{"id":1985,"date":"2016-05-24T11:44:21","date_gmt":"2016-05-24T09:44:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=1985"},"modified":"2016-05-24T11:44:21","modified_gmt":"2016-05-24T09:44:21","slug":"ubriacati-dagli-annunci-condannati-dai-numeri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2016\/05\/24\/ubriacati-dagli-annunci-condannati-dai-numeri\/","title":{"rendered":"Ubriacati dagli annunci condannati dai numeri"},"content":{"rendered":"<p><em>Da una parte ci sono gli annunci, dall&#8217;altra i fatti.<\/em><\/p>\n<p>Da una parte ci sono gli annunci, dall&#8217;altra i fatti. Un tempo la politica era talmente abile da non farsi scoprire.<br \/>\nIl gioco era semplice, quanto pericoloso: si spendeva troppo, sapendo che il conto lo avrebbero poi pagato le future generazioni. Troppo lontano nel tempo per pagarne le conseguenze: i politici italiani avevano preso in parola Keynes e la sua suggestione per la quale nel lungo periodo saremmo tutti morti. Il problema \u00e8 che le future generazioni poi sono arrivate. E siamo noi. Debito pubblico, vincoli di bilancio, tassazione da incubo sono il conto che siamo costretti ad onorare.<br \/>\nOggi gli annunci hanno dunque le gambe corte, cortissime. Il presidente del Consiglio ci ha sfidato: nessun governo, ha detto la settimana scorsa, ha tagliato le tasse pi\u00f9 del nostro. \u00c8 vero che Renzi ha sforbiciato e ha cavalcato la proposta berlusconiana di abolire l&#8217;Imu, ha ridotto l&#8217;Irap e introdotto una mini defiscalizzazione di 80 euro per alcune ben distinte categorie. Ma il record del virtuosismo fiscale proprio non gli appartiene. Ieri l&#8217;Ocse si \u00e8 messa a fare i conti su una delle questioni fiscali pi\u00f9 delicate per la crescita di un Paese e cio\u00e8 il cuneo fiscale. Si tratta della differenza tra quanto un dipendente costa al suo datore di lavoro e quanto incassa il lavoratore. Negli ultimi cinque anni le cose, alla faccia dei trionfalismi tributari, invece che migliorare sono peggiorate.<br \/>\nOvviamente conta il passato, il fardello che ci portiamo dagli ultimi vent&#8217;anni, ma proprio per questo converrebbe non fare i fenomeni. In Italia in questi cinque anni il cuneo fiscale sui dipendenti \u00e8 cresciuto infatti di 1,8 punti percentuali, arrivando al record da incubo del 49 per cento. Per di pi\u00f9 il resto d&#8217;Europa faceva meglio, tanto che la differenza con gli altri Paesi \u00e8 passata dal 12 al 13 per cento. Ci\u00f2 vuol dire che per le imprese italiane il costo del lavoro \u00e8 pi\u00f9 alto che per le loro concorrenti nei principali Paesi industrializzati e che per i nostri dipendenti il netto in busta paga \u00e8 pi\u00f9 basso di quello dei loro colleghi.<\/p>\n<p>Uno scenario da incubo in cui le famiglie incassano poco e le imprese spendono troppo per il lavoro. Una combinazione micidiale che impedirebbe anche ad un gigante di crescere adeguatamente. Questi numeri il governo Renzi li conosce bene: ubriacarci di annunci rischia di far prendere una sbornia pi\u00f9 all&#8217;oste che all&#8217;avventore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da una parte ci sono gli annunci, dall&#8217;altra i fatti. Da una parte ci sono gli annunci, dall&#8217;altra i fatti. Un tempo la politica era talmente abile da non farsi scoprire. Il gioco era semplice, quanto pericoloso: si spendeva troppo, sapendo che il conto lo avrebbero poi pagato le future generazioni. 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