{"id":1640,"date":"2014-10-22T20:58:39","date_gmt":"2014-10-22T18:58:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1640"},"modified":"2014-10-22T20:58:39","modified_gmt":"2014-10-22T18:58:39","slug":"usare-il-bancomat-non-e-piu-reato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2014\/10\/22\/usare-il-bancomat-non-e-piu-reato\/","title":{"rendered":"Usare il Bancomat non \u00e8 pi\u00f9 reato"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi 10 anni esagerare con il Bancomat era davvero rischioso. Non tanto perch\u00e9 si rischiava di finire in rosso in banca, quanto perch\u00e9 si era certi di finire soffritti dall&#8217;Agenzia delle entrate. Facciamo un passo indietro.<\/p>\n<p>Gli uomini di Attilio Befera (oggi \u00e8 stato sostituito come ben sapete da Rossella Orlandi) nei confronti dei tanto odiati lavoratori autonomi, e in particolare dei professionisti, si erano dotati di un bazooka. Chiunque dal primo gennaio del 2005 si fosse permesso di utilizzare il Bancomat avrebbe dovuto dimostrare a chi erano destinati i contanti. Una roba da pazzi. Ma credeteci, vera. In caso di accertamento, gli uomini del fisco si presentavano dal lavoratore con un foglio elettronico con su scritti tutti i Bancomat e prelievi cash fatti negli ultimi cinque anni.<\/p>\n<p>In modo del tutto arbitrario sostenevano che una percentuale potesse essere giustificata dal tenore di vita e dalle spese pi\u00f9 spicce (sigarette, caff\u00e8, mance che si possono presumere pagate in contanti), ma sul resto era necessaria una prova dell&#8217;utilizzo da parte del povero contribuente. Una prova chiaramente diabolica. Ma ancora pi\u00f9 diabolico era l&#8217;atteggiamento del fisco.<\/p>\n<p>Mettiamo che il poveraccio avesse prelevato, in cinque anni, 10mila euro (ma per un reddito medio potrebbe essere ben di pi\u00f9) e che gli uomini del fisco gli abbuonassero 4mila euro. Il resto, e cio\u00e8 6mila euro, veniva considerato dal fisco come ricavo aggiuntivo, non dichiarato e dunque evaso, da parte del lavoratore autonomo. Secondo il principio che il nero genera il nero (cosa peraltro vera), per dieci anni professionisti e autonomi hanno pagato imposte su prelievi fatti con il Bancomat di cui non sono stati capaci di giustificare l&#8217;utilizzo. Se uno sprovveduto, dotato di buon reddito e sicuro di essere fiscalmente a posto, si fosse azzardato a giocare e perdere a poker o fare regali in contanti a sue amiche (s\u00ec, certo, non molto elegante, ma saranno fatti suoi) o a parenti o a figli, per pi\u00f9 di 50mila euro l&#8217;anno, rischiava addirittura di finire in carcere per superamento delle soglie di evasione ai fini della rilevanza penale. Ai signori del fisco si dovevano giustificare anche le mance, se cospicue. Insomma, un inferno fiscale. E soprattutto un principio da Stato di polizia.<\/p>\n<p>Ovviamente chi \u00e8 stato colpito da simili indagini ha fatto ricorso. Ma la Cassazione per una buona serie di casi ha dato ragione all&#8217;impostazione del fisco. In effetti, dal punto di vista legale, l&#8217;Agenzia era blindata da un codicillo contenuto nella Finanziaria del 2005 (governo Berlusconi). Fino a quando un contribuente si \u00e8 rivolto alla Commissione tributaria regionale del Lazio che, nel 2013, bont\u00e0 sua, si \u00e8 rimessa addirittura alla Corte costituzionale dubitando della legittimit\u00e0 di questa norma, che anche a un bambino sembra folle. Siamo cos\u00ec arrivati ai giorni nostri e alla decisione della Corte che, pochi giorni fa, con la sentenza numero 228, ha giudicato incostituzionale la procedura e questa diabolica presunzione legale. Evviva. Sono passati solo dieci anni. E molti professionisti hanno gi\u00e0 subito la gogna dell&#8217;evasione e pagato la sanzione conseguente.<\/p>\n<p>Finalmente un giudice, a Roma, ha stabilito che quell&#8217;assurda presunzione sui prelievi di contanti come costituzione di ricavi in nero sia stata lesiva del principio di ragionevolezza e capacit\u00e0 contributiva.<\/p>\n<p>Alla fine viene da pensare sulla qualit\u00e0 del percorso legislativo in questo Paese. E qualche brivido corre lungo la schiena pensando all&#8217;ultima finanziaria (ora si chiama legge di Stabilit\u00e0). Siamo piuttosto certi che l&#8217;idea di tassare la liquidit\u00e0 prelevata con i Bancomat non sia stata un&#8217;idea di Silvio Berlusconi all&#8217;epoca al governo. Eppure sono dieci anni che professionisti e autonomi pagano per questa scellerata previsione normativa.<\/p>\n<p>All&#8217;interno della Finanziaria del 2005 fatta di un solo articolo e 572 commi, al comma 402 era previsto: le parole da \u00aba base delle stesse\u00bb alla fine del periodo sono sostituite dalle seguenti: \u00abo compensi a base delle stesse rettifiche e accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e semprech\u00e9 non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell&#8217;ambito dei predetti rapporti od operazioni\u00bb. Non state a perderci la testa: arabo. All&#8217;epoca, c&#8217;\u00e8 da giurarci, l&#8217;astrusa previsione normativa fu presentata dagli uffici ministeriali come norma fondamentale per combattere l&#8217;evasione fiscale. E gi\u00f9 tutti ad applaudire. Ecco, quando vi dicono, come purtroppo si scrive anche nell&#8217;ultima legge di Stabilit\u00e0, che sono previste nuove e pi\u00f9 dure norme per combattere i furbetti, state certi che la fregatura \u00e8 per tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Negli ultimi 10 anni esagerare con il Bancomat era davvero rischioso. Non tanto perch\u00e9 si rischiava di finire in rosso in banca, quanto perch\u00e9 si era certi di finire soffritti dall&#8217;Agenzia delle entrate. Facciamo un passo indietro. Gli uomini di Attilio Befera (oggi \u00e8 stato sostituito come ben sapete da Rossella Orlandi) nei confronti dei tanto odiati lavoratori autonomi, e in particolare dei professionisti, si erano dotati di un bazooka. Chiunque dal primo gennaio del 2005 si fosse permesso di utilizzare il Bancomat avrebbe dovuto dimostrare a chi erano destinati i contanti. Una roba da pazzi. Ma credeteci, vera. 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