fallito. Quando si pensa alle politiche economiche degli ultimi governi e alle mancette delle Finanziarie, si deve sempre tenere in considerazione il fatto che grazie alle banche si pagano stipendi pubblici, pensioni; insomma si evita lo chiusura dello Stato. Non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. <strong>Siamo passati dai Bot people ai Bot bankers.<\/strong><br \/>\nVediamo. Facciamo un confronto tra dicembre del 2011 (Monti appena arrivato e crisi finanziaria ai massimi) e settembre del 2013 (ultimi dati disponibili). Lo stock di titoli del debito pubblico in questo lasso di tempo \u00e8 cresciuto di 132 miliardi di euro (alla faccia del risanamento), superando quota 1.730 miliardi. I privati (cio\u00e8 i Bot people) sono scappati e detengono 166 miliardi di titoli, vendendone la bellezza di 73 miliardi: i risparmiatori italiani hanno in mano meno del 10 per cento dei titoli pubblici in circolazione. Anche gli stranieri hanno venduto debito italiano (meno 37 miliardi). Indovinate chi ha sottoscritto titoli negli ultimi due anni? Le banche e il loro controllore (Banca d\u2019Italia).<br \/>\n<strong>In venti mesi (quelli dei governi tecnici e della crisi) le istituzioni finanziarie italiane si sono appesantite di carta della Repubblica per la bellezza di 233 miliardi di euro. Portando il loro portafoglio in titoli di Stato da 554 miliardi (dicembre 2011) a 787 miliardi (settembre 2013). <\/strong>Anche la Banca d\u2019Italia si \u00e8 ingozzata con 10 miliardi di titoli in pi\u00f9. Ma se prendessimo a paragone non dicembre del 2011, ma giugno del medesimo anno (mese in cui i pi\u00f9 avveduti gi\u00e0 percepivano i tremori sui paesi deboli dell\u2019Europa mediterranea), lo sforzo della nostra banca centrale risulterebbe triplo: \u00e8 passata dal detenere 68 miliardi di euro di Btp e simili ai 99 di oggi.<br \/>\nLa morale \u00e8 molto semplice. <strong>Negli ultimi due anni la Repubblica italiana ha stretto un patto con il diavolo e cio\u00e8 con il sistema finanziario. Che ha comprato, nei momenti pi\u00f9 duri della guerra finanziaria, i nuovi titoli emessi dal Tesoro e si \u00e8 sostituito ai privati e agli stranieri che gettavano i Bot nel cestino.<\/strong> \u00c8 un prezzo che stiamo pagando alle banche, che dal canto loro hanno ben donde di pretenderlo.<br \/>\nManca un corollario a questa nostra costruzione. Siccome le istituzioni finanziarie italiane e coloro che le guidano non sono degli sprovveduti, hanno preteso delle garanzie internazionali. Che puntualmente sono arrivate dall\u2019unico soggetto che poteva darle: la Bce. Il suo presidente, Mario Draghi, ha in primis prestato 100 miliardi, tra dicembre e febbraio del 2011-2012, a tasso ridotto e con scadenza triennale e poi ha assicurato che avrebbe fatto il possibile per mantenere in piedi l\u2019euro, cio\u00e8 la moneta con cui \u00e8 rimborsato il nostro debito. Due garanzie fortissime.<br \/>\nRicapitoliamo. Il vero azionista-creditore della nostra politica economica e dunque della nostra politica sono le istituzioni finanziarie italiane. Che senza una straordinaria garanzia bancaria europea non avrebbero potuto permetterselo. E il gioco di chi comanda in Italia \u00e8 fatto. Il punto in questa situazione non \u00e8 tanto quanto sia grande o costoso il nostro debito, ma chi lo detenga e dunque abbia tutto l\u2019interesse di vederselo restituire. Ci siamo salvati finanziariamente grazie alle banche. Il punto \u00e8 capire se non moriremo per pagare il prezzo del servizio reso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Del suo debito pubblico Ronald Reagan diceva: \u00ab\u00c8 grande abbastanza da saper badare a se stesso\u00bb. Purtroppo per noi anche il nostro debito \u00e8 grande, ma a badarci sono rimaste solo le banche. Il che non \u00e8 cos\u00ec tranquillizzante. Quando si parla del nostro debito pubblico e dei suoi rischi non si pensa mai a chi ce l\u2019abbia in saccoccia, in portafoglio. Sappiamo che ha superato i duemila miliardi di euro, di cui 1.700 sono titoli emessi sul mercato. Sappiamo che il suo servizio ci costa un\u2019ottantina di miliardi all\u2019anno. Sappiamo che ha una tassazione privilegiata. E che ha un [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2014\/01\/04\/dai-bot-people-ai-bot-bankers\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[23],"tags":[15857,57,837,752,38404,9154],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1132"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1132"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1132\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1133,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1132\/revisions\/1133"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1132"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1132"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1132"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}