{"id":1812,"date":"2015-05-04T10:05:41","date_gmt":"2015-05-04T08:05:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1812"},"modified":"2015-05-04T10:05:41","modified_gmt":"2015-05-04T08:05:41","slug":"perche-preferiamo-einaudi-a-croce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2015\/05\/04\/perche-preferiamo-einaudi-a-croce\/","title":{"rendered":"Perch\u00e8 preferiamo Einaudi a Croce"},"content":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 tecnicamente affermare che ci siano pi\u00f9 \u201cStorie del pensiero liberale\u201d, che pensatori liberali in circolazione. Ve ne consiglio una, fresca di stampa, scritta da Giuseppe Bedeschi per i tipi della Rubettino. Se l\u2019autore non si offende, direi che la parte che vale di pi\u00f9 \u00e8 proprio la sua corposa introduzione. \u00c8 una roba che pu\u00f2 leggere chiunque: anche un autodidatta, come chi scrive. \u00c8 semplice e ben organizzata. Molto chiara l\u2019esposizione sul diverso fondamento filosofico del liberalismo delle origini. Quello di Locke basato su un diritto naturale alla libert\u00e0 individuale, sacrosanto e sovraordinato a qualsiasi invenzione realizzata dagli uomini stessi. Hume contesta invece i presupposti del contratto tra individui con cui nascerebbe lo Stato nella teoria lockiana, sostenendo che dal punto di vista strettamente storico chi ci governa deve il suo scettro a qualche prepotenza o conquista del passato. E che dunque il liberalismo (conclusione simile a Locke) deve difendere i cittadini dallo Stato. Non ve la facciamo lunga, ma potremmo continuare con tante delle porte intellettuali lasciate aperte nella sua introduzione da Bedeschi. Il liberalismo come si concilia con la democrazia? Per l\u2019autore la sintesi c\u2019\u00e8. Ma non per l\u2019intero pantheon degli autori che ricorda. E come mettere insieme eguaglianza e libert\u00e0? Insomma i grandi temi del pensiero liberale sono ben amalgamati nella prima parte del libro e poi rubricati in capitoli dedicati ai grandi pensatori nel prosieguo. Scrive Bedeschi che proprio queste numerose distinzioni tra pensatori liberali hanno fatto parlare qualcuno di \u201cliberalismi\u201d al plurale. Una posizione per\u00f2 inaccettabile.<br \/>\nVi consigliamo tra l\u2019altro di leggere l\u2019ultima parte dedicata ai liberali tra le due guerre. L\u2019autore nota, giustamente, come sia il periodo meno fecondo per l\u2019idea liberale. Ma sentite come definisce Benedetto Croce: \u201cin un quadro generale di decadenza del liberalismo medesimo, sia in Kelsen sia in Croce si avverte l\u2019indebolimento, o addirittura, il venir meno di alcuni motivi fondamentali del pensiero liberale\u201d. E ancora: \u201cCroce non pu\u00f2 essere considerato un grande pensatore liberale\u201d. Qualche pagina pi\u00f9 avanti il suo famoso dibattito sulle libert\u00e0 economiche con Luigi Einaudi, vi dar\u00e0 qualche elemento in pi\u00f9 per giudicare. Se oggi dovesse aggiornare la sua storia del liberalismo, temo che Bedeschi farebbe ancor pi\u00f9 fatica a trovare un grande pensatore liberale per il nuovo milennio. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si pu\u00f2 tecnicamente affermare che ci siano pi\u00f9 \u201cStorie del pensiero liberale\u201d, che pensatori liberali in circolazione. Ve ne consiglio una, fresca di stampa, scritta da Giuseppe Bedeschi per i tipi della Rubettino. Se l\u2019autore non si offende, direi che la parte che vale di pi\u00f9 \u00e8 proprio la sua corposa introduzione. \u00c8 una roba che pu\u00f2 leggere chiunque: anche un autodidatta, come chi scrive. \u00c8 semplice e ben organizzata. Molto chiara l\u2019esposizione sul diverso fondamento filosofico del liberalismo delle origini. 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