{"id":2056,"date":"2017-02-02T14:30:50","date_gmt":"2017-02-02T13:30:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=2056"},"modified":"2017-02-02T14:30:50","modified_gmt":"2017-02-02T13:30:50","slug":"il-punto-di-non-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2017\/02\/02\/il-punto-di-non-ritorno\/","title":{"rendered":"Il punto di non ritorno"},"content":{"rendered":"<p><em>Purtroppo \u00e8 necessario uscire dall&#8217;euro. E saranno dolori. Doppi.<\/em><\/p>\n<p>Per anni Antonio Martino ci ha spiegato, anche sulle colonne di questo Giornale, di come la costruzione dell&#8217;euro fosse pericolosa.<br \/>\nMartino, e noi con lui, venivamo definiti euroscettici. Il pensiero unico vinse. Le tesi di Ciampi, Dini, Prodi e per finire Monti e Letta, prevalsero. Per anni anche noi euroscettici abbiamo pensato con Oa (una serie televisiva e visionaria): \u00abEsistere \u00e8 sopravvivere a scelte ingiuste\u00bb. Insomma negli anni, nonostante fossimo contrari all&#8217;euro-costruzione, abbiamo ritenuto che mollare sarebbe stato un pasticcio, costoso. Era necessario sopravvivere ad una scelta ingiusta.<\/p>\n<p>Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Purtroppo \u00e8 necessario uscire dall&#8217;euro. E saranno dolori. Doppi. I primi li abbiamo gi\u00e0 pagati quando aderimmo, i secondi li dovremmo affrontare ora. Chi vi racconta che ritornare alla lira \u00e8 una passeggiata di salute, vi sta ingannando. Ma restare inchiodati alla moneta malata \u00e8 peggio. L&#8217;Italia, \u00e8 una questione di tempo, non potr\u00e0 ripagare il suo debito pubblico. Negli ultimi quindici anni i suoi avanzi primari sono stati tra i pi\u00f9 virtuosi d&#8217;Europa. La sua economia reale, al contrario, la peggiore. Siamo in una tenaglia che ci sta stritolando. Lasciamo perdere per un attimo le responsabilit\u00e0. Oggi paghiamo 70 miliardi di interessi sul debito. Nei prossimi mesi sono destinati a crescere. E non saremo in grado di pagarli.<br \/>\nA ci\u00f2 si sommano le ragioni ante moneta unica. Non c&#8217;\u00e8 motivo al mondo, dal punto di vista tecnico, per il quale la nostra economia debba avere una moneta rivalutata e per questa ragione la nostra industria debba delocalizzare o perdere ragioni di scambio rispetto alla Baviera.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che scriviamo in queste poche righe non solo \u00e8 confortato da una ricerca di Mediobanca che pubblichiamo all&#8217;interno. \u00c8 argomento &#8211; non ideologico, ma tecnico &#8211; di mezzo mondo finanziario. Che si chiede non tanto se Italexit avverr\u00e0, ma piuttosto quando succeder\u00e0. Abbiamo due strade. La prima \u00e8 fare come coloro che non credevano a Brexit e Trump: aspettare passivi. La seconda \u00e8 studiare i modi migliori e legali per rendere la rottura pi\u00f9 indolore possibile.<\/p>\n<p>Ps. Un&#8217;alternativa esiste: ripudiare, anche in parte, il debito pubblico. Ma ci\u00f2 ci porterebbe alla totale perdita di sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Purtroppo \u00e8 necessario uscire dall&#8217;euro. E saranno dolori. Doppi. Per anni Antonio Martino ci ha spiegato, anche sulle colonne di questo Giornale, di come la costruzione dell&#8217;euro fosse pericolosa. Martino, e noi con lui, venivamo definiti euroscettici. Il pensiero unico vinse. Le tesi di Ciampi, Dini, Prodi e per finire Monti e Letta, prevalsero. Per anni anche noi euroscettici abbiamo pensato con Oa (una serie televisiva e visionaria): \u00abEsistere \u00e8 sopravvivere a scelte ingiuste\u00bb. Insomma negli anni, nonostante fossimo contrari all&#8217;euro-costruzione, abbiamo ritenuto che mollare sarebbe stato un pasticcio, costoso. Era necessario sopravvivere ad una scelta ingiusta. 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