{"id":1775,"date":"2015-03-31T19:18:05","date_gmt":"2015-03-31T17:18:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1775"},"modified":"2015-03-31T19:18:05","modified_gmt":"2015-03-31T17:18:05","slug":"altro-che-buona-scuola-w-il-buono-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2015\/03\/31\/altro-che-buona-scuola-w-il-buono-scuola\/","title":{"rendered":"Altro che Buona scuola. W il buono scuola"},"content":{"rendered":"<p>Proprio in queste settimane la politica italiana si \u00e8 affannata a riproporci l\u2019ennesima riforma della scuola. Il governo Renzi ha chiamato la legge: Buona scuola. Sarebbe stato sufficiente cambiare una vocale e la riforma sarebbe stata spettacolare. In un piccolo saggio in uscita per i tipi della Rubettino, il nostro favoloso Dario Antiseri riepiloga la vecchia ma sempre giovane proposta del Buono scuola. L\u2019idea del buono scuola \u00e8 talmente di buon senso che non si riesce a capire per quale dannato motivo non sia stata gi\u00e0 adottata. O meglio si capisce troppo bene: esso metterebbe in competizione pubblico e privato e renderebbe del tutto superflui alcuni giganteschi sprechi di stato a cui corrispondono consorterie ben identificate. Intanto fa bene Antiseri a sgomberare subito nel primo capitolo un equivoco: \u201cchi difende la scuola libera non \u00e8 affatto contrario alla scuola di Stato; \u00e8 solo contrario al suo monopolio\u201d. Oggi si sta dibattendo sulle vacanze dei professori. In uno scuola libera a decidere sarebbe il mercato e cio\u00e8 le famiglie degli studenti: sceglierebbero l\u2019istruzione per i propri figli anche in funzione di un\u2019offerta diversificata sotto questo aspetto. Antiseri, rispolverando Popper, ci spiega come la competizione (anche quella tra scuole) sia la pi\u00f9 alta forma di collaborazione e finalmente in poche righe ci ricorda la proposta e la filosofia di Milton Friedman sul tema. \u201cUna societ\u00e0 stabile e democratica \u2013 scrive il premio Nobel per l\u2019economia \u2013 \u00e8 impossibile senza un certo grado di alfabetismo e senza una diffusa accettazione di alcuni complessi comuni di valori. L\u2019educazione di mio figlio contribuisce anche a vostro benessere\u2026\u201d Da ci\u00f2 deriva la possibilit\u00e0, anche per un liberista come Friedman, di un intervento pubblico, ma attraverso la concessione ai genitori \u201cdi titoli di credito per servizi scolastici approvati\u201d. L\u2019intervento dello stato dunque deve essere volto al finanziamento delle famiglie e non necessariamente alla fornitura del servizio, che le famiglie dovrebbero essere libere di acquistare sul mercato.<br \/>\nCi sarebbe tanto altro da dire. Antiseri ci porta per mano nel risolvere anche altri due pregiudizi. Diciamo uno di destra contro don Lorenzo Milani (da leggere la sua difesa delle scuole dei preti) e uno laicista-di sinistra contro le scuole confessionali.<br \/>\nQuello di Rubettino&amp;Antiseri, ve lo assicuriamo, \u00e8 una lettura molto pi\u00f9 utile e agevole del recente articolato di legge sulla buona scuola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Proprio in queste settimane la politica italiana si \u00e8 affannata a riproporci l\u2019ennesima riforma della scuola. Il governo Renzi ha chiamato la legge: Buona scuola. Sarebbe stato sufficiente cambiare una vocale e la riforma sarebbe stata spettacolare. In un piccolo saggio in uscita per i tipi della Rubettino, il nostro favoloso Dario Antiseri riepiloga la vecchia ma sempre giovane proposta del Buono scuola. 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