{"id":2035,"date":"2016-08-31T18:13:17","date_gmt":"2016-08-31T16:13:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=2035"},"modified":"2016-08-31T18:13:17","modified_gmt":"2016-08-31T16:13:17","slug":"leconomia-senza-cuore-fa-i-conti-col-disastro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2016\/08\/31\/leconomia-senza-cuore-fa-i-conti-col-disastro\/","title":{"rendered":"L&#8217;economia senza cuore fa i conti col disastro"},"content":{"rendered":"<p><em>Siamo uomini liberi e complessi e anche se il Pil cresce, i disastri preferiamo combatterli.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;economia non ha sentimenti e non ha morale. \u00c8 neutra. Il mercato ragiona in termini di incentivi e di prezzi.<br \/>\nCosa comporta, quindi, una tragedia, un terremoto o una guerra, alla ricchezza di un Paese? Dipende. Il terremoto del Cile del 2010 port\u00f2 ad una crescita massiccia del Pil, della ricchezza nazionale. Al contrario, lo tsunami del 2011 in Giappone port\u00f2 ad un immediato crollo di Borsa (un sesto dell&#8217;indice Nikkei volatilizzato in poche ore) e fabbriche, dalla Canon alla Nissan, paralizzate. E dunque al Prodotto industriale in decrescita.<\/p>\n<p>Cosa succeder\u00e0 in Italia? Intanto non \u00e8 indifferente considerare le aree colpite. Una cosa \u00e8 se la tragedia riguarda zone produttive che rischiano di perdere mercati per l&#8217;agguerrita concorrenza (il sisma che ha colpito Mirandola) un&#8217;altra \u00e8 se la devastazione insiste su zone meno attive industrialmente come quelle rase al suolo nei giorni scorsi. Non vi spaventate del nostro cinismo. Stiamo spostando il piano dai sentimenti alla ragione. Ebbene, quando una zona colpita da un disastro apporta un contributo alla produzione relativamente basso, c&#8217;\u00e8 il caso che la sua ricostruzione porti dei benefici netti alla ricchezza complessiva. Insomma, il saldo \u00e8 positivo. Facciamo un esempio brutale. Se nelle periferie di Roma o di Milano ci fosse la possibilit\u00e0 di radere al suolo, con il consenso degli inquilini, un brutto palazzone pensato da qualche architetto progressista degli anni Settanta e sul medesimo terreno ricostruire un nuovo edificio, i vantaggi, non solo economici, sarebbero notevoli. Evidentemente i borghi medievali hanno un contenuto di storia, di sapori e di bellezza che non potranno essere risistemati. E per l&#8217;economia, non solo per il sentimento, ci\u00f2 ha un prezzo: che \u00e8 banalmente fatto dalla minor attrattiva turistica, e non solo, di quel sito. Si tratta di fare un saldo.<br \/>\nI disastri naturali hanno un impatto sull&#8217;economia. Ed \u00e8 inutile fare i finti tonti, come per le guerre: spesso il loro impatto sulla crescita economica \u00e8 positivo. Forse non nel breve periodo, ma gi\u00e0 nel medio si rimescolano le carte e il Pil tende a crescere.<\/p>\n<p>L&#8217;economia non ha sentimenti, ma gli uomini s\u00ec. Un disastro naturale ha un impatto sulle coscienze di tutti noi, sulla vita di chi \u00e8 stato colpito, di chi \u00e8 sopravvissuto e su coloro che si sentono in pericolo, che non \u00e8 misurato dal Pil di un Paese. \u00c8 il grande limite della macroeconomia, dei numeri applicati agli uomini, degli algoritmi che credono di prevedere i nostri gusti, di quello che Dave Eggers definisce il comunismo-informativo. Siamo uomini liberi e complessi e anche se il Pil cresce, i disastri preferiamo combatterli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Siamo uomini liberi e complessi e anche se il Pil cresce, i disastri preferiamo combatterli. L&#8217;economia non ha sentimenti e non ha morale. \u00c8 neutra. Il mercato ragiona in termini di incentivi e di prezzi. 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