{"id":1963,"date":"2016-04-25T15:02:10","date_gmt":"2016-04-25T13:02:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1963"},"modified":"2016-04-25T15:02:10","modified_gmt":"2016-04-25T13:02:10","slug":"politica-industriale-linsana-idea-dello-stato-padrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2016\/04\/25\/politica-industriale-linsana-idea-dello-stato-padrone\/","title":{"rendered":"Politica industriale, l&#8217;insana idea dello stato padrone"},"content":{"rendered":"<p>Una delle idee ricorrenti di chi ci governa e caratterizza il pensiero diffuso di chi viene governato, \u00e8 che in Italia manchi una politica industriale.<br \/>\nIn quanti salotti, trasmissioni televisive o sedute da bar avete sentito questo binomio magico? Politica industriale. Ecco, se in un aspetto si pu\u00f2 dire che Gramsci abbia vinto \u00e8 quello di aver sostituito un&#8217;egemonia culturale borghese (tutta da dimostrare) con quella collettivistica.<br \/>\nPochi mettono in discussione la necessit\u00e0 da parte del pubblico di scrivere un progetto per la crescita industriale del nostro Paese. Verrebbe da dire, al contrario, che proprio la presenza di una politica industriale, che si \u00e8 sostituita al mercato, ha compromesso la crescita italiana. \u00c8 ovvio che poi, ex post, i cultori dell&#8217;intervento di Stato invece di criticare alla radice la propria impostazione hanno sostenuto che erano le politiche adottate nel passato a essere sbagliate, non il principio. In pochi hanno contestato la necessit\u00e0 stessa di adottare scelte economiche centralizzate e pubbliche.<br \/>\nFranco Debenedetti con Scegliere i vincitori, salvare i perdenti (Marsilio, 2016) ci ha provato. Scrive: \u00ab\u00e8 tutta ideologica la convinzione che l&#8217;attivit\u00e0 diretta dello Stato in economia possa rimediare ai mali &#8211; disoccupazione, arretratezze, iniquit\u00e0 e portare il bene crescita, protezione, innovazione\u00bb. E ancora: \u00abinsana idea la politica industriale. Perci\u00f2 \u00e8 stato scritto questo libro: per indicarla a chi oggi non la riconosce; per convincere chi ancora non ci credesse; per confinarla nella sua riserva\u00bb.<\/p>\n<p>Debenedetti, oggi presidente pro-tempore dell&#8217;Ibl, ed ex senatore dell&#8217;Ulivo \u00e8 stato per 35 anni manager di aziende private: le pi\u00f9 diverse. Da quelle familiari a quelle manageriali. Il suo libro \u00e8 un impasto di esperienza privata e letture minoritarie. Ricorda la Fiat di suo fratello Carlo e la Olivetti di Adriano, la Telecom di Colaninno e quella di Tronchetti. Arriva fino alla Cassa depositi e prestiti di impronta renziana, criticandola. E indugia su citazioni classiche molto godibili, dai Promessi sposi di Manzoni all&#8217;Inferno di Dante. \u00c8 il libro di un manager letterato e liberale che conduce una battaglia isolata contro l&#8217;idea costruttivistica di uno Stato che pretende di sapere meglio di noi e del mercato cosa sia giusto per fare crescere l&#8217;economia. Non risparmia giudizi importanti anche sul ruolo della magistratura, talvolta strumento di politica economica o politico tout court. Nel caso di Telecom, Unipol-Bnl e oggi si potrebbe dire anche Ilva, l&#8217;intervento dei magistrati pu\u00f2 creare danni che non possono essere rimediati da una futura assoluzione: le cose delle imprese non ritornano mai come erano ex ante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Una delle idee ricorrenti di chi ci governa e caratterizza il pensiero diffuso di chi viene governato, \u00e8 che in Italia manchi una politica industriale. 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