{"id":1861,"date":"2016-01-02T18:04:39","date_gmt":"2016-01-02T17:04:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1861"},"modified":"2016-01-02T19:42:31","modified_gmt":"2016-01-02T18:42:31","slug":"il-fiuto-di-de-benedetti-per-la-borsa1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2016\/01\/02\/il-fiuto-di-de-benedetti-per-la-borsa1\/","title":{"rendered":"Il fiuto di De Benedetti\/La Plusvalenza"},"content":{"rendered":"<p><em>Sono passate due settimane dal pezzo in cui si raccontava della plusavalenza fatta da Cdb sulle Banche popolari. Acquisti realizzati un paio di giorni prima del varo ufficiale del decreto legge che le avrebbe trasformate in spa. Ma ancoa nulla si sa dell&#8217;inchiesta. In quattro puntate riepilogo la vicenda nella nostra zuppa.<br \/>\nNella prossima la smentita di un portavoce di Cdb che \u00e8 tutta da leggere<\/em><\/p>\n<p>Si tratta di una bomba finanziaria. \u00c8 tutto contenuto in un\u2019informativa della guardia di Finanza, commissionata dalla Consob, a disposizione  della Procura di Roma, nelle mani del procuratore Stefano Pesci, dopo essere transitata in quelle dell\u2019aggiunto Nello Rossi.<br \/>\nIn una trentina di pagine le fiamme gialle descrivono i movimenti borsistici sui titoli di quattro banche popolari, realizzati dalla Romed, la cassaforte finanziaria di Carlo de Benedetti. L\u2019inchiesta \u00e8 solo alle fasi iniziali, nonostante siano passati undici mesi dalle operazioni di Borsa, ma si preannuncia esplosiva. Sono indicate puntualmente una lunga serie di operazioni sospette, la sintesi delle conversazioni  telefoniche tra l\u2019Ingegnere e i suoi operatori della Romed. Riguardano  la  movimentazione di titoli delle banche popolari per cinque-sei milioni di euro e di una plusvalenza realizzata di circa 600mila euro. C\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9, ma a questo punto occorre fare un passo indietro.<br \/>\n<strong>LA STORIA<\/strong><br \/>\nSiamo alla fine del 2014. Il governo Renzi ha intenzione di mettere mano all\u2019assetto delle Banche Popolari. Sia chiaro, si tratta di cosa buona e giusta. Il loro governo societario, come dimostrano proprio gli scandali bancari di questi giorni, fa acqua da tutte le parti. In particolare \u00e8 sotto attacco il principio di una testa un voto, per il quale le popolari risultano spesso ingovernabili o meglio sempre governate dai soliti. Della cosa si parla da tempo. Anzi si pensava di mettere una norma sulle popolari all\u2019interno della legge sulle liberalizzazioni. Ci\u00f2 non avviene. Solo pi\u00f9 tardi in un consiglio dei ministri del 20 gennaio, il governo decide per un decreto (una botta secca) con il quale 10 banche popolari (di cui sette quotate) debbono trasformarsi in societ\u00e0 come le altre, per azioni. \u00c8 quello che voleva da anni il mercato finanziario. La notizia viene diffusa a mercati chiusi, ma gi\u00e0 il giorno prima l\u2019agenzia Reuters aveva anticipato l\u2019esistenza del decreto. Qualcuno non si era tenuto il cecio in bocca.<br \/>\n<strong>LE INFORMAZIONI PRIVILEGIATE<\/strong><br \/>\nIl problema \u00e8 un altro. Nella settimana precedente al decreto queste popolari erano volate: in una settimana il Banco Popolare ha fatto il 21 per cento, l\u2019Ubi il 15, la Popolare dell\u2019Emilia il 24, la popolare di Milano il 21, e la famigerata Popolare dell\u2019Etruria aveva fatto segnare un balzo del 65 per cento. Con volumi pazzeschi. Anche cappuccetto rosso avrebbe capito che c\u2019era qualcuno che sapeva prima degli altri del decreto del governo. Il sottosegretario all\u2019economia Zanetti \u00e8 costretto a riferire in Parlamento e annuncia: la Consob ha fatto una serie di richieste dati agli intermediari sia italiani sia esteri. Solo ad esito ultimato di questi accertamenti si potr\u00e0 capire se c\u2019\u00e8 la sussistenza dei presupposti di ipotesi di abuso di informazioni privilegiate.  Passano i giorni e anche il presidente della Consob Giuseppe Vegas deve riferire in Parlamento. I suoi dati sono ovviamente pi\u00f9 precisi, ma parziali. Fino a quel momento, dice Vegas, ci sarebbero 10 milioni di euro in plusvalenze su operazioni popolari (per dire). A questo punto la Procura di Roma, che su queste cose non scherza, apre un fascicolo e inizia ad indagare.<br \/>\n<strong>IL RUOLO DI SERRA<\/strong><br \/>\nL\u2019unico nome che circola \u00e8 quello del finanziere Davide Serra, fondatore dei fondi Algebris. Viene convocato in Consob e uscendo dalla lunga riunione si dice soddisfatto e apprezza la rapidit\u00e0 dell\u2019indagine. Nega di aver fatto operazioni a ridosso del decreto, ma conferma di avere da tempo una quota inferiore al 2 per cento di un\u2019importante popolare. Alcuni osservatori sostengono che la vicinanza di Serra a Palazzo Chigi e in particolare alla consulente per le banche ed ex Morgan Stanley, Carlotta de Franceschi, configuri un clamoroso caso di conflitto di interessi. Nulla di provato, se non che all\u2019ottima economista ad agosto non viene pi\u00f9 rinnovato il contratto di consulenza. Avr\u00e0 avuto di meglio da fare. E anche le dichiarazioni nette di Serra, non ho comprato titoli anzi ne ho venduti alcuni in perdita, mettono a tacere le mosconate di Borsa di inizio 2015.<br \/>\n<strong>L\u2019INGRESSO DELL\u2019INGEGNERE<\/strong><br \/>\nMa il meccanismo investigativo ormai si \u00e8 avviato. Non \u00e8 semplice capire chi compra e chi vende. La Consob scopre che una degli intermediari pi\u00f9 attivi \u00e8 la Romed. Si tratta di un gioiellino in mano a Carlo de Benedetti. Nel 2014  aveva chiuso il bilancio con il botto, riuscendo a vendere un negozio di Parigi a  Chanel e facendo un utile per solo questa operazione pari a 97 milioni di euro. Chapeau. Romed compra e vende titoli in Borsa. E all\u2019inizio del 2015, scopre la Consob, lavora molto sui titoli di quattro popolari. Bingo. I funzionari della Consob chiedono aiuto alla Guardia di Finanza, Come prima cosa avrebbero acquisito  tutte le registrazioni tra gli operatori di borsa in sala operativa Romed e non solo. \u00c8 qui che compaiono le telefonate dell\u2019Ingegnere ai suoi uomini in cui si chiederebbe direttamente di investire in popolari. Il decreto del governo ancora non c\u2019\u00e8. Ma l\u2019ingegnere sosterrebbe di essere stato  informato, tra gli altri, anche da ambienti vicini a Bankitalia. . Millantato credito? Pu\u00f2 darsi. Ma i trader di Romed comprano e comprano. Alla fine per 5-6  milioni di euro. La plusvalenza finale sar\u00e0, secondo le carte della guardia di finanza, di circa 600mila euro. A questo punto si aggiunge all\u2019iniziale inchiesta aperta a fine gennaio uno stralcio che riguarda proprio la Romed. Nel frattempo, a inizio febbraio, Carlo de Benedetti improvvisamente lascia la sua presidenza nella Romed. L\u2019ingegnere aveva mollato tutte le sue cariche operative nel 2009 e solo nel 2013 aveva ceduto le quote della Cir ai suoi tre figli. Si era sempre tenuto la presidenza del suo gioiellino finanziario. In un consiglio di inizio febbraio (forse fine gennaio 2015) l\u2019ingegnere scrive una lettera ai suoi consiglieri Romed e dice di volersi dimettere con \u201cdecorrenza immediata\u201d. In consiglio viene spiegato che il passaggio della sua residenza da Dogliani alla Svizzera, rendeva a quel punto complicata la gestione burocratica della societ\u00e0.  Intanto il corso della giustizia non si ferma. Nonostante la sua residenza italiana, l\u2019Ingegnere dispone di un cellulare svizzero, per il quale sarebbe stata richiesta una rogatoria internazionale, al fine di avere maggiori dettagli su quelle settimane calde in cui l\u2019ingegnere avrebbe chiesto  ai suoi trader di comprare popolari, dicendo di avere  notizie di prima mano sulla bont\u00e0 dell\u2019investimento.<br \/>\nTutto scritto in un rapporto della guardia di finanza e nei documenti in mano alla Procura, brogliacci audio inclusi, che ora sono  al vaglio di uno dei procuratori pi\u00f9 tosti di Roma. L\u2019unica istituzione  che sar\u00e0 in grado di stabilire se si tratta di \u201cfiuto\u201d o di altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sono passate due settimane dal pezzo in cui si raccontava della plusavalenza fatta da Cdb sulle Banche popolari. Acquisti realizzati un paio di giorni prima del varo ufficiale del decreto legge che le avrebbe trasformate in spa. 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