{"id":1312,"date":"2014-05-02T07:54:28","date_gmt":"2014-05-02T05:54:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1312"},"modified":"2014-05-02T07:54:28","modified_gmt":"2014-05-02T05:54:28","slug":"cosa-ce-da-festeggiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2014\/05\/02\/cosa-ce-da-festeggiare\/","title":{"rendered":"Cosa c&#8217;\u00e8 da festeggiare"},"content":{"rendered":"<p>Un Paese in crisi non pu\u00f2 permettersi troppi brindisi. Pi\u00f9 che euforico rischia di cadere a terra ubriaco. Nel mese di aprile abbiamo lavorato a scartamento ridotto. I giorni son trascorsi con quell\u2019arietta sospesa di chi aspetta la festa. Due settimane fa, era Venerd\u00ec di Pasqua. Non propriamente un giorno di festa, ma insomma, tutti l\u00ec a prepararsi. Venerd\u00ec scorso abbiamo celebrato con la solita tonnellata di retorica il 25 Aprile. E va bene cos\u00ec: guai a toccare la Resistenza. Ieri la sacrosanta festa dei lavoratori con annesso patetico concertone E ci mancherebbe, viste le fatiche di aprile. Tre fine settimana perfetti per fare il ponte: che in effetti \u00e8 stato fatto. Le cose serie da gioved\u00ec 17 aprile, vigilia del Venerd\u00ec santo, al 5 maggio, il primo luned\u00ec dopo la festa dei lavoratori, sono state sospese in un limbo. Alcolico. Certo il discorso non vale per tutti e soprattutto in pochi sono riusciti a fare l\u2019en plein, il filotto delle tre settimane. Ma se riflettiamo, \u00e8 ancora peggio. Come quegli scioperi di un tempo, che si chiamavano a scacchiera, si toglie un tassello per fermare il tutto. L\u2019avvocato pu\u00f2 lavorare, ma il giudice c\u2019\u00e8? Il cancelliere pu\u00f2 esserci, ma il praticante \u00e8 in ufficio? E cos\u00ec via, paralizzando di fatto il processo produttivo. Che non a caso si chiama processo, perch\u00e9 \u00e8 fatto di diverse componenti: ne salta una e il prodotto non arriva.<br \/>\nL\u2019istituto centrale di statistica quando pubblica i suoi numeretti su disoccupazione o produzione industriale in un determinato lasso di tempo, li \u00abdestagionalizza\u00bb: e cio\u00e8 calcola il numero esatto dei giorni lavorativi per fare i paragoni corretti con altri periodi dell\u2019anno. Ecco, l\u2019Italia dovrebbe \u00abdestagionalizzare\u00bb la sua produzione di ricchezza rispetto agli altri Paesi del mondo: da noi le ricorrenze sono numerose e, soprattutto, generano un effetto scia (o, se preferite, un effetto pigrizia, indolenza) prima e dopo difficilmente calcolabile dagli economisti.<br \/>\nNel passato, sia a destra sia a sinistra, si \u00e8 pensato di accorpare alcune feste, spostarle la domenica e cose del genere. Nessuno ce l\u2019ha mai fatta. Questo \u00e8 il Paese dei campanili e delle pastarelle. Quanto ci piace sentire le stesse cose dai palchi e nelle piazze da cinquant\u2019anni a questa parte. Forse sarebbe ora di smetterla. Non \u00e8 vero che gli italiani non siano lavoratori (per quelli che ancora possono farlo). Al contrario. Ma lo facciamo in condizioni svantaggiate rispetto ai nostri concorrenti. Con le tentazioni festive in mezzo alla settimana o, peggio ancora, come sta avvenendo nel 2014, a ridosso del week end.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un Paese in crisi non pu\u00f2 permettersi troppi brindisi. Pi\u00f9 che euforico rischia di cadere a terra ubriaco. Nel mese di aprile abbiamo lavorato a scartamento ridotto. I giorni son trascorsi con quell\u2019arietta sospesa di chi aspetta la festa. Due settimane fa, era Venerd\u00ec di Pasqua. Non propriamente un giorno di festa, ma insomma, tutti l\u00ec a prepararsi. Venerd\u00ec scorso abbiamo celebrato con la solita tonnellata di retorica il 25 Aprile. 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