{"id":1927,"date":"2016-02-29T12:39:51","date_gmt":"2016-02-29T11:39:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1927"},"modified":"2016-02-29T12:39:51","modified_gmt":"2016-02-29T11:39:51","slug":"lodio-per-i-ricchi-danneggia-chi-non-ha-soldi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2016\/02\/29\/lodio-per-i-ricchi-danneggia-chi-non-ha-soldi\/","title":{"rendered":"L&#8217;odio per i ricchi danneggia chi non ha soldi"},"content":{"rendered":"<p><em>Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 pericoloso, oggi, che affidarsi alla decrescita. La parola non va pi\u00f9 cos\u00ec di moda, come solo pochi anni fa. Ma rischia di aver ormai permeato una certa cultura diffusa<\/em><\/p>\n<p>In fondo le stesse parole di Papa Francesco evocano questo sogno arcadico della decrescita. Supposta felice. La sua enciclica sull&#8217;ambiente \u00e8 figlia di quei princip\u00ee. Basta sfogliare un giornale per vedere diffusi qua e l\u00e0 i germi di un principio pericolosissimo: smettiamola con questa condanna alla crescita economica, accontentiamoci e rispettiamo ci\u00f2 che ci \u00e8 stato dato. Come se l&#8217;opzione dello sviluppo, economico, ambientale, sociale, sia binario: zero fino a ieri, uno da oggi in poi. Ahim\u00e8 non \u00e8 cos\u00ec, lo sviluppo sociale ed economico di un popolo vanno a braccetto e sono figli di conquiste progressive e faticose. L&#8217;Italia di Carlo Levi e del suo Cristo si \u00e8 fermato a Eboli \u00e8 quella di 70 anni fa.<br \/>\nEppure cos\u00ec diversa, cos\u00ec arretrata. Oggi lo sviluppo economico, la tecnologia, la diffusa ricchezza hanno reso l&#8217;Italia forse pi\u00f9 diseguale (\u00e8 tutto da vedere), ma meno arretrata. Preferite forse i consigli medici improvvisati dei due \u00abmedicucci\u00bb di Eboli e le prescrizioni targate multinazionali del farmaco?La teoria della decrescita nasce in Francia all&#8217;inizio di questo millennio e ha diffuso contagio in Italia e Spagna. Non si tratta di una crescita economica rallentata, ma di una scelta volontaria e politica di crescere meno. In questo senso essa \u00e8 figlia di una serie di movimenti di opinione nati invece negli Stati Uniti. \u00c8 la sintesi dei numerosissimi attivisti anti sviluppo: dai comitati no-auto a quelli anti-spot, dai pasdaran dell&#8217;agricoltura biologica ai sacerdoti delle energie rinnovabili. La decrescita critica aspramente i paradigmi del capitalismo e del mercato, e altrettanto fa per le costruzioni keynesiane: del tipo pi\u00f9 spesa pubblica per ottenere maggiore crescita.Per questo motivo i teorici della decrescita sono l&#8217;antitesi perfetta di coloro che credono nel mercato. Essi pensano che qualcuno deve decidere per noi, in cosa e come frenare il nostro naturale moto nell&#8217;andare avanti. Non dobbiamo usare le auto, non possiamo concimare i campi, dobbiamo razionare l&#8217;acqua, siamo obbligati ad usare solo l&#8217;energia del sole.<br \/>\nMa a che prezzo? Dove fermiamo l&#8217;asticella? Posso utilizzare un elicottero per portare all&#8217;ospedale un infermo? Certo che s\u00ec: ma come lo pago? Chi genera la ricchezza per produrlo e per comprarlo? Dove impieghiamo i centomila dipendenti di Porsche e Ferrari che producono non solo auto, ma lusso a 400 cavalli? E perch\u00e9 produrlo? Dove fermare le ambizioni di un imprenditore che vuole fare sempre di pi\u00f9? Cosa ha di malefico, in s\u00e9, la ricchezza se metro del successo? Vedete, circola la balzana idea che la decrescita possa mitigare la supposta diseguaglianza che affliggerebbe la nostra societ\u00e0. Si tratta di un mito. Come ha recentemente ricordato in uno studio Alberto Mingardi, negli Stati Uniti, il Paese ritenuto pi\u00f9 diseguale, il processo di accumulazione della ricchezza non ha affatto riguardato solo il fatidico 1% dei pi\u00f9 ricchi. Tra il 1980 e il 2005 sono stati creati 40 milioni di posti di lavoro che prima non c&#8217;erano. L&#8217;aumento del reddito mediano delle donne non bianche \u00e8 stato del 62% passando da 10200 dollari a 16500. La morale \u00e8 che l&#8217;impetuosa crescita economica dell&#8217;ultimo quarto di secolo ha innalzato il livello globale e gli stili di vita dell&#8217;intera popolazione. La considerazione molto semplice che si deve dunque fare \u00e8 che una societ\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 giusta non se tutti sono pi\u00f9 uguali, ma se mediamente per tutti cresce il reddito anche a costo di divaricazioni tra i primi e gli ultimi. Altro che decrescita. Lo sviluppo non \u00e8 una condanna, \u00e8 un&#8217;opportunit\u00e0 per i pi\u00f9 deboli di godere di ci\u00f2 che solo pochi anni fa era considerato un privilegio per pochi. Solo cos\u00ec possiamo sperare che Cristo non si fermi ad Eboli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 pericoloso, oggi, che affidarsi alla decrescita. La parola non va pi\u00f9 cos\u00ec di moda, come solo pochi anni fa. Ma rischia di aver ormai permeato una certa cultura diffusa In fondo le stesse parole di Papa Francesco evocano questo sogno arcadico della decrescita. Supposta felice. La sua enciclica sull&#8217;ambiente \u00e8 figlia di quei princip\u00ee. Basta sfogliare un giornale per vedere diffusi qua e l\u00e0 i germi di un principio pericolosissimo: smettiamola con questa condanna alla crescita economica, accontentiamoci e rispettiamo ci\u00f2 che ci \u00e8 stato dato. 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