{"id":329,"date":"2011-05-14T10:12:21","date_gmt":"2011-05-14T08:12:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=329"},"modified":"2011-05-14T10:12:21","modified_gmt":"2011-05-14T08:12:21","slug":"dolcegabbanaagenzia-delle-entrate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2011\/05\/14\/dolcegabbanaagenzia-delle-entrate\/","title":{"rendered":"Dolce&amp;Gabbana&amp;Agenzia delle entrate"},"content":{"rendered":"<p>[photopress:dolce.jpg,thumb,pp_image]L&#8217;amore litiga\u00adrello ha ri\u00adschiato di giocare un brutto scherzo a Stefano Gabbana e Domeni\u00adco Dolce. La storia parte un bel po\u2019 di an\u00adni fa, e riguarda tasse, Agenzia delle entra\u00adte, un\u2019accusa di truffa,la procura di Mila\u00adno, e la spartizione dell\u2019impero della mo\u00adda. E, come tra poco vedremo, una sen\u00adtenza che d\u00e0 un colpo secco alla pretese dell\u2019Agenzia delle entrate e ad un certo modo di impostare l\u2019accusa. Ma andiamo per ordine. D&amp;G in quindi\u00adci anni si sono trasformati da sarti di gu\u00adsto in businessmen a capo di una multi\u00adnazionale che fattura 1,4 miliardi di eu\u00adro, ha pi\u00f9 di 130 punti vendita in giro per il mondo e 3.500 dipendenti.<\/p>\n<p>Si dice che le grandi invenzioni tecnologiche ameri\u00adcane siano nate in epici garage; in Italia imprese di pari successo e notoriet\u00e0 mondiale nascono invece in botteghe ar\u00adtigiane. Difficile pensare a notai, com\u00admercialisti e consulenti l\u00ec presenti all\u2019at\u00adto della fondazione. Ecco perch\u00e9 il teso\u00adro pi\u00f9 prezioso della ditta era rimasto in casa. Il diritto di usare i marchi era infat\u00adti fino al 2003 legalmente detenuto in modo indiviso da Stefano e Domenico. Le loro societ\u00e0 producevano, licenziava\u00adno, investivano: ma il petrolio restava di\u00adrettamente in mano loro. Brutto affare per banche e fornitori che vedevano \u00abl\u2019asset pi\u00f9 importante su cui si svilup\u00adpava l\u2019intera attivit\u00e0 al di fuori dell\u2019azien\u00adda, nell\u2019assoluta disponibilit\u00e0 di perso\u00adne fisiche\u00bb con il rischio di vedere para\u00adlizzato il gruppo in caso di bisticcio tra i due.<\/p>\n<p>Dolce e Gabbana pensano bene di risolvere la questione e una volta per tut\u00adte stabilire i pesi esatti in azienda. E lo fanno trovandoci la loro bella conve\u00adnienza fiscale. Cedono infatti per 360 mi\u00adlioni la propriet\u00e0 dei loro marchi ad una societ\u00e0 lussemburghese, sempre da lo\u00adro controllata. La ratio \u00e8 banale: si sot\u00adtrae alla loro personale disponibilit\u00e0 e umore la titolarit\u00e0 di D&amp;G. La scatoletta lussemburghese \u00abaffitta\u00bb poi l\u2019utilizzo dei marchi alle societ\u00e0 produttive che pagano delle royalties (tassate molto favore\u00advolmente in Lussemburgo). In pi\u00f9 raggiungono un accordo per \u00abspar\u00adtirsi l\u2019impero\u00bb: a Gabbana il 40 per cento del gruppo, a Dolce un altro 40 e il restante alla famiglia sempre di Dolce. La \u00abD\u00bb in azienda diventa un po\u2019 pi\u00f9 maiuscola della \u00abG\u00bb. Tutto pulito, ma tutto fiscalmen\u00adte molto conveniente.<\/p>\n<p>Troppo se\u00adcondo Guardia di finanza e Agen\u00adzia delle entrate che non solo de\u00adnunciano i due, ma li accusano di truffa. La vicenda arriva per competen\u00adza al dipartimento della Procura guidato da Francesco Greco. Il pm star dei reati finanziari naturalmen\u00adte imbastisce un processo ( l\u2019accusa finisce operativamente in mano a Laura Pedio) coi fiocchi: i due stili\u00adsti ( assistiti dall\u2019avvocato Dinoia)ri\u00adschiano grosso, non solo in quattri\u00adni, ma anche in galera. Con la truffa non si scherza. Come si \u00e8 letto il gup, Simone Luerti, per\u00f2 libera tut\u00adti, senza molte esitazioni e con una sentenza esemplare. La storia D&amp;G dal punto di vista giudiziario ha un peso non indiffe\u00adrente per due motivi principali. Tut\u00adti contenuti e scritti molto chiara\u00admente nella sentenza di assoluzio\u00adne.<br \/>\n1. La questione \u00e8 molto tecnica e riguarda il cosiddetto abuso di dirit\u00adto. Per farla semplice il giudice po\u00adtrebbe punire, pur in assenza di vio\u00adlazione di una singola norma, un comportamento volto solo a creare un\u2019agevolazione fiscale senza alcu\u00adna ratio imprenditoriale. Roba mol\u00adto scivolosa in uno Stato di diritto. Ebbene Luerti smonta pezzo per pezzo la costruzione fatta dall\u2019accu\u00adsa e considera lecito il comporta\u00admento dei due stilisti nel trovare il beneficio fiscale. A leggere la sen\u00adtenza, soprattutto su questo punto, si ha l\u2019impressione che il giudice ab\u00adbia tenuto in grande considerazio\u00adne la libert\u00e0 di impresa, la sua auto\u00adnoma volont\u00e0 di organizzarsi come meglio crede. Per una volta, una sentenza pro market.<br \/>\n2. Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 intrigante \u00e8 il passaggio che riguarda l\u2019Agenzia delle entrate. E qui Luerti, nei modi felpati di un magistrato, va gi\u00f9 duris\u00adsimo. A D&amp;G il pm contesta,tra l\u2019al\u00adtro, il prezzo a cui hanno venduto i marchi ad una societ\u00e0 da loro con\u00adtrollata in Lussemburgo: troppo basso. A maggior ragione, sostiene l\u2019accusa, per il fatto che venditore e compratore erano parti correlate (banalmente erano infatti le stesse: un privato che vende ad una socie\u00adt\u00e0 che \u00e8 controllata dal medesimo privato). E qui viene il bello. Il giudi\u00adce nella sentenza li assolve e scrive: \u00abVi \u00e8 un\u2019inammissibile doppia mi\u00adsura che ha attraversato tutto il di\u00adbattito \u00bb.<\/p>\n<p>Seguite bene: \u00abIl prezzo di cessione fissato in regime di libert\u00e0 contrattuale \u00e8 sospetto, fittizio, abu\u00adsivo perch\u00e9 i contraenti sarebbero parti correlate,mentre la stima del\u00adl\u2019Agenzia delle entrate che \u00e8 c\u00adontro\u00adparte direttamente interessata e co\u00adstituita parte civile proprio per recu\u00adperare la tassazione sul maggiore valore esprime una certezza degna del processo penale. Non \u00e8 un mo\u00addo\u00addi ragionare che pu\u00f2 essere con\u00addiviso \u00bb. Il concetto di Luerti \u00e8 chia\u00adro. Come fa il pm a fondare la sua accusa su numeri forniti dall\u2019Agen\u00adzia delle entrate, che \u00e8 legittima\u00admente interessata a recuperare quanti pi\u00f9 soldi possibile?L\u2019interes\u00adse dell\u2019Agenzia delle entrate \u00e8 quel\u00adlo di una parte in campo, non di un arbitro. L\u2019accusa,banalizzando,so\u00adstiene che D&amp;G sono in \u00abconflitto di interessi\u00bb, ma utilizza per i suoi scopi un\u2019Agenzia che lo \u00e8 altrettan\u00adto. Bum. Mica male, soprattutto in una Procura che ha stretti, strettissi\u00admi legami con l\u2019Agenzia. Ps. A proposito di Procura di Mila\u00adno, movimenti in corso. Arriva Nun\u00adzia Gatto come aggiunto, risolven\u00addo cos\u00ec la querelle che si era aperta con l\u2019altro aggiunto (in grande spol\u00advero) Alfredo Robledo.<\/p>\n<p>Giovanni Salvi dovrebbe invece sostituire al\u00adl\u2019antiterrorismo Armando Spataro, al quale per\u00f2 Bruti Liberati vorreb\u00adbe, per la sua esperienza, trovare il modo di affidare un qualche ufficio di coordinamento. Francesco Gre\u00adco agli amici racconta ( ma nessuno gli crede) che vorrebbe andarsene in pensione. Il tam tam della Procu\u00adra \u00e8 invece convinto che Greco con il pm romano Ielo (spesso a Mila\u00adno), abbia invece messo le mani su un filone importante dell\u2019inchiesta Finmeccanica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>[photopress:dolce.jpg,thumb,pp_image]L&#8217;amore litiga\u00adrello ha ri\u00adschiato di giocare un brutto scherzo a Stefano Gabbana e Domeni\u00adco Dolce. 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