{"id":1377,"date":"2014-05-23T20:05:38","date_gmt":"2014-05-23T18:05:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1377"},"modified":"2014-05-23T20:05:38","modified_gmt":"2014-05-23T18:05:38","slug":"ling-de-benedetti-e-intoccabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2014\/05\/23\/ling-de-benedetti-e-intoccabile\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ing De Benedetti \u00e8 intoccabile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/files\/2014\/05\/Carlo-De-Benedetti.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/files\/2014\/05\/Carlo-De-Benedetti-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1382\" \/><\/a>Anche mia nonna invecchiando si fece un po&#8217; pi\u00f9 dura. Ma mai quanto Carlo De Benedetti. La sua \u00e8 una parabola micidiale. Sembra quel cartone animato, Cattivissimo me. Nella fiction il cattivone \u00e8 un buono, ha solo l&#8217;aria dello spregiudicato delinquente. Deb, l&#8217;Ing, Cdb, insomma il Nostro, invece sta diventando proprio cattivello.<\/p>\n<p>Proviamo a citare i suoi ultimi bersagli. \u00abA Marchionne darei un voto 4 in sincerit\u00e0, a Romiti zero, a Elkann il voto dei nipoti. Colaninno? Un poveraccio. Agnelli? Un pessimo imprenditore. Il Vaticano una fogna. Tronchetti? Un incapace\u00bb. E poi ancora sulla gestione Telecom da parte di Mtp: \u00abLa comunicazione \u00e8 fatta bene, la rapina ancora meglio\u00bb. Ma guai a replicare. Ci ha provato, incautamente, Tronchetti e si \u00e8 beccato una querela e un&#8217;inchiesta da parte della Procura di Milano per diffamazione a mezzo stampa, con annessa aggravante della continuit\u00e0 del reato.<\/p>\n<p>Insomma Mtp rischia il carcere perch\u00e8 Carletto non tollera la seguente frase: \u00abSe anche io raccontassi &#8211; si legge nell&#8217;avviso di conclusioni indagini, in riferimento ad una dichiarazione rilasciata all&#8217;Ansa da Tronchetti &#8211; la storia delle persone attraverso i luoghi comuni e gli slogan, potrei dire che l&#8217;ingegner De Benedetti \u00e8 stato molto discusso per certi bilanci Olivetti, per lo scandalo legato alla vicenda di apparecchiature alle Poste italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che fin\u00ec dentro per le vicende di Tangentopoli&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Abbiamo cercato di ricostruire punto per punto i casi citati da Tronchetti per capire dove ci fosse la diffamazione o il sanguinario insulto da dover lavare con una pena massima, comprese le aggravanti, di sette anni.<br \/>\n<strong><br \/>\nLO SCANDALO LEGATO ALLE POSTE<\/strong><br \/>\nSe c&#8217;\u00e8 una cosa sicura come il sole sono le tangenti pagate dalla Olivetti, guidata da De Benedetti, per fornire apparecchiature alle Poste. Non \u00e8 un luogo comune, \u00e8 una certezza. E a confessarlo, assumendosene la responsabilit\u00e0, \u00e8 lo stesso De Benedetti. In questo senso Tronchetti \u00e8 fin troppo generoso.<\/p>\n<p>Una domenica mattina, in piena bufera Tangentopoli, Deb si presenta in una caserma dei carabinieri (\u00e8 il 16 maggio del 1993) e ammette davanti a Di Pietro di aver pagato stecche per una ventina di miliardi di lire, di cui solo 10 per forniture alle Poste. Presenta un memoriale in cui racconta la rava e la fava. Repubblica, di sua propriet\u00e0, in un famoso titolo detta la linea della casa: \u00abEra un clima da racket, o pagavi o non lavoravi\u00bb. De Benedetti pag\u00f2. Eccome.<\/p>\n<p>Solo dopo un paio di giorni rilascia un&#8217;intervista al Wall Street Journal, sperando, forse, che De Pietro non avesse il tempo di leggerla, o non capisse l&#8217;inglese. La reporter, Lisa Bannon, nota: \u00abDe Benedetti non chiede scusa per le tangenti pagate e dice che lo rifarebbe, perch\u00e8 queste erano le regole del gioco negli anni 80\u00bb. Cdb, tra le virgolette, dichiara: \u00abLo rifarei con lo stesso disgusto con cui l&#8217;ho fatto negli anni passati\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma \u00e8 il contesto che gli fa fare quelle cose brutte. Ohib\u00f2. Chiss\u00e0 se oggi, per fare un esempio, l&#8217;Expo pu\u00f2 ispirare medesime giustificazioni. Il filo tra concussione e corruzione \u00e8 sempre sottile. Come quello che c&#8217;\u00e8 tra dichiarazione spontanee e paracule. Cdb all&#8217;epoca disse di essersi liberato da un macigno nel fornire il suo dossier a Di Pietro.<br \/>\nEppure nel medesimo documento scrive, riguardo alle tangenti alle Poste: \u00abHo visto che \u00e8 circolato il nome Olivetti\u00bb. Inoltre avevano gi\u00e0 pizzicato tal Lo Moro, il grande collettore delle mazzette Olivetti. Insomma il cerchio si stava chiudendo. La dichiarazione \u00e8 spontanea, ma giusto un attimo prima&#8230;<\/p>\n<p>Quanto \u00e8 valso all&#8217;Olivetti di De Benedetti sottoporsi a questo racket? In cinque anni circa 600 miliardi di lire. Nel 1987 Ivrea fatturava 2 miliardi con le Poste, l&#8217;anno dopo 205 miliardi. Gi\u00e0 nel 1983 Olivetti aveva predisposto una bella voce di bilancio per l&#8217;abbisogna. La dicitura era: spese non documentate. Insomma si erano preparati contabilmente a subire quei mascalzoni dei politici. Indro Montanelli su questo giornale scrisse: \u00abForse i piccoli e indifesi devono subire, ma per i grandi che avrebbero avuto tutti i mezzi &#8211; compresi i pi\u00f9 autorevoli organi di stampa &#8211; per resistervi, la corsa al Principe era non solo voluttuaria, ma anche voluttuosa\u00bb.<\/p>\n<p>Tronchetti non si preoccupi, la memoria sulle tangenti viene e va all&#8217;Ing. Due settimane prima della consegna del memoriale a Di Pietro, lo stesso Ingegnere davanti all&#8217;assemblea degli azionisti e in conferenza stampa giurava: \u00abNon ho mai pagato tangenti\u00bb. Dopo due settimane mise nero su bianco il contrario. In seguito Cdb prov\u00f2 a difendersi: queste cose \u00absi dicono prima ai magistrati e poi alla stampa\u00bb.<\/p>\n<p>Ahi ahi ahi, non ci siamo anche con questa. Circa dieci anni prima, il 16 giugno del 1985, lo stesso Ingegnere, meno rispettoso evidentemente delle prerogative della magistratura, url\u00f2 al mondo intero: \u00abPer l&#8217;affare Sme mi hanno chiesto tangenti\u00bb. Dopo qualche settimana fu ovviamente convocato dal magistrato Pasquale Lapadura all&#8217;oscuro di tutto, che dopo poco archivi\u00f2. Come la mettiamo con la storiella delle tangenti che prima si raccontano ai magistrati e poi alla stampa?<\/p>\n<p>Qualcuno pu\u00f2 forse contestare che \u00abla vicenda di apparecchiature alle Poste\u00bb non sia stata scandalosa? E soprattutto qualcuno ha il coraggio di slegarla da Carlo De Benedetti, dopo che proprio lui ammise tutto con un memoriale e un&#8217;intervista cazzuta al Wall Strett Journal?<\/p>\n<p><strong>L&#8217;INGEGNERE FIN\u00cc DENTRO PER TANGENTOPOLI<\/strong><br \/>\nAnche questa affermazione \u00e8 vera. Della tangentopoli postale abbiamo abbondantemente parlato. Sergio Luciano, in un&#8217;intervista per la Stampa, il 18 maggio del 1993 chiese al Nostro: \u00abOltre che fornire prodotti alle Poste, l&#8217;Olivetti ha avuto molti altri rapporti con la pubblica amministrazione. Ha dovuto pagare anche per questo? Risposta di Cdb: \u00abNon posso rispondere, c&#8217;\u00e8 il segreto istruttorio\u00bb. Bene cos\u00ec.<\/p>\n<p>Poche settimane prima uno dei manager di punta delle sue aziende (la Sasib) aveva ammesso di aver pagato due miliardi estero su estero a Dc e Psi, relativamente ad alcuni appalti per la metro milanese. Si parl\u00f2 di stecche per i pc dei magistrati e del sistema informatico dell&#8217;Inps.<\/p>\n<p>Ma il punto fondamentale \u00e8: l&#8217;Ingegnere fin\u00ec o non fin\u00ec in galera? Per una giornata, per una benedetta giornata, la risposta \u00e8 s\u00ec. A Roma, a Regina Coeli. Dal memoriale, cosiddetto spontaneo, sono passati solo sei mesi. Il 31 ottobre del 1993 due magistrati romani, Maria Cordova e il gip Augusta Iannini, spiccano un mandato di cattura. A Milano l&#8217;Ing \u00e8 indagato; a Roma temono che possa inquinare le prove o reiterare il reato.<\/p>\n<p>La Repubblica ci dice che entra in carcere con doppiopetto grigio e camicia celeste e che, dopo le formalit\u00e0 del caso e l&#8217;ufficio matricola, gli verr\u00e0 consentito di mantenere la fede al dito. Il cronista, con enorme sprezzo del pericolo, nota come lo psicologo di Regina Coeli \u00absia rimasto colpito dalla chiacchierata con De Benedetti e che alla fine i due si sono salutati come vecchi amici\u00bb. Pi\u00f9 dura la Iannini che spiega i motivi del provvedimento per la \u00abpericolosit\u00e0 sociale\u00bb e il rischio di reiterazione del reato.<\/p>\n<p>Il pm lamenta che ci sono fatti nuovi: macchinari scadenti accatastati al ministero. Gli arresti si tramutano dopo poco in domiciliari. Il processo finir\u00e0 con assoluzioni e prescrizioni. Ma una cosa \u00e8 certa: l&#8217;Ing tecnicamente dentro c&#8217;\u00e8 finito. E lo diciamo senza alcun compiacimento.<\/p>\n<p>La Iannini recentemente alla nostra Anna Maria Greco ha detto: \u00abL&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della Procura nel confronti dell&#8217;Ingenger De Benedetti \u00e8 abbondantemente motivata, mettendo in luce una serie di elementi esistenti a carico dell&#8217;indagato\u00bb che nell&#8217;interrogatorio di garanzia aveva ammesso di aver pagato \u00abalcuni miliardi per corrompere al ministero delle Poste chi aveva garantito all&#8217;Olivetti l&#8217;acquisto di telescriventi obsolete\u00bb.<\/p>\n<p>Comprendiamo sia duro ricordare l&#8217;episodio alla ex tessera numero uno del Pd, come all&#8217;epoca fu duro per Eugenio Scalfari ammettere che De Benedetti non fosse quel \u00abcavaliere solitario non intaccato da nessuna macchia e nessun compromesso\u00bb che il direttorone sperava.<\/p>\n<p><strong>DE BENEDETTI \u00c8 STATO DISCUSSO PER MOLTI BILANCI OLIVETTI<\/strong><br \/>\nLa parola discusso \u00e8 il minimo che si possa dire. L&#8217;ingegnere De Benedetti \u00e8 stato indagato per false comunicazioni sociali, falso in bilancio e insider trading. E se non fosse stato per le cosiddette (proprio dal gruppo De Benedetti) leggi ad personam fatte da Silvio Berlusconi, oggi probabilmente avrebbe la fedina penale meno linda. Un po&#8217; di discussione la concediamo dunque?<\/p>\n<p>Sarebbe erroneo dire che l&#8217;Olivetti sia tecnicamente fallita. Ma che i suoi bilanci siano stati un colabrodo questo \u00e8 provato. Nell&#8217;estate del &#8217;96 succede il patatrac. Negli ultimi tre anni Ivrea aveva perso ai livelli di un ubriaco al tavolo della roulette: 3mila miliardi di lire. Nel settembre del 1995, l&#8217;ubriaco aveva chiesto ai soci risorse fresche per 2.250 miliardi. A luglio del 1996 l&#8217;Ingegnere si dimette da amministratore delegato per lasciare il posto a Francesco Caio che si porta con s\u00e8 come capo della finanza Renzo Francesconi.<\/p>\n<p>Dopo poche settimane di lavoro i due capiscono che le cose sono peggio del previsto, l&#8217;azienda \u00e8 in coma etilico, e vogliono nuovi quattrini e un piano di salvataggio da parte di Mediobanca. Caio mette nero su bianco le sue considerazioni pessime sui conti. Il titolo crolla. La semestrale post aumento di capitale brucia 440 miliardi. L&#8217;uomo dei numeri sbatte la porta e dice: \u00abSul piano strategico si possono fare mediazioni, sui numeri e la cassa, no\u00bb. La Procura di Ivrea e la Consob iniziano ad indagare. Che sta succedendo nei bilanci di Olivetti? Passa qualche settimana e i giudici di Torino aprono un fascicolo per insider trading.<\/p>\n<p>L&#8217;Ing. avrebbe venduto allo scoperto titoli Olivetti prima della semestrale, per poi ricomprarli a valori pi\u00f9 bassi dopo la stessa. Giulio Anselmi sulla prima del Corriere della Sera il 18 settembre di quell&#8217;anno scrive: \u00abTutti ricordano nel caso Olivetti quattro bilanci consecutivi accompagnati da promesse di pareggio. C&#8217;\u00e8 da stupirsi se diffidando della trasparenza contabile delle aziende italiane si d\u00e0 credito ai giudici\u00bb.<\/p>\n<p>E ancora \u00abil dato pi\u00f9 grave e sconcertante \u00e8 il fatto che l&#8217;ipotesi di enormi perdite occulte nei conti del gruppo di Ivrea non sia apparsa immediatamente inverosimile, ma sia stata considerata da tutti, analisti finanziari, banchieri, gestori di patrimoni tristemente possibile fino a prova contraria\u00bb.<\/p>\n<p>La storia finisce con un patteggiamento per l&#8217;insider trading che gli coster\u00e0 50 milioni. Anche la partita del falso in bilancio si conclude con un patteggiamento. Ma la sentenza nel 2003 viene revocata. Sapete perch\u00e8? Grazie alla revisione del reato di falso in bilancio introdotta nel 2002 da Berlusconi.<\/p>\n<p>E non diteci che sui bilanci di Deb e sui falsi non ci sia stata alcuna discussione. Tronchetti, se proprio vogliamo, si \u00e8 dimenticato il caso di insider. Su cui la discussione si \u00e8 chiusa con un patteggiamento.<\/p>\n<p><strong>DE BENEDETTI COINVOLTO NELLA BANCAROTTA DEL BANCO AMBROSIANO<\/strong><br \/>\nVi diciamo subito che questa vicenda \u00e8 davvero intricata. E a beneficio degli avvocati dell&#8217;Ingegnere che, come si \u00e8 capito, sono dal grilletto facile, bisogna dire che il Nostro alla fine ne \u00e8 uscito pulito. Chiaro? Pulito. Assolto dalla Cassazione. Ma il punto resta. Tutto si pu\u00f2 dire tranne che l&#8217;Ing. non sia stato coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano. Se non si pu\u00f2 dire neanche questo, bisognerebbe fare una legge speciale per la quale appena si nomina l&#8217;Ing. si inizi a cospargere di petali il suolo e si declami: bello, bravo e buono.<\/p>\n<p>Vi risparmiamo i dettagli. Ma la cosa \u00e8 semplice. De Benedetti fa un passaggio veloce nel Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Ci rimane, come vicepresidente e azionista, per una sessantina di giorni. Lui sostiene di esserne uscito senza una lira di plusvalenza. L&#8217;universo mondo pensa che abbia realizzato un guadagno di 30 miliardi. Peppino Turani dalla Repubblica sintetizz\u00f2: \u00abCalvi si \u00e8 dichiarato pronto a riacquistare le sue azioni (51,5 miliardi pi\u00f9 gli interessi) e a comprare le azioni Brioschi, di futura emissione, per 32 miliardi. De Benedetti non ha potuto rifiutare l&#8217;affare\u00bb.<\/p>\n<p>I magistrati di Milano prima ipotizzano l&#8217;estorsione: Deb sapeva dei conti in profondo rosso del Banco e per il suo silenzio e uscita di scena, si \u00e8 fatto profumatamente liquidare. La tesi viene respinta dal Tribunale. Ma si insinua un nuovo reato: la bancarotta fraudolenta. L&#8217;Ing. si fa liquidare sapendo del prossimo fallimento della banca. Viene condannato in primo grado a sei anni, in secondo ridotti a quattro.<\/p>\n<p>La Cassazione casser\u00e0 per una illogicit\u00e0 procedurale. Ma \u00e8 netta, poich\u00e8 neanche rinvia ad un possibile riesame. De Benedetti ne esce pulito. Per scappare dal Banco ci mette 65 giorni, per liberarsi da questo gorgo giudiziario nove anni. Vi risparmiamo le dure critiche ai giudici che lo hanno condannato, alle insinuazioni e alle ispezioni che sono state fatte ai magistrati dell&#8217;accusa. Tutto troppo simile al caso Berlusconi, con la drammatica differenza del diverso esito in Cassazione. E allora si pu\u00f2 dire che l&#8217;Ingegnere sia stato coinvolto nella bancarotta dell&#8217;Ambrosiano? Decidete voi. Con una postilla d&#8217;obbligo (prima di sparare, avvocati dell&#8217;Ing., leggete): e cio\u00e8 De Benedetti \u00e8 stato alla fine assolto. Buon per lui.<\/p>\n<p><strong>DE BENEDETTI FU ALLONTANATO DA FIAT<\/strong><br \/>\nUn signore che conosce bene la Fiat di quegli anni, per averci lavorato, mi dice: \u00abnel 1976, quando De Benedetti diventa amministratore delegato della Fiat e azionista al 5%, i soci erano debolissimi. Io non so se l&#8217;Ingegnere avesse in mano le carte per una scalata, di cui pure molto si parl\u00f2. In molti, all&#8217;epoca, pensavano che un golpe in Fiat si potesse fare. Anzi si pu\u00f2 dire che ci furono solo due grandi manager Fiat che non ebbero questa ambizione: Romiti e Valletta. D&#8217;altronde De Benedetti poi, in Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale de Belgique, una scalata dalle modalit\u00e0 simili la mise in piedi\u00bb.<\/p>\n<p>l nostro rester\u00e0 al Lingotto per una centinaio di giorni e ne uscir\u00e0 con un bel gruzzoletto. Appena arrivato non perde tempo, va dall&#8217;Avvocato, allora presidente del gruppo, e gli dice: \u00abBisogna mandare via 20mila persone e 500-700 dirigenti\u00bb. L&#8217;avvocato fece un rapido passaggio per i palazzi romani torn\u00f2 a Torino e replic\u00f2: \u00abNon se ne parla proprio. Nella situazione attuale del Paese non \u00e8 compatibile un&#8217;operazione del genere\u00bb.<\/p>\n<p>Chi allontana chi, allora? Cesare Romiti, l&#8217;uomo di Mediobanca in Fiat e anch&#8217;egli amministratore delegato del gruppo in quegli anni (due galli in un pollaio, che sciocchezza) in un&#8217;intervista rilasciata nel 2013 dice: \u00abDe Benedetti piaceva all&#8217;Avvocato, ma cominci\u00f2 presto ad assumere atteggiamenti antipatici: diceva in giro di essere il primo azionista individuale di Fiat. Cosa vera perch\u00e8 gli Agnelli erano tanti e lui era entrato vendendoci molto bene la sua azienda, la Gilardini. Quando poi mi disse che bisognava cacciare via i dirigenti a lasciare a casa 50mila persone, l&#8217;Avvocato rispose: \u00abMi spiace non si pu\u00f2 fare\u00bb. \u00abAllora me ne vado\u00bb. \u00abVa bene se ne vada\u00bb fu la risposta\u00bb.<\/p>\n<p>E sulla possibile scalata, Romiti dice: \u00abNon escludo che ci pensasse\u00bb. Scalata o non scalata, anche in questo caso, come in quello del Banco Ambrosiano, \u00e8 sempre difficile stabilire la verit\u00e0. Ci sono sfumature che si giocano e nascondono in conversazioni che rimarranno sempre private. Ma pensare che De Benedetti, con le sue idee, potesse essere accettato e anestetizzato in azienda dall&#8217;Avvocato \u00e8 davvero difficile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Anche mia nonna invecchiando si fece un po&#8217; pi\u00f9 dura. Ma mai quanto Carlo De Benedetti. La sua \u00e8 una parabola micidiale. Sembra quel cartone animato, Cattivissimo me. Nella fiction il cattivone \u00e8 un buono, ha solo l&#8217;aria dello spregiudicato delinquente. Deb, l&#8217;Ing, Cdb, insomma il Nostro, invece sta diventando proprio cattivello. Proviamo a citare i suoi ultimi bersagli. \u00abA Marchionne darei un voto 4 in sincerit\u00e0, a Romiti zero, a Elkann il voto dei nipoti. Colaninno? Un poveraccio. Agnelli? Un pessimo imprenditore. Il Vaticano una fogna. Tronchetti? Un incapace\u00bb. E poi ancora sulla gestione Telecom da parte di Mtp: [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2014\/05\/23\/ling-de-benedetti-e-intoccabile\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[22],"tags":[50113,50110,17057,15117,38679,50112,50109,50108,50107],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1377"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1377"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1377\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1384,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1377\/revisions\/1384"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1377"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1377"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1377"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}