{"id":1612,"date":"2014-09-09T07:45:14","date_gmt":"2014-09-09T05:45:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1612"},"modified":"2014-09-09T07:45:14","modified_gmt":"2014-09-09T05:45:14","slug":"quellinutile-parata-di-cernobbio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2014\/09\/09\/quellinutile-parata-di-cernobbio\/","title":{"rendered":"Quell&#8217;inutile parata di Cernobbio"},"content":{"rendered":"<p>Non ci voleva il premier Matteo Renzi per rivelare il rito stanco che \u00e9 diventata la riunione di Cernobbio. Modestamente questa zuppa lo scrive da anni, avendo calcato quel marciapiede per un paio di lustri.<\/p>\n<p>Semmai, il premier ha avuto il merito di svelare autorevolmente ci\u00f3 che in molti intuivano. Strano, inoltre, che i giornalisti non si siano ribellati per tempo. In una sorta di apartheid dell&#8217;informazione, in quell&#8217;amena localit\u00e1, gli \u00abordinedotati\u00bb vengono piazzati ai margini, in recinti ad hoc, e ogni tanto sfamati con qualche boccone di carne. Ci vanno perche si \u00e9 sempre fatto cos\u00ec e perch\u00e9 i loro editori, e talvolta direttori, vi vengono invitati.<\/p>\n<p><strong>Ma a parte questo, Cernobbio \u00e9 la patria dell&#8217; eurotrash senza se e senza ma. Ha creato il consenso verso la religione europeista, come \u00abLascia o Raddoppia\u00bb ha creato Mike Bongiorno.<\/strong> I sacerdoti di quel pensiero sono tutti l\u00e0. \u00c9 il luogo al mondo in cui non troverete mai, neanche per sbaglio, un pensiero laterale. Ma molte occasioni di relazione. Sia chiaro, Cernobbio (pensate un po&#8217;, un tempo ci inviavano una nota stampa per chiederci di scrivere il nome intero della manifestazione) ha lo stesso valore delle salottate di maggio organizzate da Confindustria, Bankitalia e via andando, o della ormai patetica Mostra del cinema di Venezia. Tutte manifestazioni che avevano un senso e forse un&#8217;anima decine di anni fa e che per la tradizionale pigrizia dei giornali, e qualche interesse residuo degli editori, ancora meritano pagine e pagine, al di l\u00e0 dei loro contenuti, ma per sola inerzia. Ma cosa \u00e9 successo allora? Possiamo buttare a mare tutto? Cernobbio lo usiamo come approssimazione di un mondo che per un periodo ha voluto e sperato rappresentare la modernit\u00e1. Lo ha fatto attraverso la spinta del funzionarismo: chiamateli grand commis o manager poco cambia.<strong> Erano tutti tesi (come direbbe uno sketch di Verdone) a fornire una lezioncina non richiesta ai nostri imprenditori, quelli del boom economico.<\/strong> Secondo la rivoluzione manageriale il loro atteggiamento era provinciale. Si \u00e9 cercato di spiegare loro che piccolo non \u00e9 bello, che dovevano dotarsi di un management all&#8217;altezza, che dovevano internazionalizzarsi. Insomma, dovevano uscire dallo loro provincia per vedere cosa succedeva nel mondo. <strong>In un impasto di McKynsey, eurocrati e premi Nobel, si diceva che l&#8217;impresa italiana doveva fare un salto di qualit\u00e1.<\/strong> Chi ha seguito queste stupidaggini ha fatto un salto nel fosso. Volete che la mettiamo semplice? C&#8217;\u00e8 bisogno di meno manager e di pi\u00fa padroni, di meno slides e pi\u00fa conoscenza del proprio cliente. Questo atteggiamento snobbistico nei confronti della nostra cultura d&#8217;impresa ha saldato politica (si fa per dire) illuminata e sistema creditizio. Le banche hanno prodotto una genia di fenomeni (strapagati) che hanno avuto la presunzione di modernizzare la nostra impresa, e hanno fatto fallire la loro.<\/p>\n<p>Parliamo a vanvera? Prendete Esselunga. Una mosca bianca della nostra Grande distribuzione. Da chi pensate sia gestita? Dove credete che abbia copiato e migliorato le tecniche di vendita e di logistica? Chi credete che la freni? La mancanza di slides e il suo familismo o pi\u00fa concretamente un apparato burocratico marcio? E potremmo citare molte altre imprese familiari italiane. Da Luxottica a Merloni (quella senza manager, che per\u00f3 a Cernobbio c&#8217;\u00e9 andata).<\/p>\n<p>La sintesi della zuppa \u00e9 che quando non c&#8217;\u00e9 pi\u00fa grasso c&#8217;\u00e9 poco da scherzare e chiaccherare. Chissenefrega di Cernobbio e della sua arietta snob fatta da signori che l&#8217;azienda l&#8217;hanno vista da lontano, eppure ci vogliono spiegare come salvarla.<\/p>\n<p>######<\/p>\n<p>Se c&#8217;\u00e9 da ringraziare qualcuno, quel qualcuno oggi si chiama Mario Draghi. E non tanto per le tante palle sul cosiddetto quantitative easing . O per gli innovativi strumenti di prestito per le imprese, o sull&#8217;abbattimento dei tassi. Solo grazie a lui il nostro euro sta perdendo valore sul dollaro, recuperando cos\u00ed quel terreno perso contro i concorrenti americani. Agevolati dal deprezzamento forzato realizzato dalla Fed negli ultimi anni. Questa mossa sar\u00e1 davvero utile, se duratura, per le imprese italiane.<\/p>\n<p>#####<\/p>\n<p>Una domanda non retorica. Ieri Marchionne ha detto, si veda i pezzi del Giornale , che non basta vendere Ferrari e poi vedere le Formula 1 che non vincono niente. Avrebbe forse preferito il contrario? Piu vittorie in circuito, meno macchine in catena di montaggio? Boh. Gi\u00e1 che c&#8217;era poteva pure dire che preferiva viaggiare sui Frecciarossa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non ci voleva il premier Matteo Renzi per rivelare il rito stanco che \u00e9 diventata la riunione di Cernobbio. Modestamente questa zuppa lo scrive da anni, avendo calcato quel marciapiede per un paio di lustri. Semmai, il premier ha avuto il merito di svelare autorevolmente ci\u00f3 che in molti intuivano. Strano, inoltre, che i giornalisti non si siano ribellati per tempo. In una sorta di apartheid dell&#8217;informazione, in quell&#8217;amena localit\u00e1, gli \u00abordinedotati\u00bb vengono piazzati ai margini, in recinti ad hoc, e ogni tanto sfamati con qualche boccone di carne. 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