{"id":2005,"date":"2016-06-28T10:58:36","date_gmt":"2016-06-28T08:58:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=2005"},"modified":"2016-06-28T10:58:36","modified_gmt":"2016-06-28T08:58:36","slug":"basta-isteria-non-e-detto-che-sia-un-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2016\/06\/28\/basta-isteria-non-e-detto-che-sia-un-male\/","title":{"rendered":"Basta isteria, non \u00e8 detto che sia un male"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00c8 chiaro piuttosto che l&#8217;Europa pi\u00f9 che dei popoli sia diventata l&#8217;Europa di un establishment, colto, preparato, visionario, ma del tutto scollegato dalla realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>I mercati finanziari hanno dato una botta, facilmente prevedibile dopo il Brexit. Motivo per cui i dirigenti della City (per una volta coccolati, da chi in genere odia in modo preconcetto la finanza) auspicavano il Remain.<br \/>\nLe conseguenze sull&#8217;economia reale, che verosimilmente ci saranno, le vedremo per\u00f2 nei prossimi anni e non \u00e8 detto siano cos\u00ec devastanti. Dipender\u00e0 dalle reazioni della politica, inglese ed europea. Coloro che oggi prevedono con certezza i \u00abfuturi disastri\u00bb economici coincidono pi\u00f9 o meno con coloro che fino a ieri notte prevedevano la vittoria del Remain.<\/p>\n<p>L&#8217;economia, e anche la finanza, procedono per sussulti, aggiustamenti, ma sono in grado di rispondere alle mutate condizioni di scenario, meglio di quanto si possa prevedere oggi a tavolino. Preoccupiamoci di Brexit, ma razionalmente, sapendo che i danni che la politica e la regolazione pu\u00f2 fare al mercato \u00e8 di gran lunga superiore agli errori che il mercato stesso (anche quello democratico dei voti) pu\u00f2 commettere.<\/p>\n<p>Dal punto di vista politico le cose sono invece molto diverse. Un tempo ci raccontavamo dell&#8217;Europa dei popoli e delle Nazioni: molto semplicemente non capiamo perch\u00e9 quando un popolo decide di abbandonarla ci si scandalizzi. Ieri, ad esempio, si \u00e8 messo l&#8217;accento sulla circostanza che il maggior consenso all&#8217;Europa sia arrivato dai giovani contro gli anziani, in larga parte, questi ultimi, per il Brexit. Come a dire: chi guarda al futuro vota Bruxelles. Figurarsi. Ma anche se fosse, che facciamo, togliamo il diritto di voto agli over65? I loro suffragi valgono forse di meno? Neanche quando gli anziani erano pi\u00f9 propensi a votare conservatore e in Italia la Dc si era assistito ad un loro svillaneggiamento come quello avvenuto ieri. Piuttosto se si deve andare a guardare la geografia del voto, si \u00e8 realizzato ci\u00f2 che una settimana fa scrivevamo proprio sul Giornale: working class contro Bruxelles e grandi citt\u00e0 ed establishment a suo favore.<\/p>\n<p>Se vogliamo veramente credere allo slogan che vuole l&#8217;Europa dei popoli, non ha senso dunque prendersela con gli inglesi. \u00c8 chiaro piuttosto che l&#8217;Europa pi\u00f9 che dei popoli sia diventata l&#8217;Europa di un establishment, colto, preparato, visionario, ma del tutto scollegato dalla realt\u00e0. Vive in cittadelle della politica europea, si forma in classi universitarie per iniziati, gode di privilegi anacronistici e si confronta al massimo con il banco dei check in degli aeroporti che frequenta.<\/p>\n<p>Basta guardare alla folle propaganda degli euroentusiasti: un impasto di minacce e frasi fatte. Ma come, un popolo, un Paese rischia di mollare la baracca e ministri e parlamentari europei fanno la voce grossa? Possibile che non si siano resi conto del rischio che stavano correndo?<\/p>\n<p>Il ministro delle Finanze tedesco, non Cappuccetto rosso, alla vigilia del voto ha minacciato l&#8217;Inghilterra del Leave di non avere nessuna possibilit\u00e0 di commerciare liberamente con il continente, ha negato lo statuto di mercato aperto di cui godono Norvegia e Svizzera. Commettendo cos\u00ec una serie di errori grossolani. Al popolo inglese le minacce tedesche, anche se commerciali, comprensibilmente non vanno gi\u00f9. Inoltre il temuto ministro si \u00e8 attribuito un potere che non ha. Con ci\u00f2 mettendo in evidenza il fatto che la baracca europea goda di un deficit democratico piuttosto pesante. Bel colpo.<\/p>\n<p>Non meglio la propaganda di casa nostra. Due giorni fa sul Foglio l&#8217;intervento del ministro dell&#8217;Economia Padoan \u00e8 stato altrettanto imbarazzante. Le soluzioni individuate dall&#8217;illustre economista? Da una parte maggior integrazione, dall&#8217;altra \u00abmettere in cima all&#8217;agenda dell&#8217;Europa il rilancio dell&#8217;economia e dell&#8217;occupazione\u00bb.<\/p>\n<p>Ricapitolando: un Paese cerca di uscire dalla Ue (e poi ci riesce), le opinioni pubbliche di mezza Europa sono disgustate dalle politiche e dalle burocrazie brussellesi votando di conseguenza e il nostro ministro parla di maggiore integrazione? Non c&#8217;\u00e8 bisogno di aver lavorato in Procter and Gamble per capire che non \u00e8 la migliore strategia di marketing per convincere gli eventuali incerti. L&#8217;accademia e la politica ci hanno raccontato per anni che l&#8217;allargamento della Ue era cosa buona e giusta, proprio contro l&#8217;idea di un&#8217;Europa di pochi ma buoni, e oggi il medesimo establishment ci parla di maggiore integrazione? Ancora pi\u00f9 ridicola tutta quella storia dell&#8217;agenda e dello sviluppo economico. Ma come parlano questi mandarini? E come ragionano? Mettere in cima oggi vuol dire che era a valle ieri? No, tanto per sapere: quali erano la cime di ieri nell&#8217;agenda di Padoan&amp;soci?<\/p>\n<p>Il Regno Unito ha fatto uno strappo, inatteso financo per gli euroscettici pi\u00f9 ottimisti. Sono ormai fatti loro. Noi dobbiamo reagire senza isterismi e semplificazioni. Gli isterismi sono di coloro che piangono il morto. Le semplificazioni sono di coloro che pensano che noi si possa fare altrettanto. Abbandonare l&#8217;euro per l&#8217;Italia (che male fece ad entrarvi) avrebbe costi ben superiori a quelli che avr\u00e0 l&#8217;Inghilterra, che della moneta unica non ha mai voluto sentir parlare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 chiaro piuttosto che l&#8217;Europa pi\u00f9 che dei popoli sia diventata l&#8217;Europa di un establishment, colto, preparato, visionario, ma del tutto scollegato dalla realt\u00e0. I mercati finanziari hanno dato una botta, facilmente prevedibile dopo il Brexit. Motivo per cui i dirigenti della City (per una volta coccolati, da chi in genere odia in modo preconcetto la finanza) auspicavano il Remain. Le conseguenze sull&#8217;economia reale, che verosimilmente ci saranno, le vedremo per\u00f2 nei prossimi anni e non \u00e8 detto siano cos\u00ec devastanti. Dipender\u00e0 dalle reazioni della politica, inglese ed europea. 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