{"id":1762,"date":"2015-03-22T15:07:21","date_gmt":"2015-03-22T14:07:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1762"},"modified":"2015-03-22T15:07:21","modified_gmt":"2015-03-22T14:07:21","slug":"difendere-lindifendibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2015\/03\/22\/difendere-lindifendibile\/","title":{"rendered":"Difendere l&#8217;indifendibile"},"content":{"rendered":"<p>Difendere l&#8217;indifendebile di Walter Block \u00e9 uno di quei testi che non possono mancare nella biblioteca di un liberale. Obbligatorio. Liberilibri \u00e9 in procinto di pubblicarne una versione nuova: per il momento accontentiamoci della versione del 2010. Il libretto con la copertina rossa \u00e9 prezioso, con la bella introduzione di Selma dell&#8217;olio e la prefazione di Block che rappresenta una summa chiara e comprensibile del pensiero libertario. In fondo in poche righe si concentra tutto: &#8220;\u00e9 illegittimo intraprendere aggressioni contro dei non-aggressori. Il libertarismo non implica il pacifismo, non vieta l&#8217;uso della violenza nella difesa o persino nella rappresaglia contro la violenza. La filosofia libertaria condanna solo il dar inizio alla violenza&#8221;. Il concetto di dare inizio alla violenza per un libertario \u00e9 piuttosto ampio: le tasse rappresentano una forma di violenza, ad esempio. Cos\u00ed come proibire la libera assunzione delle droghe o lo spaccio di pornografia. Ma questo lo avevamo gi\u00e1 capito da Antonio Martino e dai liberali classici. Block fa un passo avanti: &#8220;dare inizio ad una aggressione anche se sottoscritta da una maggioranza, non \u00e9 legittimo&#8221;. Il mercato \u00e9 un meccanismo molto ben funzionante, ma non dotato di moralit\u00e1. \u00c9 come il fuoco: pu\u00f3 essere utile, ma anche pericoloso. &#8220;Il libertarismo non \u00e9 dunque una filosofia di vita&#8221;. Ecco perch\u00e9 in Difendere, Bloch difende dallo spacciatore al porco maschilista (sublimi pagine che si dovrebbero fare leggere a qualcuno oggi con ruoli istituzionali importanti in Parlamanto), dal tassista abusivo alla prostituta. e cos\u00ed via per una lunga serie di capitoli, ognuno dedicato ad un presunto indifendibile, che bloch con logica sottile difende.<br \/>\nInteressante la postfazione, che poi viene scritta quindici anni dopo l&#8217;uscita del libro e ben 23 dopo la sua ideazione. C&#8217;\u00e9 un mea culpa. Bloch non ritratta certo il suo credo libertario. Ma ammette di vergognarsi di aver scritto alcuni capitoli (tipo quello sulla prostituzione), anche se a ben vedere non ritira la mano da quelli forse pi\u00fa controversi, come quello in cui prende le difese del poliziotto corrotto, rifacendosi alla storia di Serpico (un non eroe, per Bloch). &#8221; ora mi appare chiaro l&#8217;errore che ho commesso nei miei scritti precedenti:\u00e9 che io non sono soltanto un libertario, ma sono anche un conservatore culturale&#8221;. Due universi che per il nostro filosofo ed economista americano non sono affatto incompatibili. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Difendere l&#8217;indifendebile di Walter Block \u00e9 uno di quei testi che non possono mancare nella biblioteca di un liberale. Obbligatorio. Liberilibri \u00e9 in procinto di pubblicarne una versione nuova: per il momento accontentiamoci della versione del 2010. 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