{"id":126,"date":"2010-01-01T18:55:58","date_gmt":"2010-01-01T16:55:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2010\/01\/01\/che-fine-ha-fatto-il-berlusconismo\/"},"modified":"2010-01-01T18:55:58","modified_gmt":"2010-01-01T16:55:58","slug":"che-fine-ha-fatto-il-berlusconismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2010\/01\/01\/che-fine-ha-fatto-il-berlusconismo\/","title":{"rendered":"Che fine ha fatto il Berlusconismo?"},"content":{"rendered":"<p><em>Il primo post del&#8217;anno comprende gli auguri affettuosi per i commensali, quelli pi\u00f9 visibili che scrivono e quelli pi\u00f9 defilati ma sempre qui presenti. E&#8217; anche l&#8217;occasione per cucinare l&#8217;ultimo pezzo che  ho scritto nel 2009 sul Giornale: a mio avviso \u00e8 un ingrediente che dovremmo usare anche questo nuovo anno. <\/em><\/p>\n<p>Se cercate un candidato di Berlusconi alle prossime elezioni regionali, datevi pace. Non lo troverete.<br \/>\nCerto le caselle del Partito della libert\u00e0, dal Piemonte alla Calabria, sono tutte occupate. E il Pdl, c`\u00e8 da scommetterci, elettoralmente far\u00e0 l`en plein: viene dato oggi al 40 per cento. Ma che fine ha fatto il berlusconismo? Dove sono gli eredi di Publitalia, quelli che venivano considerati dei minus habens della politica, ma che nei fatti hanno gestito, per citarne due, il Piemonte con Ghigo e il Veneto con Galan? Finiti, cancellati, spariti.<br \/>\nIl blocco sociale a cui Berlusconi si rivolge, quello che con una buona dose di semplificazione, conta piccole e medie imprese, professionisti, eredi della tradizione moderata della Democrazia cristiana come vengono rappresentati nelle elezioni regionali che saranno l`appuntamento politico clou del 2010? Qualcuno veramente crede che la signora Polverini, un`abile sindacalista pi\u00f9 vicina a Gramsci che ad Hayek, possa essere la sintesi, come direbbe Tremonti, del berlusconismo? O che possano esserlo Cota in Piemonte e Zaia in Veneto, entrambi leghisti ed entrambi portatori solo di un aspetto (quello federalista) della rivoluzione berlusconiana.<br \/>\nO che alla recente tradizione berlusconiana possano essere ricondotti l`ottimo Formigoni in Lombardia e Scopelliti in Calabria? Si pu\u00f2 anche prendere atto che il berlusconismo sia finito e che la sua naturale evoluzione sia quella di sciogliersi in un partito aperto, plurale. Ma chi ci crede? Qualcuno veramente ha la presunzione di ritenere che il risultato elettorale delle Regionali non sar\u00e0 ipotecato da Berlusconi e solo in seconda battuta dalla condotta del suo governo. Le elezioni regionali sono state spesso, anzi quasi sempre, un pubblico sondaggio sul gradimento dell`esecutivo in carica: negli anni la tendenza si \u00e8 rafforzata, personalizzata. E cos\u00ec sar\u00e0 anche questa volta. Con il particolare che il leader indiscusso del governo non avr\u00e0 nessuno dei suoi uomini a rappresentarlo.<br \/>\nChe sia una situazione ambigua \u00e8 fuori di dubbio.<br \/>\nN\u00e9 vale molto ridurre la questione a un puro gioco di convenienza all`interno della maggioranza. Non concedere, per esempio al partito di Bossi, una forte rappresentanza territoriale avrebbe compromesso la tenuta del gover- no. Il punto \u00e8 proprio questo.<br \/>\nFino a quando Berlusconi riuscir\u00e0 a tenere insieme il suo blocco sociale: a che altezza l`asticella dell`insoddisfazione peri compromessi raggiunti si dovr\u00e0 fissare? Fino a quando Berlusconi avr\u00e0 la capacit\u00e0 inclusiva di tenere tutti dentro, continuando a fare passi indietro. Come nella foto, il rischio \u00e8 che passo dopo passo trovi il burrone e ci cada, involontariamente, dentro.<br \/>\n<strong>Le tasse che non si toccano, gli aiuti alle grandi imprese, le liberalizzazioni rallentate, il flirt con Cisl e Uil e ora l`assenza di una traccia nelle candidature, danno il senso della scommessa del premier.<\/strong><br \/>\nLa geografia delle candidature del centrodestra alle elezioni regionali si pu\u00f2 anche interpretare con l`atteggiamento di un premier a met\u00e0 strada tra il disinteresse e la necessi-t\u00e0 di tenere insieme una coalizione.<br \/>\nForse sarebbe meglio dire che le due pulsioni convivono.<br \/>\nForza Italia e il berlusconismo non hanno mai avuto una radice territoriale e vi \u00e8 dunque una buona predisposizione a concedere posizioni a terzi sull`altare della buona convivenza. L impossibile per\u00f2 non cogliere in questo atteggiamento un certa contraddizione: da una parte si cerca di rendere il partito plurale e con il predellino lo si \u00e8 anche reso. Dall`altra si rinuncia a radicare una nuova classe dirigente sul terreno locale della politica e ci si accomoda nella scelta del gi\u00e0 visto. Sarebbe sbagliato pensare a un premier azzoppato. \u00c8 al contrario la sua personalissima forza elettorale chepermette alla coalizione di \u00abgiocare\u00bb con i candidati.<br \/>\nMa \u00e8 un gioco molto rischioso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il primo post del&#8217;anno comprende gli auguri affettuosi per i commensali, quelli pi\u00f9 visibili che scrivono e quelli pi\u00f9 defilati ma sempre qui presenti. E&#8217; anche l&#8217;occasione per cucinare l&#8217;ultimo pezzo che ho scritto nel 2009 sul Giornale: a mio avviso \u00e8 un ingrediente che dovremmo usare anche questo nuovo anno. Se cercate un candidato di Berlusconi alle prossime elezioni regionali, datevi pace. Non lo troverete. Certo le caselle del Partito della libert\u00e0, dal Piemonte alla Calabria, sono tutte occupate. E il Pdl, c`\u00e8 da scommetterci, elettoralmente far\u00e0 l`en plein: viene dato oggi al 40 per cento. 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