{"id":2092,"date":"2017-03-27T18:28:39","date_gmt":"2017-03-27T16:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=2092"},"modified":"2017-03-27T18:28:39","modified_gmt":"2017-03-27T16:28:39","slug":"la-regola-dellinvidia-che-affonda-lunione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2017\/03\/27\/la-regola-dellinvidia-che-affonda-lunione\/","title":{"rendered":"La regola dell&#8217;invidia che affonda l&#8217;Unione"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 inutile girarci intorno, il sessantesimo compleanno dell&#8217;Europa comune che si festeggia oggi a Roma non vede una famiglia unita e solidale.<br \/>\nI parenti si guardano in cagnesco rinfacciandosi problemi e mancanze. Quella dell&#8217;Italia si chiama debito pubblico, moltiplicato e accumulato &#8211; questa \u00e8 una verit\u00e0 &#8211; solo per nostra colpa. Si potrebbe, e forse si dovrebbe, fare un&#8217;analisi delle responsabilit\u00e0 tra generazioni, ma non \u00e8 questo il tema. Ora per\u00f2, con il ritorno dell&#8217;inflazione e il rialzo dei tassi di interesse, rischiamo di dovere pagare oneri sulla montagna di debito che sar\u00e0 difficile pretendere dai contribuenti.<\/p>\n<p>La tenuta del debito italiano \u00e8 il grande tema che tutti gli hedge fund internazionali stanno affrontando. Il modello che alcuni di loro adottano \u00e8 quello della teoria dei giochi e del cosiddetto equilibrio di Nash (quello per intenderci che prese il Nobel nel 1994 e che ha ispirato Beautiful mind con Russell Crowe). Non vi spaventate. In fondo l&#8217;equilibrio della Beautiful mind l&#8217;aveva gi\u00e0 scoperto Italo Calvino quando scriveva: \u00abA volte nella vita non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio\u00bb.<\/p>\n<p>Andiamo pi\u00f9 a fondo. Ci sono degli economisti (sperimentali) che hanno cercato di ripetere e falsificare in laboratorio le proprie teorie. Insomma cercano attraverso degli esperimenti umani di capire se le proprie intuizioni hanno fondamento. Uno di questi esperimenti pi\u00f9 riusciti si chiama Ultimatum game. \u00c8 semplice. Immaginatevi di trovarvi un parco pubblico. Si avvicina a voi un benefattore, il quale vuole regalarvi cento euro, a una sola condizione. Quella cio\u00e8 di trovare un altro fortunato con cui condividere l&#8217;inatteso regalo e che abbia voglia di accettare la sua parte. Il primo giocatore deve decidere quanto dei cento euro vuole assegnare al secondo giocatore. Quest&#8217;ultimo ha per\u00f2 la facolt\u00e0 di fare andare a monte tutto il cucuzzaro, se non soddisfatto della sua quota parte. Insomma se il secondo giocatore non accetta la sua fetta dei cento euro, anche il primo non pu\u00f2 ricevere il dono.<br \/>\nTutto qua. Ebbene, l&#8217;esperimento nel caso in cui il primo giocatore attribuisca al secondo la met\u00e0 dell&#8217;inatteso dono e cio\u00e8 50 euro, finisce sempre bene. Il benefattore tira fuori i soldi e i giocatori vanno a mangiarsi una pizza e si bruciano il tesoretto a poker. Ma cosa succede quando il primo giocatore decide di tenersi per s\u00e9 una fetta superiore della ricompensa: magari 70 euro, cos\u00ec da riservare al suo occasionale compagno i restanti 30 euro? Le cose cambiano: e l&#8217;affare non si fa. L&#8217;equilibrio di Nash e cio\u00e8 il fatto che nella vita a volte non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio, viene apparentemente smentito.<\/p>\n<p>Si inserisce infatti una valutazione etica: il secondo giocatore non accetta i 30 euro, perch\u00e9 il primo ne ottiene settanta. Nonostante questi denari non siano frutto di uno sforzo, non siano la ricompensa di un lavoro effettuato, il secondo non accetta il suo inferiore compenso perch\u00e9 non trova giusto che il primo prenda pi\u00f9 di lui. Questo test di laboratorio certifica, a seconda dei punti di vista, il grande senso di giustizia che anima gli esseri umani o pi\u00f9 verosimilmente il forte peso dell&#8217;invidia. \u00c8 vero infatti che il benefattore mi ha dato meno del primo giocatore, ma \u00e8 pur sempre vero che me ne sarei tornato a casa con trenta euro piovuti dal cielo, invece che con zero.<\/p>\n<p>Cosa c&#8217;entri tutto ci\u00f2 con il nostro debito pubblico \u00e8 facile da spiegare. La Germania e i paesi nordici, compreso il ministro delle finanze olandese e presidente dell&#8217;Eurogruppo che ritiene gli italiani beoni e donnaioli, prima con la Grecia e prossimamente con l&#8217;Italia rischiano di adottare politiche economiche (o meglio farle adottare all&#8217;Ue) non sulla scorta di una fredda analisi economica e di convenienza relativa, ma vittime dell&#8217;Ultimatum game. Non \u00e8 giusto che i greci non paghino interamente il loro debito, non \u00e8 giusto fare uno sconto su quello italiano. Certo che s\u00ec. Ma non accettare questa ingiustizia, quanto pu\u00f2 costare ai paesi virtuosi dell&#8217;Eurogruppo? In buona sostanza un decisore politico ed economico quando procede con le sue scelte dovrebbe sempre considerare il gioco dell&#8217;economia sperimentale, per frenare i suoi comprensibili istinti, a favore di una scelta pi\u00f9 conveniente per se stesso e per chi rappresenta. Le molte proposte (il primo fu Giulio Tremonti) di dare una dimensione europea alle emissioni di titoli di Stato nazionali hanno un certo contenuto di ingiustizia (una sorta di socializzazione europea dei bagordi passati del fianco sud dell&#8217;Europa), ma rischiano di tenere insieme un sistema, quello dell&#8217;euro, che altrimenti crollerebbe. E nessuno guadagnerebbe pi\u00f9 un euro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 inutile girarci intorno, il sessantesimo compleanno dell&#8217;Europa comune che si festeggia oggi a Roma non vede una famiglia unita e solidale. I parenti si guardano in cagnesco rinfacciandosi problemi e mancanze. Quella dell&#8217;Italia si chiama debito pubblico, moltiplicato e accumulato &#8211; questa \u00e8 una verit\u00e0 &#8211; solo per nostra colpa. Si potrebbe, e forse si dovrebbe, fare un&#8217;analisi delle responsabilit\u00e0 tra generazioni, ma non \u00e8 questo il tema. Ora per\u00f2, con il ritorno dell&#8217;inflazione e il rialzo dei tassi di interesse, rischiamo di dovere pagare oneri sulla montagna di debito che sar\u00e0 difficile pretendere dai contribuenti. 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