{"id":1854,"date":"2015-08-28T09:53:38","date_gmt":"2015-08-28T07:53:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1854"},"modified":"2015-08-28T09:53:38","modified_gmt":"2015-08-28T07:53:38","slug":"il-costo-vero-degli-immigrati-nessuno-lo-sa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2015\/08\/28\/il-costo-vero-degli-immigrati-nessuno-lo-sa\/","title":{"rendered":"Il costo vero degli immigrati? Nessuno lo sa"},"content":{"rendered":"<p>Aveva ragione un grande liberale come Sergio Ricossa che scriveva: Gli intellettuali di sinistra amano il popolo come astrazione, lo guardano dall&#8217;alto, da un palco. Oggi quelle lenti astratte con cui si guarda al popolo si chiamano austerity. In funzione della quale si sono commessi i peggiori crimini fiscali. Che si tratti di un\u2019astrazione e del fatto che siamo osservati dall\u2019alto, lo dimostra con tutta evidenza il caso della violenta ondata di immigrazione che l\u2019Italia sta subendo. Facciamo un passo indietro. Abbiamo reintrodotto la tassa sulla prima casa poich\u00e9, si diceva, stavamo fallendo o in alternativa si affermava che eravamo gli unici a non averla. Si tollera un sistema di welfare sui pi\u00f9 deboli e senza lavoro da terzo mondo, poich\u00e9 c\u2019\u00e8 un vincolo di bilancio che non permette di avere la manica pi\u00f9 larga. Si affrontano le emergenze, dalle frane ai recenti tornado in Veneto, con l\u2019occhio attento del contabile.<br \/>\nNon siamo impazziti. <strong>Non amiamo la spesa pubblica e continuiamo a ritenere che lo Stato migliore sia quello minimo. Non vogliamo pi\u00f9 spesa pubblica, per il semplice e banale fatto che siamo noi a finanziarla con le tasse.  Per questo ci chiediamo una cosa semplice, aritmetica. Perch\u00e9 esiste, nel nostro paese, un vincolo di bilancio su tutto: dal welfare ai terremoti, e non esiste un tetto alla spesa per l\u2019immigrazione?<\/strong> \u00c8 banale, ma \u00e8 mai possibile che nessun documento ufficiale, nessuna dichiarazione ministeriale ci ha mai fatto capire quanto l\u2019Italia, complessivamente, ha messo a bilancio per affrontare il problema immigrati. In questo caso sembrano venire meno i medesimi vincoli di bilancio, che esistono per ogni altra attivit\u00e0 pubblica. Il diritto da tutelare (l\u2019accoglienza degli immigrati) \u00e8 forse sovraordinato a tutti gli altri diffusi bisogni che oggi la collettivit\u00e0 che paga le tasse sente suoi?<br \/>\nPerch\u00e9 la politica riduce tutto ad un dato ragioneristico e non altrettanto avviene sull\u2019immigrazione? Ci hanno spigato che sanit\u00e0, pensioni, stipendi, scuole, giustizia, polizia devono contenere le loro richieste entro limiti fissati. Esiste un confine economico alla spesa per l\u2019accoglienza? Non porsi il problema \u00e8 volerlo nascondere. Gli intellettuali dal loro palco ci diranno che siamo dei cinici economisti. In realt\u00e0 ribaltiamo esattamente lo stesso ragionamento che essi ci fanno quando chiediamo di mettere un po\u2019 di benzina nel motore di un\u2019economia che non gira: se ogni attivit\u00e0 pubblica oggi cade sotto la mannaia della dura legge dell\u2019austerity perch\u00e9 ce ne \u00e8 una al di fuori del <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Aveva ragione un grande liberale come Sergio Ricossa che scriveva: Gli intellettuali di sinistra amano il popolo come astrazione, lo guardano dall&#8217;alto, da un palco. Oggi quelle lenti astratte con cui si guarda al popolo si chiamano austerity. In funzione della quale si sono commessi i peggiori crimini fiscali. 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